Ddl lavoro, al Senato «volata» più difficile

19/07/2002

19 luglio 2002



Ddl lavoro, al Senato «volata» più difficile
ROMA – In Senato si prova la volata per l’approvazione della delega di riforma del mercato del lavoro. L’esame in Aula slitta a mercoledì prossimo ma la maggioranza punta a stringere i tempi per varare in prima lettura il disegno di legge e "consegnarlo", a settembre, alla Camera. Sorte diversa avrà la seconda delega (Ddl 848 bis), quella dove sono inserite le modifiche all’articolo 18 e la revisione degli ammortizzatori sociali, che inizierà il suo esame in commissione Lavoro del Senato solo alla ripresa dalle ferie estive. Intanto anche ieri tra Cgil, Cisl e Uil c’è stato il solito scambio di accuse sul Dpef e sul Patto per l’Italia. Un clima che certo non renderà semplice la rinione di lunedì tra i tre leader sindacali e i vertici dell’Ulivo (vedi articolo in basso). Ancora ieri, sia Luigi Angeletti che Savino Pezzotta raclamavano comportamenti corretti da parte della Cgil, che non ha firmato il Patto e che accusa Cisl e Uil di aver condiviso con il Governo anche il Documento di programmazione economica e finanziaria. «Bisogna fare una campagna di verità contro quella di bugie che viene sostenuta dalla Cgil – ha detto il numero uno della Uil -. È evidente che la Cgil non avendo più argomenti di merito, può solo dire bugie ed insulti. Il Patto non ha modificato, per nessun lavoratore italiano, le sue condizioni e i suoi diritti, anzi, sono state estese le tutele. C’è, poi, una riduzione significativa delle tasse per tutti i redditi medio-bassi. È questa la bontà dell’accordo». Soprattutto, i due sindacati firmatari del Patto, tengono a mantenere distinta quella sigla da un «via libera» al Dpef del Governo. «Io non ho avallato il Dpef», ha ripetuto ieri il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, che conferma il «no» a rinnovi in linea con l’inflazione programmata (1,4% per il 2003) e lascia aperta la porta a una «ritrovata unità sindacale». Ma il primo test per l’unità sarà nelle aziende, con i prossimi rinnovi contrattuali. I più importanti sono quelli del commercio e dei meccanici (per il pubblico impiego si aspetta la «copertura» in Finanziaria) che forse avranno destini diversi. «Credo presenteremo una piattaforma unitaria, è nella nostra tradizione ma è anche un obbligo vista la frammentarietà del settore. Andare separati al rinnovo vorrebbe dire perdita di rappresentatività, un rischio che nessuno può correre», Gianni Baratta, numero uno della categoria commercio della Cisl esclude, al momento, strade separate tra sindacati. Rischio che non è affatto escluso dalla vertenza dei meccanici. Non solo perché questo rinnovo eredita una precedente rottura tra Fiom, Fim e Uilm ma soprattutto per il clima più teso di questi ultimi mesi sull’articolo 18. C’è un tema, poi, che peggiora la situazione: la democrazia sindacale. Ancora ieri la Fiom è tornata a chiedere «la definizione di regole democratiche che prevedano il pronunciamento di lavoratrici e lavoratori su piattaforme e accordi». Una richiesta già respinta al mittente sia dalla Cisl che dalla Uil. La presentazione di piattaforme separate, dunque, non è un’ipotesi tanto lontana e soprattutto, se si verificherà, avrà un impatto certo sul dibattito già in corso sulla riforma degli assetti contrattuali. Intanto ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni, da Bruxelles, ha escluso qualsiasi intervento sulla previdenza: «L’ulteriore riforma delle pensioni non è un tema in agenda. Tutto quello che avevamo da dire, l’abbiamo scritto nella delega che giace in Parlamento. Non abbiamo altro da aggiungere per quanto ci riguarda, né nel 2002 né a seguire. Certamente, non nel 2002». L’appuntamento è per il 2003?

Lina Palmerini