Ddl immigrati, nuovo fronte sindacale

04/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Le controproposte delle confederazioni oggi al Senato: no al «contratto di soggiorno»

    Ddl immigrati, nuovo fronte sindacale
    ROMA – Cgil, Cisl e Uil aprono un nuovo fronte nel già complesso menù del dialogo sociale: il disegno di legge di riforma della legge sull’immigrazione. I tre sindacati confederali contestano l’impianto della norma e lamentano di non essere stati consultati durante i lavori preparatori. Nei giorni scorsi le tre sigle hanno chiesto un incontro con il premier Silvio Berlusconi e già oggi saranno ascoltate dalla commissione Affari costituzionali del Senato che sta esaminando il Ddl Fini-Bossi che istituisce, tra l’altro, il «contratto di soggiorno». Proprio su quest’ultimo punto di concentrano i rilievi sindacali. Cgil, Cisl e Uil manifestano «forti perplessità anche sotto il profilo costituzionale, specialmente per quel che riguarda le espulsioni coatte e il permesso di soggiorno collegato al contratto di lavoro», spiega Alyune Guye, responsabile Cgil per le politiche dell’immigrazione. «L’espulsione con accompagnamento alla frontiera senza una sentenza del giudice contrasta con i principi costituzionali», precisa Guye, critico anche sulla questione dell’alloggio, di cui deve farsi garante il datore di lavoro: «Questo – sottolinea – fa aumentare il costo del lavoro e porta, di fatto, a un secondo livello di contrattazione individuale, discriminando così i lavoratori extracomunitari da quelli italiani e esponendo i primi a una minore tutela sindacale». I sindacati contestano alla maggioranza e al Governo anche il no deciso alla cosiddetta «sanatoria per le colf» che ha già diviso la stessa maggioranza. Fortemente sollecitata dai centristi di Ccd e Cdu, la regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari senza permesso di soggiorno, ma che hanno un alloggio e non hanno carichi giudiziari, è diventata anche un obiettivo di Cgil, Cisl e Uil. Si tratta – stando alla stima della Caritas – di almeno 300mila persone impiegate nelle piccole e medie imprese, come colf o nell’attività di assistenza domiciliare agli anziani: «Dall’86 a oggi – rileva Guye – in Italia ci sono state due sanatorie e due regolarizzazioni. Con queste ultime le posizioni lavorative di extracomunitari all’Inps sono passate da 180 a 587mila. Sanatoria e regolarizzazione non sono la stessa cosa». Oggi comunque Cgil, Cisl e Uil presenteranno le controproposte al provvedimento del Governo. Le tre confederazioni chiedono il mantenimento dell’istituto dello sponsor, una programmazione dei flussi d’ingresso a cadenza triennale e la possibilità di svincolare il lavoro domestico dal decreto sui flussi («è una questione di buonsenso», spiega Guye). I sindacati respingono l’idea, che è alla base del Ddl, del «contratto di soggiorno», «che è in contrasto con la Convenzione, ratificata dall’Italia, dell’Organizzazione internazionale del lavoro», e chiedono il rispetto della stessa Convenzione per quel che riguarda la garanzia per il lavoratore extracomunitario di mantenere il permesso di soggiorno anche dinanzi alla perdita del posto di lavoro. Cgil, Cisl e Uil affossano la nuova disciplina sulle espulsioni e chiedono il mantenimento delle condizioni fissate dalla Turco-Napolitano per i ricongiungimenti familiari entro il quarto grado. Tra le richieste delle tre Confederazioni anche quella per il diritto di voto degli extracomunitari nelle elezioni amministrative, «in ossequio alla Convenzione di Strasburgo, recepita dall’Italia, per quel che riguarda la partecipazione degli immigrati alla vita locale».
    R.R.
    Martedí 04 Dicembre 2001
 
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