Datacoop:I cooperanti vanno all’università

17/01/2001
   

17 Gennaio 2001



I cooperanti vanno all’università
Datacoop, cooperativa "buona". Salva i posti di lavoro, paga regolarmente e si impegna nel sociale
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

Quante magagne nelle cooperative. Ma non è giusto fare di tutta l’erba un fascio: ci sono anche quelle che rispettano i diritti di soci e dipendenti e si impegnano quotidianamente a integrare gli esclusi. Danno lavoro a disabili, ex tossicodipendenti, detenuti ed ex detenuti, disoccupati di lunga durata e ultracinquantenni. Tutti quelli che il ciclo produttivo, con le sue regole di ferrea efficienza, tende a emarginare. Sorprendentemente, invece, si viene a scoprire che questi lavoratori "funzionano".
La storia che raccontiamo ha per protagonisti la cooperativa sociale integrata romana "Datacoop" e la Terza Università di Roma. Si tratta di "outsourcing" (l’appalto a ditte esterne di lavori che prima facevano i dipendenti), ma, al contrario di altri esempi in questa pagina, condotto in modo da non danneggiare i lavoratori.
Nel 1997, 15 precari dei servizi di portineria e segreteria dell’Università avrebbero dovuto perdere definitivamente il posto. La Datacoop però è riuscita a ottenere in appalto una parte di quei servizi, conservando sia i posti di lavoro che i livelli retributivi. Le cooperative possono darsi un proprio statuto e pagare i propri lavoratori – soprattutto se sono soci e non semplici dipendenti – anche molto meno, sostanzialmente, di quanto prendano i colleghi che, inquadrati allo stesso livello, lavorano per aziende o enti pubblici. La Datacoop ha invece mantenuto sostanzialmente invariate le retribuzioni e contribuito alla nascita di altre tre cooperative ("Alisei", "Mocambo" e "Tortuga"), che hanno firmato nuove convenzioni salvaguardando altri lavoratori "precari" dell’Università e inserendo anche alcuni degli "esclusi" di cui si parlava. Oggi lavorano a Roma Tre oltre 100 tra soci e dipendenti delle cooperative sociali; danno il loro apporto non solo all’efficienza dei servizi amministrativi, ma anche allo sviluppo sociale e culturale dell’Università stessa.
"Abbiamo mantenuto i livelli retributivi precendenti – dice Claudio Bolla, presidente di Datacoop – perché già è stato problematico sostenere un processo di outsourcing. I lavoratori però si sono dimostrati molto motivati: spesso decidono autonomamente di fermarsi per gli straordinari. Il problema più grosso è il fatto che le convenzioni scadono ogni anno, e questo li rende in qualche modo più precari dei dipendenti pubblici. Convenzioni più lunghe permetterebbero di investire di più sulla qualità".
Mario Battisti, responsabile progettazione Datacoop, aggiunge che la cooperativa "offre tirocini agli studenti universitari nei propri centri per disabili. E, all’esterno, fa corsi nelle scuole, promuove iniziative come il Centro Diritti ‘Cden’, a Torbellamonaca (Via Aspertini 391), dove si offre consulenza gratuita a immigrati, disabili e minori, o il Centro socio culturale per i rifugiati ‘Ararat’, finanziato dalla Commissione europea". A ben guardare, tutta questa organizzazione sembra del tutto diversa dalle "coperture" per cooperative sfruttatrici.