Damiano: dovremo superare la legge 30

25/10/2004

            sabato 23 Ottobre 2004

            Il responsabile Ds del lavoro: una misura ideologica
            Damiano: dovremo superare la legge 30

              Giampiero Rossi

                MILANO Misure più «ideologiche» che legate alla realtà dei fatti. E intanto l’economia e l’occupazione scivolano verso livelli quantitativi e qualitativi inferiori. È questa, in sintesi, l’analisi del responsabile delle politiche del lavoro dei Ds, Cesare Damiano, nel tracciare un bilancio del primo anno di applicazione della legge 30. Che segue, ricorda il deputato diessino, altri interventi di questo governo, ormai rinnegati anche da Confindustria.

                Damiano, lei e tutto il centrosinistra vi siete battuti sin dall’inizio contro questa riforma del mercato del lavoro. Un anno dopo che riflessioni le suggeriscono i risultati della sua applicazione?
                «Innanzitutto bisogna sottolineare che, oltre alla legge 30, questo governo aveva in precedenza abolito misure come il credito alle imprese a sostegno delle forme di assunzione a tempo indeterminato, e queste due scelte messe insieme hanno favorito nettamente la precarizzazione dei rapporti di lavoro. E mi sembra che se ne possano misurare già alcuni effetti».

                Per esempio quali?
                «A me non sembra casuale che questa inversione di marcia nella qualità delle nuove assunzioni, che invece fino ai tempi del governo del centrosinistra avevano forme più stabili, si traduca in due risultati paradossali: il primo è che da tre anni a questa parte la produzione del sistema Italia è in costante declino; il secondo è che, accanto alla stagnazione economica, la crescita occupazionale non è altro che lavoro precario o di bassa qualità».

                Ma questo non finisce per danneggiare anche le imprese?
                «In effetti la legge 30, così come l’attacco all’articolo 18 che questo governo sta continuando in solitudine dopo il cambiamento di rotta di Confindustria, ha un carattere fortemente ideologico e non sembra tenere conto della realtà dei fatti. È contro i lavoratori e non serve alle imprese».

                Perché, le aziende non hanno approfittato largamente delle opportunità offerte dalla legge 30?
                «No, affatto. Le prime analisi compiuto sulla composizione delle assunzioni dall’applicazione della riforma dimostrano piuttosto che le imprese si orientano a selezionare fortemente le nuove modalità di impiego. Di fronte a una quarantina di istituto di questa sorta di supermercato della flessibilità sembra che il 60% – lo dice Assolombarda – dei rapporti di lavoro avvenga sulla base del contratto di inserimento, che non è altro che una riedizione del vecchio contratto di formazione lavoro».

                E che cosa servirebbe, invece, per il mercato del lavoro?
                «Quando toccherà al centrosinistra governare dovremo superare con le nostre leggi la legge 30. Individuando, come avvenne con il Pacchetto Treu, poche e selezionate forme di “buona” flessibilità, eliminando la precarizzazione e incentivando le imprese che puntano sul contratto di lavoro a tempo indeterminato».