D’Amato: «Volevamo più rigore»

23/02/2004

    20 Febbraio 2004

    reazioni
    Giacomo Galeazzi

    D’Amato: «Volevamo più rigore»

    ROMA
    Fuoco di sbarramento da centrosinistra e sindacati, critiche anche dagli industriali («Avremmo preferito più rigore e rapidità, ma è comunque un passo avanti», ha detto il presidente di Confindustria D’Amato). Il leader della Margherita, Francesco Rutelli, punta l’indice contro «l’iniquità di una soluzione che non risolve i problemi sollevati dai sindacati», rilanciando in alternativa all’esecutivo «un meccanismo flessibile e graduale in grado di affrontare il diritto alla pensione dei giovani e il tema degli anziani non autosufficienti». Secondo Rutelli, il piano del governo getta i pensionati nella confusione e nasce dalla volontà «poco seria» di anticipare a oggi la verifica prevista nel 2005, per posticiparla in realtà al 2008. Difende la proposta sulle pensioni il ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione: «Abbiamo rispettato l’obiettivo del rigore per evitare il crollo del sistema e rispondere alle indicazioni di Fmi e Ue, e contemporaneamente, abbiamo reso flessibile la materia rendendola compatibile con i diversi progetti di vita».
    Ma i sindacati sono di tutt’altro avviso. Per il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, nel provvedimento del governo è cambiata la forma, ma gli effetti si concentrano e sono altrettanto pesanti, in quanto si conferma la riduzione dello 0,7% dei risparmi che si scarica sul lavoro dipendente e viene innalzata l’età. «La riforma non è quella che vogliamo noi – concorda il segretario nazionale della Uil, Luigi Angeletti – serve un sistema di incentivi efficaci che consenta alle persone di scegliere liberamente, entro certi limiti, quando andare in pensione. Ovviamente avendo dei vantaggi o degli svantaggi a seconda dell’età in cui si decide di ritirarsi dal lavoro. Comunque, rispetto alla delega originaria sono state accolte le richieste dei sindacati su Tfr e decontribuzione».
    Enrico Letta, responsabile economico della Margherita, critica in particolare lo «scalino» del 2008, perché «creare uno scatto unico a partire da quella data creerà iniquità di trattamento legate all’anagrafe e non giustificabili». Richiama l’attenzione sulla decontribuzione come strumento fondamentale per l’equità tra le imprese, il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato: «Comprendiamo le esigenze di cassa ma è importante che ci sia un’indicazione chiara dal governo sulla riduzione degli oneri contributivi per i giovani. Non possiamo far finta che la disoccupazione giovanile non esiste piu».
    Per il «numero due» di Confindustria Guidalberto Guidi, «per la riforma delle pensioni è già tardi, bisognava farla molto in fretta». Il problema, a giudizio di Guidi, è ridurre la spesa pubblica corrente legata al costo del Welfare. Solo così sarà possibile una riduzione immediata del costo del lavoro e quindi dei contributi per i nuovi assunti, in modo da incentivare l’occupazione giovanile. Favorevole alla proposta del governo il presidente di Confcommercio, Sergio Billè. «Il governo ci ha assicurato che non ci saranno penalizzazioni per i lavoratori autonomi – spiega – è importante che non vengano riequilibrate le aliquote contributive e quelle di computo». Soddisfatto anche il segretario generale della Cna, Giancarlo Sangalli: «E’ una buona soluzione perché apre la strada alla concertazione effettiva. Sono tornate indietro le voci che dicevano di una pressione maggiore sui contributi degli autonomi».