Ddl lavoro: la CGIL in piazza

19/04/2010

Un presidio davanti alla Camera in piazza Montecitorio a Roma, manifestazioni in molte città, sit in, volantinaggi e altre iniziative. Così si articolerà, lunedì 26 aprile, la giornata nazionale di protesta indetta dalla segreteria nazionale della CGIL per dire “No alla controriforma del diritto e del processo del lavoro”. L’iter parlamentare del provvedimento, dopo la decisione del Presidente della Repubblica di rinviarlo alle Camere, procede con qualche difficoltà alla Camera dei deputati e la confederazione guidata da Guglielmo Epifani ha deciso di seguire il dibattito parlamentare per valutare le ipotesi di modifica proposte dal governo e dai gruppi parlamentari. Alle iniziative della CGIL del 26 aprile ne seguiranno altre durante tutto il percorso della legge in Parlamento. Il segretario confederale CGIL Fulvio Fammoni, nell’audizione alla Commissione Lavoro di Montecitorio, ha sottolineato che l’intervento chiesto dal Capo dello Stato “deve portare a un cambiamento del testo complessivo, che non può limitarsi ai soli articoli indicati dal Quirinale per una nuova deliberazione e sui quali la maggioranza intende circoscrivere la discussione parlamentare”. Fammoni ha rilevato che “se le modifiche apportate dal governo costituiranno passi in avanti significativi, li valorizzeremo perché saranno anche frutto della nostra mobilitazione”. “Al contrario – ha aggiunto – se resteranno norme che riteniamo anticostituzionali continueremo la mobilitazione in tutte le forme”. Le principali richieste di modifica della CGIL – ha detto Fammoni ai parlamentari della commissione – riguardano innanzitutto l’arbitrato: “Non si contesta l’istituto in sé – ha aggiunto
- ma un’interpretazione secondo ‘equità’ su diritti inderogabili del lavoratore, oppure definiti dalla contrattazione”. La CGL contesta inoltre: “Il fatto di poter considerare il ricorso ad arbitri una scelta compiuta, anche al momento dell’assunzione, quando il lavoratore è più debole, per ogni futuro contenzioso, anziché una possibilità da valutare volta per volta; la non impugnabilità del lodo arbitrale, sovvertendo quanto prevede la legge; la facoltà concessa al ministro del Lavoro di favorire la scelta dell’arbitrato, rendendo di fatto non libera la contrattazione tra le parti”. Tutti motivi per cui, secondo Fammoni, non è possibile recepire l’avviso comune firmato dalle imprese e da Cisl e Uil l’11 marzo scorso.