Damiano: Ammortizzatori sociali per le pmi

18/04/2007
    mercoledì 18 aprile 2007

    Pagina 11 – Primo Piano

    Lo ha annunciato il ministro Cesare Damiano, nell’audizione in commissione lavoro alla camera

      Ammortizzatori sociali per le pmi

        In Italia 3,5 milioni di lavoratori in nero e 3 milioni di precari

          ´Bisogna puntare a degli ammortizzatori sociali universali’. Serve quindi un sistema che vada bene non solo per le aziende di grandi dimensioni ma anche per le pmi. Parola del ministro del lavoro, Cesare Damiano, che, intervenendo in commissione lavoro alla camera, ha anche denunciato la presenza, in Italia, di 3,5 milioni di lavoratori in nero e 3 milioni di precari.

            Alla vigilia della ripresa del tavolo di concertazione a palazzo Chigi, Damiano ha spiegato, quindi, che serve un nuovo sistema di stato sociale che risponda anche alle esigenze delle piccole e medie imprese. E ha sottolineato che l’attuale sistema di ammortizzatori sociali ´risale agli anni 60′. Ora serve un nuovo sistema che sia ´capace di superare le contraddizioni dell’attuale assetto’, fatto a misura delle esigenze delle grandi imprese. Il nuovo sistema dovrà andare ´a tutela dell’anello debole’ del mercato del lavoro, e cioè ´i giovani, le donne e gli over 50′. Il ministro ha ribadito che il governo intende ´favorire la buona flessibilità nelle imprese e contrastare la precarizzazione del lavoro’. E a questo proposito ha detto che è un esercito di 3 milioni quello dei lavoratori precari, di coloro cioè che non hanno un lavoro standard (a tempo pieno e indeterminato). Di questi 1 milione e mezzo sono quelli che hanno un contratto a progetto. L’incremento del ricorso a contratti a termine è ´allarmante’, secondo il ministro, ´perché si registra un aumento del 15% nei primi mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2006′. Per Damiano, è semplicistica l’idea che ´la precarietà sia uno scotto necessario per avere un sistema produttivo dinamico e generare ricchezza’. La riforma dei contratti a termine sarà proprio uno dei temi principali del tavolo in programma oggi con le parti sociali, che, ha annunciato ancora Damiano, sarà concentrato ´principalmente’ sui temi della ´tutela e mercato del lavoro’. Ma fornirà anche un quadro delle risorse destinate al welfare, risorse su cui ´c’è l’accordo politico’.

              Riguardo all’ipotesi avanzata dai sindacati che si possa arrivare a un pre-accordo sulla riforma degli ammortizzatori sociali, il ministro si è limitato a ribadire che ´l’intenzione del governo è seria. Abbiamo già detto che vogliamo fare la riforma con il consenso delle parti sociali. Una riforma degli ammortizzatori sociali ha un costo. Siamo disponibili a sostenerlo, quindi domani (oggi per chi legge, ndr) proseguiamo nella ricerca. Poi ci saranno tutti gli approfondimenti tecnici’ sulle specificità dei vari settori.

                Alle dichiarazioni rilasciate dal ministro del lavoro si sono aggiunte quelle del presidente delle Acli, Andrea Olivero: ´Senza l’introduzione di nuovi ammortizzatori sociali di carattere universale è difficile sostenere ancora l’idea di una flessibilità buona. Il binomio lavoro nuovo-ammortizzatori vecchi è divenuto oramai insostenibile’, ha spiegato il presidente delle Associazioni cattoliche dei lavoratori italiani, in accordo con il ministro sulla necessità di un nuovo sistema di welfare. ´C’è bisogno di un disegno riformatore di ampio respiro’, ha proseguito Olivero, ´in grado di inquadrare i nuovi ammortizzatori in una prospettiva di tutela generale, seppur procedendo con gradualità e con interventi parziali. L’obiettivo rimane per noi quello di una flessibilità sostenibile, ma questo è impossibile se la precarietà diventa sistema’. Nel merito, le Acli hanno proposto un intervento di base, svincolato dall’appartenenza di settore, dalla dimensione di impresa e dalla tipologia di contratto. E misure aggiuntive da lasciare alla contrattazione settoriale o territoriale. Le prime riguardano prima di tutto il reddito, con la proposta di due interventi combinati: per i lavoratori occupati, un assegno di sostituzione del reddito, a carico della contribuzione, nei casi di sospensione e/o cessazione dell’attività che possono verificarsi nelle fasi di crisi e nei periodi di sospensione della produzione. Si tratta di una misura che sostituisce e unifica gli ammortizzatori sociali oggi in vigore (disoccupazione, cassa integrazione, mobilità). Per i lavoratori, invece, che esercitano attività intermittenti, i lavoratori ´poveri’ (quelli che pur avendo uno o più rapporti di lavoro, non riescono a ricavarne un reddito sufficiente), i parasubordinati, le Acli prevedono una misura nuova, un assegno integrativo del reddito, a carico della fiscalità generale, in modo da assicurare loro un reddito minimo. Un secondo intervento di base, ´riguarda la copertura assicurativa minima in vista della pensione, da garantire in caso di interruzione o sospensione del lavoro’.