D´Amato: nessuno scambio sull´articolo18

18/01/2002
La Stampa web






(Del 18/1/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
D´Amato: nessuno scambio sull´articolo18
«Nella delega c´è il minimo indispensabile, ma servirebbe di più»

ROMA

Cinquecento studenti ascoltano. Ma nell´aula magna dell´università Luiss Guido Carli affollata per una lezione straordinaria sulla politica monetaria del premio Nobel Robert Mundell, il presidente della Confindustria Antonio D´Amato non può rivolgersi solo a loro. Rigira fra le mani i lanci delle agenzie con l´«apertura» ai sindacati del ministro del lavoro e delle politiche sociali Roberto Maroni: il ministro si mostra pronto a riprendere il dialogo su previdenza e regole per i licenziamenti dopo la rottura. D´Amato riflette. E poi dalla Luiss invia il messaggio a Maroni e ai sindacati: non c´è nulla da trattare sull´articolo 18 dello statuto dei lavoratori perché l´intervento deciso dal governo è il minimo indispensabile, troppo modesto rispetto al necessario. Dice D´Amato: l´articolo 18 «non è una merce di scambio, assolutamente no». La sostituzione della possibilità di reintegro (prevista dallo statuto dei lavoratori) con l’indennizzo (previsto dal disegno di legge delega concepito da Maroni) per i licenziamenti senza giusta causa limitato a soli tre casi «è un passaggio timido per cercare di portare regole europee sul mercato del lavoro italiano che è il più ingessato di tutti». Insomma la Confindustria non se la sente proprio di rinunciare a quel poco, dal suo punto di vista, che è stato fatto con il disegno di legge. D´Amato lo dice mentre si avvicina l´incontro con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in programma lunedì, nell´ambito del giro d´orizzonte del Quirinale sulle questioni sociali. Gli incontri promossi da Ciampi e nati da una richiesta della Cgil, della Cisl e della Uil, sono definiti «un´iniziativa importante». D´Amato puntualizza così la linea della sua associazione. Fa presente che le riforme impostate dal governo «cercano di avvicinare l´Italia agli standard attuali europei». E Bruxelles spinge per andare oltre; pertanto è essenziale non perdere tempo, non arretrare sui progetti in discussione e «anzi dovremmo fare le riforme anche più forti». Il no a una trattativa per ridimensionare l´intervento sull´articolo 18 già ritenuto debole si inserisce quindi in una riflessione più generale sull´Europa ai tempi dell´euro. La Confindustria apprezza la spinta del presidente della Commissione europea Romano Prodi per omogeneizzare le politiche di liberalizzazione del mercato, garantendo pari condizioni in ogni paese: «L´euro non si reggerà senza un livello di sviluppo sostenibile e dall´Europa arrivano segnali positivi» dice. Secondo D´Amato devono essere accolti i richiami della Commissione europea su previdenza e lavoro: «Si tratta di segnali seri, molto responsabili. Dall´Europa ci viene un invito ad aumentare l´età pensionabile, oggi più bassa del resto d´Europa. L´Europa chiede poi all´Italia flessibilità e mobilità in un mercato del lavoro che è il più rigido di tutti». Da queste considerazioni parte, secondo l´organizzazione delle imprese, la necessità del dialogo: «Le questioni sul tappeto sono una partita facile se ci si confronta, una partita difficile se restano sul piano ideologico». Il dialogo perciò deve andare avanti, «ma su basi serie e responsabili». E comunque non è in discussione il fatto che poi tocchi al governo «assumersi le sue responsabilità, una volta esaurito il confronto con le parti sociali»: ovvero effettuare le scelte ritenute opportune. «Il governo assuma le decisioni necessarie perché le riforme sono ineludibili» osserva il leader degli industriali. Riforme che devono quindi essere viste nella nuova realtà europea: «Per il mercato del lavoro e la previdenza siamo fuori linea. E intervenendo sull´articolo 18 non facciamo altro che introdurre in Italia con decenni di ritardo quello che in altri paesi europei è ormai una realtà consolidata». Su questi temi però la discussione è aspra. D´Amato afferma che Ciampi cerca di alimentare il dialogo proprio per attenuare la polemica: «Siamo convinti che il dialogo è un momento indispensabile, ma diciamo no a un dialogo inesauribile e interminabile, utile solo a evitare le riforme vere. Siamo favorevoli a un dialogo senza pregiudiziali e senza dire che questo dialogo non esiste se quello che il governo decide non ci piace».

r.ipp.


 

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