Damiano, un tavolo sul sommerso

21/07/2006
    venerd� 21 luglio 2006

    Pagina 8 – Economia e Politica

    Damiano, un tavolo sul sommerso

      Per il ministro del lavoro � necessario definire un protocollo di emersione con le parti sociali. Cnel: l’immigrazione motore di crescita occupazione nel ’05

        di Sabina Rodi

          Il governo � pronto ad aprire un tavolo con le parti sociali sul lavoro nero e sul sommerso per definire un protocollo di emersione. Lo ha annunciato ieri il ministro Cesare Damiano alla presentazione del Rapporto Cnel sul mercato del lavoro 2005.

            Il ministro ha definito la piattaforma comune contro l’evasione e il lavoro nero, presentata nei giorni scorsi da Cgil, Cisl e Uil, �molto complessa e molto interessante’.

              Per Damiano � soprattutto �molto positivo il fatto che le organizzazioni sindacali unitariamente abbiano presentato un documento. Questo facilita il confronto’. Il ministro ha quindi auspicato che la piattaforma diventi �largamente condivisa’ per costituire un fronte di discussione e ha anche detto di aver illustrato ai sindacati il pacchetto sicurezza sul lavoro che � diventato un emendamento al decreto Bersani.

                Pronta la replica di Cgil, Cisl e Uil che hanno espresso apprezzamento per l’impegno assunto dal ministro. I segretari confederali Fulvio Fammoni (Cgil), Fabio Canapa (Uil) e Giorgio Santini (Cisl), che hanno presentato mercoled� i contenuti della piattaforma al ministro hanno detto che nel corso del confronto si stabiliranno le priorit�: �Il ministro, hanno sottolineato i sindacalisti, ci ha indicato la possibilit� che gi� nella Finanziaria ci possano essere ricadute: per esempio riguardo a proposte come gli indici di congruit� e l’istituzione di un Fondo nazionale per l’emersione’.

                  I segretari confederali hanno evidenziato la rilevanza degli interventi illustrati dal ministro per favorire la regolarizzazione del lavoro nell’edilizia. Una misura �importante’, per i sindacati, � quella che prevede l’obbligo di comunicare 24 ore prima dell’effettivo avvio del rapporto di lavoro, l’assunzione. Altrettanto �positivo’ � stato giudicato da Fammoni, Canapa e Santini l’impatto della norma che prevede la chiusura del cantiere superata la soglia del 20% di irregolarit�: �E’ una misura positiva’ hanno sottolineato � anche se ha bisogno di essere valutata in rapporto alla complessit� del bacino cantieri’. Secondo i sindacalisti il problema dell’irregolarit� tende ad aumentare nei cantieri in cui sono impiegati immigrati. �Noi insistiamo – hanno detto i segretari confederali – su tutta la partita delle ispezioni’. Riguardo alla proposta, avanzata da Cgil, Cisl e Uil nella piattaforma, di estendere il meccanismo del Durc (Documento unico di regolarit� contributiva) al campo dei servizi, del commercio, dell’industria e dell’artigianato i rappresentanti sindacali hanno detto che �il ministro ha espresso apprezzamento’ e che sar� oggetto di discussione.

                    E proprio dal rapporto del Cnel emerge una situazione abbastanza critica del mercato del lavoro.

                      Innanzitutto l’immigrazione sta diventando l’unico motore di crescita occupazionale in Italia: nel primo trimestre del 2006 oltre il 60% dell’offerta di lavoro � dovuta agli stranieri, un effetto ritardato della sanatoria dell’immigrazione clandestina varata nel 2002. Il mercato del lavoro italiano secondo quanto evidenzia il Rapporto, continua ad essere segmentato. La segmentazione pi� grave � quella che riguarda gli aspetti territoriali e in particolare l’andamento differenziato dei tassi di occupazione tra le aree geografiche del Paese: dal ’93 al 2005 il tasso di occupazione del Mezzogiorno � rimasto sostanzialmente fermo, passando da 45,4 al 45,8%, nello stesso periodo nel Nordest � salito dal 60% al 66%. Una serie di motivi inducono le imprese a non trasferirsi nel Mezzogiorno, secondo il Cnel. I dati sulla mobilit� geografica in Italia parlano da soli: solo il 2% dei lavoratori ha dovuto cambiare regione di residenza per trovare il lavoro che occupa e la durata di ricerca del lavoro segnala differenze enormi tra le diverse aree d’Italia. Nel 2005 ben il 29,2% dei disoccupati del Sud risulta senza lavoro da pi� di due anni contro solo l’11,8% del Nord.

                        Tra i fattori pim rilevanti evidenziati dal Rapporto c’� anche il ritardo rispetto agli obiettivi fissati dall’agenda di Lisbona. Per la popolazione compresa tra i 55 anni e i 64 anni di et� il tasso di occupazione ha raggiunto, nel 2005, il 31,4% contro una media europea (Ue 15) pari al 44,1% e rispetto a un obiettivo del 50%.

                          Il distacco rispetto agli accordi di Lisbona si registra anche sul fronte dell’occupazione femminile, nonostante alcuni progressi rispetto al passato.

                            Sebbene, secondo il Cnel, il tasso di occupazione delle donne tra il 2000 e il 2005 sia passato dal 41,8 al 45,3%, si mantiene sotto la media Ue-15 (57,4%) di 12,1 punti percentuali e sotto quella prevista dagli obiettivi di Lisbona (60%) di quasi 15 punti percentuali. �Siamo ancora lontani dagli obiettivi di Lisbona. Raggiungere il 70% di tasso di occupazione per il 2010 � sicuramente difficile per l’Unione europea, che presenta paesi con situazioni molto diversificate. Lo � ancora di pi� per l’Italia avvicinarsi a tassi superiori al 60%’, ha sottolineato il presidente del Cnel Antonio Marzano. Un altro aspetto rilevante evidenziato dal Rapporto, � quello relativo alla precariet� del lavoro. Tra i lavoratori a termine solo uno su quattro riesce a trovare, dopo un anno, un lavoro a tempo indeterminato.

                              Confrontando i dati Istat sulle transizioni nel mercato del lavoro tra il 2004 e il 2005 con quelle che si sono verificate tra il 2002 e il 2003, la quota di passaggio a un impiego a tempo indeterminato scende dal 31,9% al 25,4%.

                                Rimane �sostanzialmente stabile’, secondo il Cnel, la percentuale di giovani che entra nel mercato del lavoro con un contratto a tempo determinato: sono circa il 45%. La forma principale di accesso al lavoro, e quella pi� apprezzata dalle aziende, risulta essere l’apprendistato �professionalizzante’ introdotto dalla riforma. Nel rapporto si evidenzia tuttavia che devono essere ancora attuati una serie di interventi di implementazione di questo nuovo istituto che dovranno poi essere adottati dalle regioni e dalle parti sociali.

                                  Fornisce una lettura completamente diversa dei dati del Cnel Sestino Giacomoni, Forza Italia, componente della commissione lavoro della camera: �il rapporto ‘ ha detto �riconosce che la riforma del mercato del lavoro varata dal governo Berlusconi � un intervento serio e strutturale, che sta dando i suoi frutti. Smantellarla, come chiede l’attuale maggioranza, va contro gli interessi dei lavoratori, delle imprese e di chi � ancora in cerca di lavoro. Dal rapporto’ ha spiegato l’azzurro �emergono tre incontrovertibili verit�: l’aumento dell’occupazione, confermato dai dati Istat del primo trimestre 2006; la riduzione del tasso di disoccupazione, che per la prima volta dopo dieci anni � al di sotto della media europea, nonostante una crescita modesta dell’economia; la definitiva conferma che nel mercato del lavoro italiano non c’� precariet�: i contratti a tempo determinato, infatti, sono solo il 12% del totale, al di sotto quindi della media europea.Risultati raggiunti solo grazie alla riforma del mercato del lavoro degli ultimi anni, e in particolare, ha concluso Sestino Giacomoni, alla legge Biagi’. (riproduzione riservata)