De Tilla: professioni da «unire»

27/09/2002


            27 settembre 2002



            NORME E TRIBUTI
            De Tilla: professioni da «unire»


            SORRENTO – Una «casa» delle professioni, dove far confluire Ordini, casse e sindacati «in grado di costituire un forte soggetto di rappresentanza» al pari delle parti sociali tradizionalmente riconosciute. È la proposta che Maurizio De Tilla, presidente della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, ha lanciato ieri nella prima giornata dell’ottava conferenza dedicata a «L’avvocatura e la previdenza forense nello sviluppo economico del Paese». La proposta è giustificata, ha sottolineato De Tilla, anche dal fatto che gli enti privatizzati di previdenza hanno ormai dimostrato di essere strutture senza dubbio valide, anche se migliorabili. Sebbene a livello governativo viene sottolineata la necessità di definire dei limiti: «Il Governo – ha detto il sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla – vuole interferire il meno possibile nelle casse privatizzate», ma «bisogna tenere conto che si può arrivare a un numero massimo sostenibile dal sistema Paese. Ad esempio si possono avere 100mila ingegneri o architetti e non di più. Queste popolazioni chiuse hanno un grosso handicap, dal momento che invecchiano e il rapporto tra contribuenti attivi su passivi è destinato matematicamente a peggiorare». Ma i problemi, soprattutto per le professioni forensi, non riguardano solo il tema previdenziale. Anche la formazione rappresenta uno snodo importante, su cui il sottosegretario all’Istruzione Maria Grazia Siliquini boccia il modello del «3+2» nelle Università. «Per il settore giuridico – ha sostenuto Siliquini – non si è tenuto conto della necessaria unitarietà didattica, di un percorso formativo come quello attualmente adottato per il corso di laurea specialistica a ciclo unico di Medicina». Il sottosegretario ha anche sottolineato che «la riforma delle libere professioni non è stata da noi accantonata e gli impegni elettorali assunti nei confronti dei professionisti non sono stati dimenticati». Siliquini ha infatti segnalato che è all’esame della commissione Giustizia del Senato un Ddl (As 691) che ha come capisaldi «il mantenimento della distinzione tra attività di impresa e attività professionale» e «la qualifica degli ordini come enti pubblici non economici». La conferenza della Cassa forense prosegue oggi per concludersi domani.