D’Amato: una svolta per le riforme

08/07/2002




Sabato 06 Luglio 2002
D’Amato: una svolta per le riforme
«Non è un compromesso, accordo vero e senza consociativismi»
ROMA – Riforme vere, e non un compromesso. Un accordo che rappresenta una svolta importante nella politica riformista del Paese. E un riconoscimento alla memoria di Marco Biagi che ha creduto in questo progetto. Antonio D’Amato è più che soddisfatto: il "patto per l’Italia" firmato ieri pomeriggio a Palazzo Chigi è «buono, per alcuni aspetti addirittura ottimo». Sul mercato del lavoro, il presidente della Confindustria non ha dubbi: «È la più grande riforma fatta negli ultimi trent’anni»; sul fisco, l’accordo contiene «una manovra importante, che interviene sul reddito d’impresa e soprattutto sui redditi bassi, creando le premesse, con responsabilità e coerenza, per una vera politica dei redditi». Ma oltre ai contenuti l’intesa di ieri per D’Amato ha anche un forte significato politico. «È un accordo vero, raggiunto con grande impegno, tenacia e responsabilità, sempre con la voglia di trovare un punto di sintesi». Un accordo, quindi, che rappresenta «un modo positivo di realizzare la concertazione»: non è il frutto dei «vecchi consociativismi», ma si tratta di un «vero e proprio salto di qualità del dialogo sociale in Italia». Nel testo secondo D’Amato (che ieri pomeriggio ha tenuto una conferenza stampa insieme al direttore generale Stefano Parisi e al consigliere per il Mezzogiorno, Francesco Averna) c’è un equilibrio molto significativo tra politiche economiche e politiche sociali, che possono rilanciare la competitività del Paese, unendo il rigore, legato alla politica dei redditi, e lo sviluppo, in particolatre del Sud. Anche la soluzione sull’articolo 18 soddisfa il presidente degli industriali: «È stata trovata un’intesa su un punto utilizzato strumentalmente per le polemiche; si dimostra che con responsabilità e attenzione, si possono trovare soluzioni anche a problemi difficili. Inoltre si consentirà alle imprese di crescere». D’Amato è convinto che la sperimentazione darà risultati positivi in termini di sviluppo e occupazione: «Saranno i numeri a parlare». E crede che il Paese «abbia voglia di fare riforme». Lo dimostra, sottolinea D’Amato, «l’impegno vero, forte e responsabile di chi ha lavorato al negoziato per molti mesi, con tenacia». Un impegno che cozza con il referendum lanciato dalla Cgil sull’articolo 18: «una cosa del genere – aggiunge – non crediamo proprio che abbia senso». Più in generale, secondo D’Amato «per la prima volta si introduce nel nostro ordinamento una quantità di riforme così significative sul mercato del lavoro, da tempo rigido e sclerotizzato, e sulle politiche fiscali, coniugando sviluppo ed equità sociale». Quello che conta, ha sottolineato, è la «contemporaneità e l’insieme delle misure di flessibilità, volte al recupero di competitività, creazione di sviluppo e occupazione». A fronte dell’intesa, l’impegno delle aziende sarà dimostrare di saper crescere, fare più occupazione e rendere il Paese più competitivo. In particolare sul fisco, c’è un intervento significativo sulle fasce più basse, che rimarca l’impegno di politica dei redditi e di lotta all’inflazione, oltre alla riduzione dell’Irpeg e dell’Irap. «La riduzione Irap è contenuta nell’entità, ma rappresenta la volontà del Governo di intervenire su una riforma complessa», ha detto il presidente degli industriali. D’Amato ha sottolineato l’importanza della parte del testo che rigurda il Mezzogiorno, importante per ridare competitività a questa parte del Paese, stimolando la crescita e favorendo l’emersione. «Non è un problema di risorse: ci sono i soldi dei fondi strutturali, le risorse che arriveranno nelle varie finanziarie. È importante coordinare gli investimenti, anche tra centro ed enti locali, progettare, realizzare e monitorare», ha detto D’Amato. Nel testo dell’intesa c’è un esplicito riferimento alla spesa sociale: il Governo si impegna a non realizzare tagli nel 2003. Per gli industriali, non è un problema di quantità ma di qualità: «Nel nostro Paese la spesa sociale è fortemente iniqua, c’è un problema di efficacia e di equità», ha detto D’Amato, rincalzato dal direttore generale, Stefano Parisi: «C’è troppo sbilanciamento sulla spesa previdenziale, si tratta di trovare un riequilibrio e una razionalizzazione». Proprio in apertura della conferenza stampa D’Amato ha speso alcune parole in ricordo di Marco Biagi: «Con il patto per l’Italia onoriamo la memoria di Biagi che ha creduto fin dal primo momento in queste riforme e ha pagato con la vita la sua volontà riformatrice», ha detto il presidente di Confindustria, rimarcando l’importanza della politica dei redditi, «strumento fondamentale per la stabilità economica del Paese». E a chi gli chiede se la Cgil non avendo firmato rispetterà la politica dei redditi, D’Amato risponde che «sarà una scelta della Cgil se partecipare ad un controllo responsabile e coerente dell’inflazione. Noi abbiamo la coscienza serena: l’intesa è fondamentale per la stabilità del Paese e per la lotta all’inflazione».

Nicoletta Picchio