«Debito e previdenza mine vaganti».

26/01/2001

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Venerdì 26 Gennaio 2001
italia – politica
—pag—8

La Corte dei conti bacchetta il Governo: ha rinunciato al rigore finanziario.

Sotto accusa anche la spesa regionale per la sanità «Debito e previdenza mine vaganti».
Apicella: in pensione a 67 anni Diminuito del 21% il contenzioso arretrato.
Monito sul federalismo

ROMA Il triangolo del pericolo per i conti pubblici è sempre quello: il debito, e ci vorrebbe un piano d’ammortamento triennale; la previdenza, e varrebbe la pena elevare a 67 anni per gli uomini l’età pensionabile; la spesa sanitaria, che non si riesce proprio a frenare. Il Procuratore generale presso la Corte dei conti, Vincenzo Apicella, non ha dubbi: sono vere e proprie «mine vaganti». E la stessa ricetta scelta con la Finanziaria 2001, aggiunge, per quanto lo riguarda non ha mostrato le virtù della buona massaia risparmiosa: «Hanno scelto la strada più popolare di ridurre le tasse anziché quella più rigorosa di ridurre il debito pubblico».

Nuovo millennio, vecchi allarmi. Nell’inaugurare ieri l’apertura dell’anno giudiziario con il parterre di rango istituzionale che la cerimonia impone, la magistratura contabile ha rispolverato tutti i suoi timori sulle grandi emergenze che continuano a incombere sulla finanza pubblica. E nel rilanciare i danni erariali causati da sprechi e mala amministrazione in genere — dagli appalti alla sanità, dalle frodi comunitarie alla gestione del patrimonio — Apicella non ha rinunciato a mettere in guardia da un federalismo che spezzi la Repubblica «una e indivisibile»: ben vengano l’autonomia e il federalismo, ha detto, ma attenzione a non snaturare i sacri principi costituzionali dello Stato unitario.

Sì al più ampio decentramento amministrativo, ha aggiunto il Pg, ma entro un quadro che combini in un solo affresco istituzioni locali, regionali e centrali. Tanto meno poi si dia fiato alla creazione di organi di controllo della gestione della cosa pubblica «separati e indipendenti», non collegati a un organo centrale con funzioni di indirizzo e coordinamento, ha sottolineato il Pg riferendosi non solo implicitamente anche a tentazioni emergenti di creare sezioni regionali "separate" della Corte dei conti.

Le «mine vaganti». A ciascuna delle tre «emergenze» per i conti pubblici, Apicella ha dedicato parole a parte. Per la Sanità, l’allarme sta in qualche modo in una spesa che non si riesce a frenare: «Le Regioni annualmente fanno un piano di spesa che regolarmente viene disatteso». Ci può essere anche il dolo, certo. Ma il problema è quello della cattiva gestione delle risorse, degli sprechi e dell’incuria. E certo è lodevole il tentativo in atto di imbrigliare la spesa: «Certo è un pò difficile — ha frenato — ma lo stato non può trovarsi a fine anno a fare i conti con somme non preventivate».

Poi le pensioni, per le quali ha suggerito una ricetta («so di essere impopolare») per evitare i pensionamenti «troppo anticipati»: «Io non aggancerei la pensione agli anni di contribuzione ma all’età: 60 anni per le signore e 67 per gli uomini». E quanto al debito pubblico — che aumenta in valori assoluti anche se diminuisce rispetto al Pil — non è mancata un’indicazione: «Potrebbe essere smaltito con un piano di ammortamento in 30 anni». Per Apicella, insomma, va imboccata la strada maestra delle formichine. Che, ha precisato, non è quella seguita con la Finanziaria 2001.

Sprechi e danni erariali. Materia contrattuale e fiscale, gestioni fuori bilancio (esempio: la «missione Arcobaleno»), sanità, gestione del demanio, del patrimonio e del personale: in questi settori, stando al polso che ne hanno le Procure generali presso la Corte dei conti, continuano ad annidarsi i fenomeni più preoccupanti di danno erariale. Anche con fenomeni emergenti con forza: le frodi comunitarie. Un fenomeno davanti al quale diventa urgente creare rapidamente un Pm europeo.

Significativa è del resto la consistenza delle somme recuperate dalla Corte dei conti in seguito a sentenze di condanna per danni erariali: 181,6 mld nel corso del 2000. Con una crescita del 39% rispetto all’anno precedente (111,5 mld), con il Lazio leader (119 mld).

L’arretrato pensionistico. Storico fardello per la Corte dei conti, l’arretrato pensionistico porta invece apparenti buone notizie: i giudizi in sospeso sono diminuiti di quasi il 21%. Sono però sempre una marea, anche a causa di sottodotazioni di personale: 187mila alla fine del 2000.

La speranza è di poterlo aggredire con un preciso piano d’azione e di portarlo a livelli pressoché fisiologici nel 2005. Una speranza, appunto.

—firma—Roberto Turno