Damiano: «Sì ai contratti di tre anni»

30/07/2007
    domenica 29 luglio 2007

    Pagina 3 – Economia

      Il ministro: il governo può sostenere il cambiamento ma le parti sociali facciano il primo passo

        "Sì ai contratti di tre anni"

          Damiano: l´accordo del ´93 può essere rivisto

            ROMA – «Il ritorno alla cadenza triennale del rinnovo dei contratti nazionali normativi e salariali è, dopo la lunga sperimentazione del modello contrattuale del 1993, una misura utile per semplificare il sistema». L´idea di rivedere la durata dei contratti di lavoro piace anche al governo dice il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che ieri ha rinnovato la disponibilità dell´esecutivo a collaborare con le parti sociali « purché l‘impulso arrivi da loro». È solo l´ultimo via libera in ordine di tempo dopo le aperture arrivate sia dai sindacati che da Confindustria. Vista la sintonia sul tema, è probabile che si arrivi veramente in autunno ad aprire un tavolo per cambiare l´attuale sistema di contratti quadriennali per la parte normativa e biennali per quella economica.

            «È una soluzione ottima – gli ha fatto eco il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti – portare il contratto a tre anni, sia per la parte salariale che per quella normativa. In mezzo sarà possibile fare la contrattazione decentrata, estendendola a tutti i lavoratori. Io penso che bisognerebbe farlo ma non credo ci riusciremo. Non c´è la volontà di Cgil e di Confindustria».

            Su questo tema già nei giorni scorsi si erano confrontati il leader della Csil, Raffaele Bonanni, e il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei. Il primo chiedeva di riaprire un confronto dopo la pausa estiva e l´associazione degli imprenditori aveva chiarito che «Confindustria è da almeno tre anni che sta sollecitando l´avvio di un confronto sulle relazioni industriali. Se il settembre 2007 è il momento buono – spiegava Bombassei in una nota – non possiamo che essere d´accordo con Bonanni. Non vi è dubbio che l´intervento d´incentivazione della contrattazione di secondo livello, previsto dal Protocollo governativo del 23 luglio scorso, rappresenti un elemento essenziale nel percorso».

            A dire il vero la vera incognita rimane la posizione della Cgil che già nel 2005 non trovò una posizione comune con le altre sigle. Inoltre se il confronto con il governo sul protocollo del Welfare dovesse degenerare in un rifiuto, il sindacato guidato da Guglielmo Epifani rigetterebbe anche le norme che stanziano i fondi per le contrattazione secondaria (aziendale e territoriale), passo decisivo per rendere "attraente" la durata triennale. Nei giorni scorsi anche da corso d´Italia sono arrivate delle aperture, potrebbero portare almeno all´apertura di un dibattito sul tema.

            (l. i.)