Debito record, calano le entrate fiscali

12/02/2003

        12 febbraio 2003

        Debito record, calano le entrate fiscali
        Per il commissario europeo Solbes la situazione italiana «è preoccupante». Nuovo tonfo dei Bot

        Roberto Rossi

        MILANO Neanche un mese fa il ministro dell’Economia Giulio Tremonti,
        in un’intervista fiume al Tg5, aveva rassicurato: «Gli italiani non devono
        temere di attendersi la solita stangata di primavera. A gennaio verrà fuori che il debito pubblico italiano sul 2002 è sceso». Siamo a febbraio e i dati – contenuti nel Bollettino Statistico redatto da Bankitalia – ci dicono un’altra verità.
        Ci dicono che il debito delle amministrazioni pubbliche a novembre
        ha toccato un nuovo record.
        Per la prima volta è salito oltre i 1.400 miliardi di euro in crescita del 4,25% rispetto allo stesso mese del 2001. Ma non solo. Nel documento scritto dalla Banca d’Italia è anche scritto che lo Stato ha incassato nel 2002 l’1,4% in meno di tributi. Si è passati da quota 330.753 milioni nel 2001 ai 326.155 dell’anno scorso. E questo nonostante un dicembre speso a inventarsi entrate straordinarie che hanno sollevato un poco il gettito (66.764 milioni a fronte dei 58.396 milioni del dicembre 2001).
        Il debito pubblico ha così inanellato il terzo record consecutivo, nella sua consistenza assoluta: è passato dal primato di settembre (1.387.484 milioni), a quello di ottobre (1.395.896 milioni) per giungere poi alla soglia di 1.400.000 milioni a novembre. Il valore da primato assoluto è stato raggiunto con due
        diversi «record» interni: il debito delle amministrazioni centrali, salito di oltre il 4% (1.359,8 miliardi), e il debito delle amministrazioni locali che ha toccato il suo punto più alto a 43,8 miliardi (+10,81%). L’aumento del valore assoluto
        del debito non era certo atteso. In parte si potrebbe giustificarlo con lo slittamento dei tempi della cartolarizzazione degli immobili, in programma per novembre e poi realizzata i primi giorni di dicembre.
        Una crescita che alza il livello di allarme sul nostro Paese, come ha fatto notare Pedro Solbes. Il commissario europeo all’Economia e agli Affari monetari ha detto, infatti, che alcuni paesi europei hanno registrato «sviluppi preoccupanti»
        sul fronte del debito pubblico. Tra questi Italia e Grecia sollevano le maggiori perplessità. E questo nonostante i tentativi, fatti sempre a dicembre dal governo,
        per centrare l’obiettivo che l’Italia aveva proposto ai fini europei come il concambio di vecchi titoli di Stato con bassi rendimenti e lunghe scadenze, sottoscritti dalla Banca d’Italia.
        E in materia di record negativi e Tesoro ieri è stata un’altra giornata pessima per i risparmiatori. I rendimenti dei BoT sono rimasti inchiodati sui minimi assoluti mentre i Ctz biennali hanno fatto peggio dell’asta precedente, scendendo ad un
        rendimento lordo del 2,45%. In pratica i rendimenti netti hanno sfondato la soglia del 2% (1,80% circa), ben al di sotto del costo della vita attuale.
        I Buoni ordinari del Tesoro annuali hanno confermato il record assoluto segnato solo un mese fa. Il rendimento lordo semplice si è attestato al 2,418%, solo un millesimo in più del 2,417% del 10 gennaio scorso. E dire che sul mercato erano
        stati posti un buon numero di pezzi, 7,5 miliardi, ma la richiesta è stata superiore (oltre 10,7 miliardi). Solo un anno fa lo stesso titolo rendeva circa un punto in più, il 3,519% e solo 26 mesi fa aveva toccato il massimo degli ultimi anni al 5,135%.
        I titoli annuali, così, garantiscono ora un rendimento più basso dei trimestrali con una sorta di inversione della tradizionale curva dei rendimenti.
        I BoT a tre mesi, anche se hanno segnato un’ulteriore riduzione, non sono comunque riusciti a rompere la soglia minima assoluta. Il loro rendimento semplice è sceso al 2,516%, quello complesso al 2.540%.
        Si tratta del secondo peggior rendimento di tutti i tempi, lontano solo 10 centesimi dal record assoluto. Per trovare un livello più basso bisogna risalire al primato del
        10 settembre del 1999, quando il rendimento si fermò al 2,45 per cento.