De Sole e Ford abbandonano Gucci

05/11/2003



      Mercoledí 05 Novembre 2003

      FINANZA E MERCATI


      De Sole e Ford abbandonano Gucci

      Finanza & moda – Dimissioni a sorpresa del presidente e del direttore creativo per divergenze sul futuro della società

      CESARE PERUZZI


      FIRENZE – Per il mondo della finanza legato alla moda è una mezza rivoluzione. Domenico De Sole e Tom Ford, rispettivamente presidente-amministratore delegato e direttore creativo di Gucci , lasciano il gruppo fiorentino. L’annuncio, fatto ieri con una nota della società, è arrivato come un fulmine a ciel sereno: le trattative in corso con Ppr , maggior azionista di Gucci (67,5%), per rinnovare il rapporto di lavoro alla coppia più blasonata del lusso mondiale andavano avanti da tempo, forse troppo, ma pochi avrebbero scommesso sull’uscita di scena di De Sole e Ford. Il manager e lo stilista hanno invece deciso di andarsene alla scadenza naturale del contratto che li lega alla griffe della «doppia G», e cioè aprile 2004, perchè «non è stato possibile raggiungere un accordo soddisfacente per tutti». Nella vicenda, i soldi hanno avuto un ruolo marginale. A far naufragare l’ipotesi d’intesa è stato il futuro gestionale del gruppo, e cioè il grado di autonomia che l’ormai quasi ex public company fiorentina avrebbe avuto. «Gucci diventerà un’azienda privata? È tecnicamente possibile, ma certo non auspicabile», ha detto De Sole rispondendo a una domanda nel corso della conference call di ieri pomeriggio con la comunità finanziaria. Sul terreno degli assetti societari, infatti, la strada sembra segnata: Ppr è impegnata a lanciare un’opa sul 100% del capitale di Gucci al prezzo di 85,52 dollari per azione a marzo 2004, e il titolo ieri è sceso sulla piazza di Amsterdam a 73,65 euro (-2,06%), con una flessione per altro inferiore a quella registrata a Parigi da Ppr (-4,80%), penalizzata proprio dalla prospettiva di dover impegnare ancora mezzi finanziari importanti nell’affare Gucci, per di più senza poter contare in prospettiva sul lavoro di De Sole e Ford. E senza al momento conoscere chi li sostituirà. L’addio si preannuncia comunque fair: nessuna porta sbattuta, grandi dichiarazioni di stima e di fiducia reciproca, oltre che sulle prospettive di crescita dell’azienda, che ha chiuso il primo semestre dell’anno con 1.150,7 milioni di ricavi (-2,9%) e 32,5 milioni di utile operativo (-71,3%), facendo registrare segnali di sensibile ripresa soprattutto da agosto in poi, con particolare riferimento al mercato asiatico e a quello americano. «Resteremo al nostro posto fino al 30 aprile – sottolineano De Sole e Ford – in modo da assicurare il successo delle prossime collezioni e un agevole passaggio delle consegne». Dove andranno dopo? «Ancora non lo sappiamo», è la risposta di entrambi. Negli ambienti della moda le ipotesi si sprecano. La più gettonata individuerebbe nel gruppo Versace il prossimo approdo dei due manager di Gucci, ma è stata subito smentita dai diretti interessati. «Non abbiamo alcun progetto concorrenziale alle attività di Gucci, ma neppure esistono accordi che lo impediscano: la schiavitù del resto è stata abolita», aggiungono scherzando De Sole e Ford. Su questo fronte i giochi si svilupperanno nei prossimi mesi, anche perché la sensazione è che sia il manager sia lo stilista avessero creduto davvero di poter restare in sella. La loro uscita, oltre a preoccupare gli investitori (che comunque si sentono ancora garantiti dal put a 85,52 dollari, che si somma ai 15 già distribuiti agli azionisti a ottobre), ha messo in allarme i sindacati. «C’è il timore che finisca anche uno stile nei rapporti industriali», dice Adriano Fratini, segretario generale della Cisl di Firenze. Sostituire De Sole e Ford, insomma, non sarà facile neppure su questo fronte.