“DayAfter” Il veggente solo contro tutti

11/04/2006
    marted� 11 aprile 2006

    Pagina 6 -LE ELEZIONI

    Il veggente
    solo contro tutti

      personaggio
      Lucia Annunziata

        COSA avr� visto mai Lui, che noi umani non registriamo nemmeno, o che nemmeno immaginiamo , e che invece Lui intuisce, capisce, afferra, intercetta, interpreta? Cosa sapeva gi� (mentre tutto il suo partito alle sei del pomeriggio si trascinava alla meta che credeva finale) per decidere di venire a Roma ad affrontare una notte che solo Lui non aveva dato per persa? Cosa pensava guardando dal suo aereo lo scorrere del paesaggio di una nazione che i dati gli descrivevano nemica?

        Qualunque cosa se ne pensi, e qualunque sar� il verdetto delle urne che questa alba Gli avr� consegnato, la notte del giudizio elettorale per Silvio Berlusconi � gi� stata comunque la sua celebrazione come ultimo gladiatore di Roma: un uomo che, solo contro tutti, contro anche la opinione dei suoi amici e alleati, fidandosi esclusivamente del suo fiuto e della sua tempra, non ha creduto nella inevitabilit� della sua sconfitta. Tutta la storia di questa campagna elettorale si riorganizza alla fine da un angolo diverso: non pi� una lunga serie di atti inconsueti di un leader in declino, ma la ostinata costruzione di una rimonta guadagnata con le unghie e con i denti.

        I dati del suo partito sono la prova incontrovertibile del risultato del suo sforzo: cinque punti quasi in pi� rispetto al 18 per cento di un anno fa alle regionali. Cinque punti, mentre pi� o meno i suoi alleati campicchiano. Cinque punti, dietro cui spunta allora davvero, altrettanto incontrovertibile – e non possiamo che crederci a questo punto – un rapporto unico e speciale con una buona met� di questo paese.

        La Rimonta � stata scandita infatti tutta proprio dai passaggi del Premier che erano sembrati pi� radicali. Andando indietro dai famosi �c…ni�, ha evidentemente funzionato il �vi faranno pagare le tasse�, il �siamo ricchi�, ma anche lo sfogo in Confindustria, e �i giornalisti sono tutti contro di me�, e �i giudici tengono l’Italia in ostaggio�. Gesti e frasi che una parte delle nostre societ�, incluso all’estero, hanno avvertito come concitate o sopra le righe, o eccessive, sono invece state sentite, afferrate, e giudicate la pura e semplice verit� da chi Berlusconi ha votato.

        Questo suo istinto di pura armonia con una parte dell’Italia � sempre stata la pi� misteriosa e sconcertante delle sue doti: a chi esattamente dovrebbero fare impressione quelle parole, si domanda un pezzo del paese, convinto dell’esagerazione; e a suo perfetto specchio c’� questo altro paese che invece in Silvio, a dispetto dell’economia, delle mancate promesse, si riconosce.

        In lui soltanto, per altro. In questa campagna elettorale la febbre della sconfitta � salita pi� volte nelle vene della sua coalizione; il perbenismo degli altri leader della destra ha preso pi� volte la mano un po’ a tutti, con imbarazzate scuse, appelli alle istituzioni. E sono ieri loro i primi sconfitti dal consenso che Berlusconi, come un tardivo viagra, � riuscito a risuscitare in un corpo elettorale che appariva deluso e passivo.

        Poi ci sar� tempo per fare tutte le analisi del caso: si rileggeranno i voti, i settori, e si torner� magari a ridire che il suo � il popolo che non intende pagare le tasse, che � quello alla permanente ricerca di sviluppo senza costi. Ma nel frattempo, c’� da ammettere che l’elemento pieno e denso di significato di questa tornata elettorale � alla fine – qualunque sar� il risultato – il pieno dispiegarsi della sua forza di base. Una politica di pura emozioni e comunicazione istintiva fra un leader e un pezzo del paese. Il programma che poi si costruisce intorno a questa comunicazione � relativamente importante. Anzi, dopo questa campagna elettorale, � provato essere del tutto secondario. Vale l’affidamento, il rispecchiamento, il gesto e la parola.

        Da ieri notte siamo in un nuovo paese: che ha stabilmente e consapevolmente scelto, nella sua buona met�, un modello diverso da quello che c’� ancora sulla carta. Non � un paese migliore n� peggiore. E’ un paese diverso dall’altra met�. Diverso persino da quello di altri che votano insieme. Queste elezioni avrebbero infatti dovuto cancellare le quote di trasformazione che Berlusconi aveva inserito nella nostra identit� nazionale; hanno invece ottenuto il risultato di confermarne l’efficacia. E per certi versi la inassorbibilit�.

        Del resto non � nemmeno sorprendente che questa trasformazione sia avvenuta. Perch� avremmo dovuto restare intatti quando tutto il resto � venuto meno? Il centro sinistra, che l’altra met� del paese indubbiamente rappresenta, come si � visto ieri, naviga essa stessa lontana dalla sua identit� tradizionale. Dalle sue lontane radici popolari si ritrova oggi il suo destino nelle mani di una classe media che � emotivamente orientata verso l’uguaglianza ma ha altrettanto a cuore idee che un po’ a sinistra odorano di bruciato: opportunit�, successo, consolidamento, competizione, e, infine, mondo.

        Il centro sinistra stesso, in questo ventennio, ha vagato tra fedelt� ai principi e il fai-da-te ideologico. Quel famoso muro � caduto dopotutto soprattutto su questa area, o no? A volte non una parola � somigliata all’altra, infatti, nella sua narrativa post-muro.

        Di che natura sia oggi la forza del leader della Cdl, va del tutto riletta. I suoi discepoli amano chiamare Silvio il Rivoluzionario. Era il valore antisistema che aveva portato sulla scena politica quando dodici anni fa � salito alla ribalta- al centro del suo intervento il rifiuto di ogni regola. Questo Rivoluzionario negli anni di governo � stato annacquato dalle mediazioni, dalla noia delle finanziarie, dalle necessit� del lettismo/istituzionalismo. Nelle ultime settimane � invece risorto e i suoi discepoli da ieri notte possono dire di averlo ritrovato.

        I suoi nemici invece lo hanno accusato di aver costruito un Regime: ma la lotta politica che ha infuriato in Italia negli ultimi mesi prova che se regime � stato tentato, ben met� del paese ha saputo come difendersene bene.

        La verit� forse, alla fine, � un’altra. Come dice il titolo di un libro appena uscito, firmato da Paolo Flores D’Arcais, ieri � arrivato a maturit� �il ventennio populista�. Una identit� che non ha ormai pi� nulla a che fare nemmeno con gli esiti elettorali stretti.

          E’ una realt� del paese , che � condizionante per la politica esattamente quanto se non di pi� del numero dei voti.