D´Amato in trincea

05/04/2002

 
 
Il presidente della Confindustria cerca di stemperare il malumore nel Nord Est per lo scontro sociale
D´Amato in trincea

Agli industriali veneti: "Non potete tirarvi indietro"
          Zoppas: "Vale la pena creare tutta questa tensione per una questione secondaria?"
          Rossi Luciani: " Della battaglia sull´art. 18 a molte nostre aziende non importa nulla"

          DAL NOSTRO INVIATO


          MESTRE – «Ho sempre spiegato a tutti i livelli la mia strategia e voi siete sempre stati d´accordo. Non vedo chi ora potrebbe tirarsi indietro e dirmi che non ci sta». Antonio D´Amato ha iniziato con queste parole il suo discorso al consiglio regionale degli imprenditori veneti. Un appuntamento a cui il leader degli industriali si è recato all´indomani di un´intervista a Panorama dove ha confermato la sua linea («Nessuno stralcio per l´articolo 18») precisando che «una maggiore flessibilità del lavoro deve andare di pari passo con una nuova impostazione dello stato sociale e quindi una diversa politica degli ammortizzatori sociali».
          In realtà questo incontro convocato a Mestre con la partecipazione del Gotha dell´imprenditoria del Nordest aveva soprattutto lo scopo di tastare il polso di una base inquieta per lo scontro sociale innescato dall´articolo 18. Gli industriali veneti, infatti, sono tutt´altro che compatti. Ammette Luigi Rossi Luciani, presidente regionale, fedelissimo di D´Amato: «Alle nostre aziende, che hanno praticamente tutte più di 15 dipendenti e che non hanno emersione dal sommerso da compiere, della battaglia sull´articolo 18 non può importare nulla».
          Insomma, nessun interesse diretto in una regione dove non si trova la gente da assumere. Ma una scelta politica «perchè solo attraverso l´allargamento della base degli occupati», spiega Rossi Luciani, «e attraverso l´emersione dal sommerso si può arrivare a una riduzione del carico fiscale e contributivo». Aggiunge Mario Moretti Polegato, patron di Geox: «L´articolo 18 è a vantaggio del Sud ma noi non possiamo essere egoisti perché occorre espandere la base produttiva». La sensazione, però, tratta dalle parole di alcuni imprenditori che hanno seguito la riunione, è che dal Veneto venga un invito alla cautela, a non innalzare il livello dello scontro. Fino al punto da lasciare in secondo piano l´articolo 18.
          Sentite cosa dice Gianfranco Zoppas, a capo di uno dei maggiori gruppi industriali della regione (migliaia di dipendenti circa 500 milioni di euro di ricavi): «Per la mia impresa, ma direi anche per la maggioranza delle imprese venete, questa vicenda dell´articolo 18 non ha alcun risvolto pratico». Poi incalza: «Allora se l´interesse non è diretto e non è economico vuol dire che è politico».
          Secondo Zoppas, dunque: «Bisogna chiedersi, anche dal punto di vista politico, se vale la pena di creare tutta questa tensione nel Paese per una questione in fin dei conti secondaria. Il gioco vale veramente la candela? O non sarebbe meglio spostare il discorso sul problema dei giovani che non trovano lavoro, dei disoccupati, di coloro che non sono garantiti e che non sono protetti dal sindacato?»
          (g.lon.)