Ddl risparmio in alto mare

01/07/2005
    venerdì 1 luglio 2005

    Pagina 32 – Economia

      Al Senato procede a rilento la votazione degli emendamenti. Problemi dall´incrocio con il decreto Maroni sul Tfr

        Ddl risparmio in alto mare

          I nodi su Covip e Fondazioni bancarie complicano l´iter

            ELENA POLIDORI

              ROMA – «Confidiamo che entro luglio il Senato approverà il disegno di legge sulla tutela del risparmio». I relatori Maurizio Eufemi (Udc) e Giuseppe Semeraro (An) rispondono così al ministro del Welfare, Roberto Maroni, che aveva paventato l´ennesimo slittamento della riforma. Però un conto sono le intenzioni, un altro i fatti. Il provvedimento, che sembrava vitale all´indomani dei crac Cirio e Parmalat, langue da mese e mesi. Negli ultimi due giorni le competenti commissioni di palazzo Madama si sono riunite, ma non sono riuscite a votare gli emendamenti per l´assenza di molti senatori della maggioranza. Ieri poi la seduta è stata addirittura sconvocata: i senatori della Casa delle Libertà non c´erano.

              Tutta colpa allora dei parlamentari assenteisti? Oppure ha ragione Maroni quando dice che l´approvazione non sarà «entro la fine della legislatura» per via del caso Covip? La storia, in sintesi, è questa: secondo il ministro vi è un problema di incompatibilità perché la riforma del risparmio ridimensiona i poteri dell´organo di vigilanza sui fondi pensione, cozzando così con il decreto legislativo sulla previdenza complementare, all´esame del prossimo consiglio dei ministri. Senza contare che resta scottante la questione del diritto di voto delle Fondazioni bancarie.

              A detta dei relatori, invece, non c´è la volontà politica di non procedere, e neppure una questione Covip che sarà affrontata «al momento opportuno», quando si discuterà l´articolo in questione. Al contrario, spiega Semeraro, «con la festa di san Pietro e Paolo e, ieri, con il fatto che l´aula di Palazzo Madama non procedeva a votazioni, il Senato si è un po´ svuotato».

              Sia come sia, il ddl è ancora lì. Aspettando che la discussione riprenda, il senatore ds Stefano Passigli annuncia la presentazione in aula di un emendamento «per evitare altri casi Rcs». Nel testo si fa divieto a banche e intermediari finanziari di concedere prestiti «a fronte di pegno di azioni, obbligazioni convertibili, opzioni o altri strumenti, atti a consentire la partecipazione al capitale sociale di società editrici di quotidiani o periodici, di emittenti radiotelevisive nazionali, di società loro controllanti, di società da esse controllate o ad esse collegate».

              L´emendamento prevede anche il congelamento del diritto di voto delle azioni «fino all´estinzione dei prestiti».

              Per il relatore Eufemi l´iter del disegno di legge procede e procederà «in maniera regolare». Dice: «La prossima settimana daremo un´accelerazione in commissioni riunite e, dal momento che siamo ad oltre metà del ddl, credo che potremmo anche licenziarlo per l´aula. Ci siamo posti l´obiettivo di approvarlo entro luglio; andiamo avanti senza indugi». A suo giudizio, un rinvio alla prossima legislatura sarebbe «un grandissimo errore».

                Di riforma del risparmio si è cominciato a parlare per la prima volta alla fine del 2003. Tra mille polemiche la Camera ha licenziato il provvedimento a marzo di quest´anno. Da allora è approdato al Senato che sta ancora discutendo. Poi, naturalmente, dovrà tornare alla Camera.