De Sole: «Sì a un’Opa su Gucci»

23/03/2001

Il Sole 24 ORE.com

    Il presidente del gruppo fiorentino indica la strada per chiudere lo scontro tra Lvmh e Ppr che si trascina da due anni

    De Sole: «Sì a un’Opa su Gucci»
    «Il prezzo dovrà essere adeguato» – Nel futuro ancora shopping di talenti e griffe – «Valentino è una bella azienda»
    Cesare Peruzzi
    FIRENZE. «Un’Offerta pubblica di acquisto sul 100% di Gucci, purché a prezzo equo, avrebbe l’appoggio del management della società». Domenico De Sole, presidente e amministratore delegato del gruppo fiorentino, indica la strada per arrivare a un’accordo tra i due maggiori azionisti della griffe, i colossi francesi Ppr (con il 42%) e Lvmh (con il 20%). «Spero che nel corso del 2001 la questione possa risolversi», confessa De Sole, che in questa intervista commenta gli ottimi risultati dell’esercizio chiuso il 31 gennaio, presentati ieri ad Amsterdam (vedere servizio a parte), conferma l’interesse per nuove acquisizioni e l’apprezzamento per la maison Valentino.
    Ci sarà l’Opa di Ppr sul capitale di Gucci?
    È una decisione che spetta agli azionisti. Quello che posso dire è che il management della società valuterebbe con favore un’Offerta congrua sulla totalità del capitale di Gucci. Aggiungo che, a livello personale, auspico una soluzione positiva di tutta la vicenda, magari già nel corso di quest’anno.
    Quale sarebbe un prezzo equo?
    Lo so, ma non lo dico. Per fare certe valutazioni, ci sono le grandi banche d’affari.
    Si è riaperto un dialogo tra Ppr e Lvmh?
    Non sono al corrente di tavoli di trattativa, ma queste sono cose che riguardano direttamente Ppr e Lvmh. Credo però che sia ancora tutto fermo. Il management di Gucci è comunque molto tranquillo, anche perché l’indagine sull’aumento di capitale attraverso il quale nel ’99 Ppr entrò nell’azionariato della società, richiesta dal tribunale di Amsterdam, riguarda soltanto aspetti legali e non di gestione. Sfido chiunque, del resto, a negare gli straordinari risultati messi a segno in questi anni, compreso l’ultimo esercizio che a livello di gruppo registra più di 2,2 miliardi di dollari di ricavi e circa 336,7 milioni di dollari di utile netto.
    L’utile netto per azione diluito è però sceso dai 3,48 dollari del ’99 a 3,31…
    Si tratta di una performance superiore ai 3,10 dollari stimati a livello di previsione. La leggera flessione è l’inevitabile prezzo pagato per la crescita e, soprattutto, per aver realizzato un gruppo multi-brand. Dirò di più: in un anno siamo diventati il miglior gruppo multi-brand sul mercato, con livelli di profittabilità che in Italia nessuno si sogna, e con una forza straordinaria del marchio Gucci, che nel 2000 ha incrementato le vendite del 26% e addirittura del 39% il risultato operativo.
    Come procede l’integrazione di Yves Saint Laurent?
    Siamo a buon punto. Abbiamo rifatto i negozi, riorganizzato la produzione, chiuso due dei tre stabilimenti, dimezzato il personale, trasferito tutte le lavorazioni di pelletteria nel distretto fiorentino, che ha le maestranze e la tradizione industriale e artigiana migliori del mondo. La maison francese non aveva capo né coda e oggi è un’azienda dinamica, che ha ridotto le licenze da 60 a meno di dieci e che quest’anno passerà da 20 a 40 negozi, con un investimento di circa 20 milioni di dollari e l’obiettivo di arrivare a 60 punti vendita diretti nel 2002.
    Quando si concluderà il risanamento di Ysl?
    Nella seconda parte del prossimo esercizio.
    Lo shopping andrà avanti?
    Sì, ma senza fretta. La cultura di Gucci è industriale e non finanziaria: comprare per comprare non rientra nella nostra strategia, anche se naturalmente ci guardiamo intorno per individuare brand interessanti.
    Come Valentino?
    Un’ottima azienda e una grande griffe. Non aggiungo altro, però.
    Proseguirà anche la campagna acquisti di giovani talenti?
    Le risorse umane rappresentano l’asset più importante di Gucci, che è una public company e tratta bene i propri manager. La polemica sulle stock option mie e di Tom Ford, sollevata da Lvmh per metterci in difficoltà, ha finito per favorirci perchè vogliono tutti venire a lavorare con noi.
    I problemi dell’economia Giapponese e il rallentamento di quella americana la preoccupano?
    In linea generale sì, anche se Gucci ha iniziato il 2001 con riusultati formidabili in Giappone e lo stato di salute dell’economia Usa è migliore di quanto sembri. Il business in Europa, poi, va bene. E allora mi dichiaro cautamente ottimista per il mercato e molto ottimista per Gucci.
    Venerdì 23 Marzo 2001
 
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