D´Amato: “Paese al palo cambiare ora le pensioni”

02/05/2003
        1 MAGGIO 2003

         
         
        Pagina 27 – Economia
        LA CONFINDUSTRIA
        Il leader degli industriali: nella riforma la decontribuzione per i nuovi assunti

        D´Amato: "Paese al palo cambiare ora le pensioni"
                Il Centro studi prevede una crescita nel 2003 ferma all´1%
                Avvertimento al governo: non attenuare il disegno di legge delega

                VITTORIA SIVO

                ROMA – «La riforma delle pensioni non è un problema delle imprese, ma di tutto il Paese», «se non interveniamo in tempo i nostri figli lavoreranno per pagare le pensioni a noi» ed è illusorio sperare che sia l´Europa a levarci le castagne dal fuoco con quella «nuova Maastricht della previdenza» caldeggiata da Berlusconi. La Confindustria guarda con evidente apprensione all´appuntamento che il 6 maggio il ministro del Welfare Roberto Maroni avrà con Cgil, Cisl e Uil; per questo il suo presidente Antonio D´Amato lancia al governo l´ennesimo avvertimento a non attenuare ulteriomente il già troppo blando disegno di legge delega ancora all´esame del Parlamento dopo due anni dalla sua presentazione.
                Uno dei «paletti irrinunciabili» della riforma – chiarisce D´Amato – è la riduzione dei contributi per i nuovi assunti (la cosiddetta decontribuzione quantificata nella delega fra il 3 e il 5%). La soluzione alternativa indicata dai sindacati, e cioè il trasferimento alla fiscalità generale di alcuni oneri come gli assegni familiari che oggi gravano sulle imprese, è da respingere categoricamente perché consiste «in un bell´assalto old style alla diligenza della spesa pubblica».
                E´ la poco incoraggiante congiuntura economica a rendere ancora più impellente affrontare in Italia il capitolo pensioni. Dall´ultima indagine del Centro studi di Confindustria emerge un quadro internazionale all´insegna dell´incertezza, con una ripresa che nell´area dell´euro ancora non si vede. In Italia nel 2003 la crescita dovrebbe collocarsi sull´1%, in linea con le ultime previsioni del governo (1,1%), e solo dal terzo trimestre dell´anno si dovrebbe verificare «una graduale accelerazione» dell´attività economica, sempre che ci sia la ripresa internazionale. Stime prudentissime, quindi, anche se accompagnate da un cauto ottimismo: l´economia mondiale «dovrebbe cominciare a beneficiare dell´orientamento generalmente espansivo delle politiche macroeconomiche», nonché del calo del prezzo del petrolio. Quanto alle imprese italiane, Antonio D´Amato, definisce «alto» il livello di aspettativa sulla ripresa, malgrado la sequenza di «terremoti» che ha cadenzato l´ultimo biennio, dall´11 settembre alle conseguenze della grave epidemia Sars sulle economie asiatiche. «Un ciclo tanto negativo non può durare indefinitamente – secondo il presidente di Confindustria – l´Europa vuole uscire dall´incertezza e i consumatori non possono comprimere i loro consumi oltre un certo limite».
                Se le pensioni sono un problema di tutte le economie continentali, per l´Italia la sostenibilità della spesa previdenziale si pone in termini pressanti. La decontribuzione è essenziale «per ridurre il cuneo fiscale e contributivo», quindi è un elemento «irrinunciabile» della delega. «Se si evitano le posizioni ideologiche e si guarda ai numeri – ha spiegato Antonio D´Amato – la copertura previdenziale complessiva che avranno i neo-assunti, fra pensione pubblica e pensione integrativa, sarà migliore, con la decontribuzione, di quella che avrebbero se andassero in pensioni con le regole attuali».
                La risposta dei sindacati non si è fatta attendere con rinnovate accuse alla Confindustria di voler abbassare il grado di copertura delle pensioni dei giovani. Semmai – dice il segretario della Cisl Pierpaolo Baretta – l´assalto alla diligenza è rappresentato dalla decontribuzione «che si scarica esclusivamente sui conti pubblici».