Damiano: sulle pensioni decidiamo entro giugno

04/06/2007
    domenica 3 giugno 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Damiano: sulle pensioni
    decidiamo entro giugno

      Epifani: ma noi siamo preoccupati, c’è poco tempo

      di Luigina Venturelli inviata a Trento

        «Le cifre le farò al tavolo sulla concertazione, le indiscrezioni di stampa non hanno alcun fondamento». Così il ministro Damiano smentisce gli aumenti di 80-100 euro per le pensioni più basse: la riforma della previdenza, così come la destinazione di parte del famoso tesoretto allo stato sociale, sarà oggetto di discussione e confronto con le parti sociali. Dipendenti pubblici compresi. «L’obiettivo è quello di arrivare a conclusione entro la fine del prossimo mese di giugno, per dar modo poi al governo di predisporre il Dpef. Sono allo studio interventi per lo stato sociale, grazie ai due miliardi e mezzo di euro di entrate fiscali non previste e che, ricordiamolo, sono stati frutto del lavoro e dei provvedimenti messi in campo da questo governo in questo primo anno di lavoro».

        In attesa dell’incontro con i sindacati sul tema delle pensioni, che si preannuncia spinoso nei contenuti quanto rischioso per la stabilità dell’esecutivo, Cesare Damiano sostiene la necessità della concertazione. Lo fa con toni accorati dal Festival dell’Economia di Trento, di fronte a una platea composta in larga misura da studenti: «Per me la concertazione non è un metodo episodico, da usare solo nei periodi di emergenza per strappare un accordo quando le parti sociali hanno l’acqua alla gola. È un habitus mentale, un modo di lavorare quotidiano, che vede il mio ministero impegnato in riunioni su riunioni».

        Detto questo, resta ferma la necessità di un compiuto processo decisionale: «Io sto dalla parte della ricerca fino all’ultimo minuto di un accordo, di una firma, di un assenso. Se questo accordo, però, non arriva – precisa – sono per un governo che decide in piena autonomia, avendo ben presenti quali sono gli interessi del Paese e obbedendo solo a quelli».

        Contestando la dicotomia tra sindacati e Confindustria, come soggetti pregiudizialmente pro e contro la concertazione, Damiano spezza anche una lancia a favore di Montezemolo: «Esistono parti di sindacato, quelli più a sinistra, che non la vogliono per arrivare allo scontro. Così come gli industriali hanno un presidente che l’ha promossa a metodo di lavoro».

        Sugli stessi temi interviene anche il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, dalla festa della confederazione in corso a Bologna, che invita l’esecutivo a fare presto, perchè sul tema delle pensioni «c’è molta inquietudine tra lavoratori e pensionati». L’incontro sul sistema previdenziale non è ancora stato fissato dalla presidenza del Consiglio, ma la convocazione non può attendere: «Non ci sono tempi lunghi – precisa Epifani – il che dovrebbe richiedere che il governo apra formalmente il confronto con noi. Fino ad adesso abbiamo fatto solo incontri tecnici, ma è necessario che il governo si presenti avendo chiaro un punto di vista. E su quello possiamo fare una trattativa. Dobbiamo essere in condizioni di offrire un quadro di soluzioni che tengano insieme le esigenze dei giovani, quelle di chi lavora, a partire da coloro che fanno i lavori più difficili e pesanti, e che si aumenti almeno una parte delle pensioni più basse».

        Il leader Cgil non rinuncia poi a replicare a Montezemolo, secondo cui l’economia italiana è ripartita grazie alle imprese: «Dice due mezze verità». La prima: «Non tutte le imprese si sono comportate bene: ci sono imprese che hanno fatto sforzi e imprese che hanno preferito voltarsi dall’altra parte». La seconda: «Oltre alle imprese virtuose, c’è stato il contributo fondamentale dei lavoratori e anche delle organizzazioni sindacali. Quasi tutti gli accordi di produttività e di flessibilità portano la firma del sindacato a riprova che la coesione, l’accordo, l’intesa con il sindacato in molti casi è elemento fondamentale per lo sviluppo».