De Rita: l’emersione dal nero? Funziona solo se è spontanea

09/07/2001

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De Rita: l’emersione dal nero?
Funziona solo se è spontanea

L’inventore del "sommerso" è scettico sulla manovra di condoni e di sconti decisa dal governo
l’intervista

ELENA POLIDORI


ROMA – «Questo condono è una scommessa. Storicamente il sommerso, per diventare una ricchezza del paese, deve essere lasciato libero di emergere spontaneamente. Trent’anni fa è stato così». Se lo ricorda benissimo, il sociologo Giuseppe De Rita, cosa accadde nel lontano ‘68 quando per la prima volta s’accorse che in Italia c’erano due economie, quella che si vedeva alla prima occhiata e quella nascosta, il sommerso, appunto. Fu preso per un pazzo, un visionario, lui e il suo Censis. «Invece in certe zone del paese era tutto nero. Un amico mi invitò a Prato: «vieni – disse – vieni a vedere cosa succede qui». Rimasi senza fiato. Ovunque c’erano attività nascoste. Tutti facevano il secondo lavoro. Mi ricordo un sottoscala dove mamma, papà e due figli facevano funzionare un telaio 24 ore al giorno. Oggi, quelle cose lì, le fanno i cinesi».
Così De Rita cominciò a girare l’Italia bifronte. «A Torino scoprimmo che molti fornitori Fiat erano gli stessi operai Fiat che facevano il secondo lavoro. A Roma, da una ricerca spot su 5 ministeri, venne fuori che il 90% degli impiegati al pomeriggio s’improvvisava idraulico o falegname. Persino gli autisti degli autobus, spesso e volentieri, la sera diventavano i gestori dei fuochetti delle prostitute di Tor di Quinto, guadagnando più così che con lo stipendio, col risultato che nessuno voleva fare i turni notturni».
Ci vollero però anni prima che questo fenomeno fosse capito. Economia non istituzionale, si chiamò all’inizio. Poi nera, grigia, sotterranea. «Finchè un giorno, siamo già al 7172, Almerina Ipsevic, allora direttrice dell’Isco disse: perché non la chiamiamo economia sommersa? Fu un successo». E fu pure un fenomeno che cominciarono a studiare anche all’estero: la parola «sommerso» compariva in italiano nei giornali stranieri. «Ma la reazione fu furibonda. L’Istat fece una nota di fuoco contestando tutto. Il governo era imbarazzato. Il nobel Modigliani mi apostrofò come «l’amico degli stracciaroli di Prato». Alberoni mi definì «il filosofo del disordine. Invece noi demmo anche due indicazioni quantitative: che c’erano 4,5 milioni di lavoratori sott’acqua e che questo lavoro sommerso costituiva il 2530% del Pil».
Per anni De Rita non fu preso sul serio. «Ricordo che, a metà degli anni settanta, il ministro del Tesoro Ugo La Malfa era fuori dalla grazia di Dio quando dicemmo che bisognava rifare la contabilità nazionale perché c’erano due Italie, una visibile e una nascota. Lo fece Craxi, diversi anni più tardi, rivalutando il Pil del 30%». Adesso, stime di studiosi Ocse, quantificano il sommerso del 2001 pari a circa il 27% del pil.
«Ma è un sommerso diverso. Trent’anni fa erano le imprese che non emergevano finchè peraltro un bel momento, spontanemante, sono venute a galla creando quei poli ricchissimi che sono i distretti e che tutti ci invidiano. Sono ritornato a Prato, a Fermo, a Fano, a Pesaro: il benessere è visibile, palpabile. In certe zone, per esempio nell’area FermoMacerata, hanno scoperto perfino la componentistica: qui si producono 10 milioni di suole di scarpe al giorno. Nell’area RiminiRiccioneFano vogliono autofinanziarsi e costruirsi da soli la terza corsia autostradale mentre pensano anche ad una metropolitana del mare».

Boom spontaneo, dunque. Miracolo da «sommerso d’impresa». «Oggi solo in certe zone del Sud si cominciano a vedere industrie sott’acqua, tipo quelle degli anni 70 a Prato. Ma è ancora poca cosa. Al Nord, invece, c’è il sommerso di chi vuol pagare meno, di chi intende premiare un quadro bravo dandogli parte della paga in regola e il resto fuori busta. Lo chiamerei sommerso da economia avanzata e comunque riguarda il singolo lavoratore. Sono due fenomeni diversi che richiedono un trattamento diverso». Di qui lo scetticismo sull’esito del condono tombale voluto dal governo Berlusconi e destinato, nelle intenzioni, a fruttare 40 mila miliardi e a portare fuori dal nero 900 mila lavoratori. E’ «un tentativo», ma «ha il pregio di avviare un’operazione di trivellazione per vedere cosa c’è sotto. Può uscire acqua, ma anche petrolio».