Debito pubblico, nuovo record Le entrate continuano a calare

15/06/2010

Il debito pubblico e le entrate fiscali di un Paese sono due variabili estremamente collegate. In tempi di vacche grasse spesso non ci si fa caso, ma quando le cose vanno male, ed è purtroppo la stretta attualità, allora la dipendenza del primo dalle seconde appare in tutta la sua evidenza. Ed a rinfrescare a tutti la memoria ci ha pensato ieri la Banca d’Italia, con una serie di dati che si possono definire in molti modi, ma non certo tranquillizzanti. Il debito pubblico italiano ha segnato infatti l’ennesimo record in valore assoluto, dopo quello registrato lo scorso ottobre, e si è attestato, nel mese di aprile, all’astronomica cifra di 1.812,790 miliardi di euro. Dall’altra parte, appunto, c’è il segno meno delle entrate fiscali, che da gennaio ad aprile hanno registrato un calo dell’1,8%. Brutta storia, anche perché stavolta non c’è stato nemmeno un significativo “controcanto” statistico da parte del ministero dell’Economia. Quest’ultimo, che misura le entrate per competenza (mentre la Banca d’Italia le calcola per cassa), ha sì ridimensionato la flessione del gettito,ma ha dovuto certificare a sua volta una diminuzione dell’1,2%. E non suona granché consolatoria la precisazione delle Finanze, nella quale si evidenzia che «il calo delle entrate rallenta» rispetto ai primissimi mesi del 2010.
Tornando al debito, ha dunque toccato in livello assoluto un valore mai raggiunto, anche se lo stock di indebitamento di per sé non ha rilievo ai fini del Patto di Stabilità europeo, che considera invece il debito in rapporto al prodotto interno lordo. Le associazioni dei consumatori hanno subito calcolato il “fardello” che teoricamente pesa su ogni italiano: «30.200 euro sulle spalle di ognuno dei 60 milioni di residenti, e 82.400 sulle spalle di ogni famiglia», sottolineano l’Adusbef e la Federconsumatori. I MINISTRI TRANQUILLI Anche in questa occasione il governo ha cercato di minimizzare. «Quello che conta non è il debito ma la sua sostenibilità», ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Come al solito funambolico il ministro per la Funzione pubblica, Renato Brunetta: «Non preoccupa, è un dato inerziale – ha dichiarato -. L’indicatore da tenere sotto controllo è il deficit, e bisogna tornare a fare avanzo primario, ma è a questo che serve la manovra». Maalle parole dell’esecutivo fanno da contraltare i numeri diffusi da Via Nazionale. Ad esempio, il “rosso” delle entrate è una tendenza che dura ormai dall’inizio dell’anno. Infatti, dai dati di Bankitalia emerge che il calo è stato di2miliardi di euro rispetto al corrispondente periodo del 2009 (-1,8%), per un gettito complessivo di 104,7 miliardi di euro. Qualche segnale positivo, semmai, arriva dall’Iva, considerata l’imposta più “vicina” al ciclo economico, il cui gettito ha segnato un aumento del 2,1%. Sull’altro fronte vanno invece male le ritenute sui premi delle imprese, che riflettono il permanere della crisi nel mondo della produzione nazionale.