Damiano apre al rinnovo contratti ogni tre anni

20/11/2007
    martedì 20 novembre 2007

      Pagina 2 – Economia

      NEGOZIATO

        Nuovi contratti, Damiano apre
        all’ipotesi del rinnovo ogni tre anni

          Milano

          ESTENSIONE Si riapre la partita sui contratti. In settimana, o «al massimo» la prossima, per discutere di modello contrattuale si dovrebbe tenere un incontro tra sindacati e industriali. Ma ieri a bruciare i tempi e a scendere in campo sulla questione è stato il ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Per rilanciare l’idea di allungare la durata dei contratti da due anni a tre anni. Un ritorno all’antico che può rimescolare le carte e dare nuovi argomenti al confronto.

          «Auspico anch’io più concertazione e meno conflittualità – ha detto Damiano rispondendo indirettamente al numero due di Confindustria, Alberto Bombassei (che peraltro, in un’intervista, aveva illustrato la sua ricetta fatta di più soldi in busta paga in cambio di maggiore flessibilità) -. È tutta una vita che dico queste cose e ne ho anche pagato il prezzo. Bisogna sapere ora se si deve fare manutenzione del sistema contrattuale del ’93. Io penso di sì». A partire, appunto, dalla durata dei contratti «che devono essere di tre anni e non più di due».

          Anche Luca Cordero di Montezemolo è intervenuto sul tema. Ed ha invitato le parti sociali a rompere con i vecchi tabù. A giudizio del presidente di Confindustria, l’interesse dei lavoratori e quello degli imprenditori è quello di avere retribuzioni più alte a fronte di maggiore produttività. «Chi cerca di metterli in contrapposizione commette un grave errore e danneggia il paese – ha detto -. E i primi ad essere stanchi di contrasti artificiosi sono proprio i nostri collaboratori». Cioè i lavoratori. «Il Paese che produce e lavora, il Paese che rema non ne può più di discussioni interminabili, vecchie liti, decisioni rimandate, divisioni incomprensibili. E lo stesso – ha concluso il presidente di Confindustria – vale per il tema dei contratti».

          Che ci sia qualcosa da rivedere nel modello attuale, del resto, è fuor di dubbio. Due argomenti su tutti: i ritardi con cui avvengono i rinnovi, e la perdita di potere d’acquisto dei salari che negli ultimi anni si è fatta sempre più accentuata.

          Un impoverimento che ha fatto chiedere al leader della Cgil, Guglielmo Epifani, una nuova politica dei redditi per affrontare, coi temi della crescita e della produttività, quella dei bassi salari. «Non so se l’incontro tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria sulla riforma del sistema contrattuale sarà convocato questa settimana – ha affermato – ma il problema non è l’incontro, è fare le cose fatte bene per l’interesse del paese».

          Il confronto, tuttavia, non si preannuncia facile. Non solo per i precedenti. Sulla sfondo ci sono i contratti ancora da rinnovare, quello dei metalmeccanici su tutti. A mettere le mani avanti, ieri, è stata il numero uno della Uil, Luigi Angeletti. «Nei prossimi giorni avvieremo un confronto con Confindustria sui contratti – ha detto -. È chiaro che per noi si dovrà partire con il rinnovare i contratti aperti perché è illusorio pensare a rinnovare il sistema contrattuale prima di aver fatto questo».