Damiano: così cambio la Biagi

23/07/2007
    lunedì 23 luglio 2007

    Pagina 10 – Politica

    IL PROVVEDIMENTO SUI PRECARI COMPLETA IL PACCHETTO-PREVIDENZA

      Damiano: così
      cambio la Biagi
      Ma non c’è intesa

        Oggi il ministro
        illustra a Palazzo Chigi
        le proposte a sindacati
        e Confindustria

          TERESA PITTELLI

          ROMA
          Spariranno i contratti della legge Biagi poco utilizzati come il job on call (lavoro a chiamata) e lo staff leasing (la somministrazione di manodopera). I contratti a termine non potranno essere rinnovati oltre i 36 mesi; oltre questo limite le imprese, se vogliono stipularne ancora con la stessa persona invece di assumerla in pianta stabile, dovranno spiegarne il perché, attivando una procedura presso l’ufficio del lavoro. Queste alcune delle misure contenute nel pacchetto che il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, presenterà ai sindacati e alla Confindustria questo pomeriggio a Palazzo Chigi, come ultimo tassello dell’accordo sulle pensioni siglato giovedì notte.

          L’incontro potrebbe lasciare spazio a ulteriori modifiche e negoziazioni perché non tutte le idee messe giù negli incontri tecnici sono pacifiche, ma l’ultima versione della bozza consegnata ai sindacati delinea le linee portanti del piano Damiano. Per i contratti a termine il governo si propone un giro di vite, in modo da arrestare il fenomeno delle reiterazioni senza fine di questi contratti da parte delle imprese. Sono due i meccanismi ipotizzati per rendere più stabili i tanti lavoratori a tempo determinato: da un lato il limite massimo dei 36 mesi, dall’altro il diritto di precedenza al rinnovo per il titolare del contratto precedente. La Confidustria non è contraria.

          La sinistra radicale, delusa dall’accordo sulle pensioni, preme per una più ampia modifica della legge Biagi; il centrodestra ne paventa lo smantellamento. Ma Damiano non andrà oltre questi ritocchi circoscritti. Dei molti tipi di contratti previsti, ne saranno cancellati due ai quali le imprese hanno fatto un ricorso quasi nullo, e che alcuni ritengono particolarmente precarizzanti: il job on call, il contratto che si basa sulla chiamata (eventuale) da parte del datore di lavoro, e lo staff leasing, cioè l’affitto di manodopera anche a tempo indeterminato. Su quest’ultimo punto c’è ancora qualche incertezza, perché se da un lato nella bozza si annuncia l’eliminazione del «contratto commerciale di somministrazione» a tempo indeterminato, dall’altro si lascia in piedi la facoltà per le agenzie di lavoro interinale di assumere lavoratori a tempo indeterminato. Una contraddizione che forse deriva dalla necessità di conciliare da un lato le attese dell’area radicale, che chiede l’abolizione dello staff leasing, e dall’altro l’utilità che lo strumento «potrebbe avere in alcune aree come gli appalti dove il lavoro nero è molto diffuso», come spiega Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl. D’accordo anche Fabio Canapa (Uil).

          Inoltre il piano Damiano prevede di riordinare gli incentivi all’occupazione, che dovrebbero essere concentrati verso tre soli obiettivi: donne, disoccupati sopra i 50 anni e giovani. Viene previsto il «contratto di inserimento», con sgravi fiscali e contributivi per le imprese che lo utilizzeranno. Anche il part-time cambierà volto, con l’incentivazione del cosiddetto part-time lungo, cioè dell’aumento del numero di ore lavorate, in modo da portare chi lavora con questo contratto (soprattutto donne) a ottenere maggior reddito e diritti previdenziali, e con la valorizzazione della contrattazione collettiva in materia di straordinari e flessibilità oraria. Nel piano c’è anche l’entrata in vigore del lavoro accessorio, cioè dei lavoretti occasionali per i quali sarà possibile acquistare voucher di circa 7,50 euro, comprensivi di versamenti a Inps e Inail.

          Altro grande capitolo che sarà affrontato è la produttività, da incentivare portando dal 3% al 5% la quota di salario legata al risultato ed esente dai contributi sia per le imprese che per i lavoratori. Per questi ultimi, inoltre, ci sarà il vantaggio della copertura pensionistica piena anche sulla retribuzione detassata, grazie a un meccanismo di contributi figurativi. Per questo scopo, ai 150 milioni di euro già «impegnati» dal governo nell’accordo sulle pensioni potrebbero aggiungersene altri 160 provenienti dall’extragettito fiscale.

          Qui ci sarà ancora discussione perché la misura, fortemente voluta dalla Confindustria, è osteggiata soprattutto dalla Cgil.