Dati Istat: Il commercio è in allarme

22/11/2007
    giovedì 22 novembre 2007

    Pagina 12 – Economia e Politica

      I dati Istat: a settembre registrato il peggior risultato dal marzo del 2006

        Il commercio è in allarme

          Di nuovo in flessione le vendite al dettaglio

            di Leonardo Rossi

              Allarme rosso per il commercio. In nove mesi è stata registrata per la seconda volta una flessione delle vendite al dettaglio (la precedente c’è stata ad aprile) che conferma, se ce ne fosse bisogno, il persistere della crisi dei consumi nel nostro paese. A settembre, secondo i dati diffusi ieri dall’Istat, l’indice delle vendite ha fatto registrare una diminuzione dello 0,2% congiunturale e dello 0,6% tendenziale, il peggior risultato da marzo del 2006.

              Nei primi nove mesi dell’anno, invece, si è verificato un incremento dello 0,5%.

                Si tratta dunque di una crisi pesante, soprattutto se si pensa che nello stesso periodo l’inflazione è salita dell’1,7%. Va ricordato che gli indicatori delle vendite fanno riferimento al «valore corrente delle vendite e incorporano, quindi, la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi». Pertanto, in termini reali, la caduta è anche peggiore, con i piccoli negozi che annaspano con una diminuzione che sempre a settembre, e ancora secondo l’Istat, è stata dell’1,2%. E se Atene piange, Sparta non ride, perché la grande distribuzione ha fatto registrare un aumento appena dello 0,3%.

                  Insomma, dopo avere abbandonato il negozio vicino casa per raggiungere i più scomodi ma certamente più convenienti super e ipermercati, dove gli aumenti dopo l’introduzione dell’euro sono stati meno sensibili, i consumatori hanno cominciato veramente a stringere la cinghia: prima rinunciavano soltanto ad acquistare prodotti non food, ma ora lasciano sul bancone anche quelli alimentari. Infatti a settembre i primi sono scesi dello 0,9% e i secondi sono calati dello 0,3%.

                    Ne risentono così soprattutto gli hard discount (-1,6%) che in questi ultimi anni sono stati premiati per la loro politica all’insegna di prezzi bassissimi. Tra la grande distribuzione organizzata fanno rilevare comunque un dato positivo gli ipermercati e i grandi magazzini (ambedue con +1%) e i supermercati (+0,3%), mentre i negozi specializzati di grande superficie fanno registrare una variazione nulla.

                      Quanto ai prodotti non alimentari, tutti i gruppi di prodotti hanno fatto registrare variazioni tendenziali negative, con l’eccezione delle calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+1,2%) e l’abbigliamento e pelliccerie (variazione nulla).

                        Le diminuzioni di maggiore spessore sono invece state rilevate nell’informatica, telecomunicazioni e telefonia (-2,3%), nella foto ottica e pellicole (-2%) e negli elettrodomestici, radio, tv e registratori (-1,8%). Da questa débâcle, a livello territoriale, si salva soltanto il Nordovest (+0,1%) dove i consumatori continuano ad acquistare almeno i prodotti alimentari (+1,4%) rinunciando in ogni caso a quelli non food (-0,9%). Nel Nordest, che ha fatto registrare una flessione dello 0,1%, c’è un comportamento opposto con gli acquisti di prodotti alimentari in calo dell’1% e di non alimentari in aumento dello 0,5%. Quanto al Centro e al Sud, infine, l’Istat ha rilevato la situazione peggiore con diminuzioni pari rispettivamente a -1,7% e -1,1%.