D´Amato: economia al palo

19/06/2003

       
           giovedì 19 giugno 2003
          Pagina 12 – Economia
       
       
          D´Amato: economia al palo
          inadeguata la verifica politica
          "Il vertice di governo non aiuta la ripresa". Pil 2003 allo 0,8%

          Gli imprenditori ricevono a cena Berlusconi, Fini e Letta
          Diffuso pessimismo nelle previsioni congiunturali del Centro studi Confindustria
          "Basta con i provvedimenti tampone. E´ l´ora di scelte fondamentali"


          VITTORIA SIVO

          ROMA – Pessimismo sull´economia e l´ennesimo richiamo al governo che, nell´annunciata verifica, affronterà temi «lontani anni luce» dalle esigenze della ripresa. Confindustria traccia scenari poco incoraggianti, dei quali peraltro discute con Berlusconi, Letta e Fini anche durante la cena che ieri sera ha riunito l´intero direttivo della confederazione. Un 2003 dai risultati economici «decisamente modesti» (+0,8%), più o meno in linea con la media europea, con la prospettiva di un lieve miglioramento per il 2004 valutato in una crescita dell´1,9%, sempre che la ripresa internazionale trainata dagli Usa si materializzi già da quest´anno. In caso contrario il tasso di espansione italiana non arriverebbe allo 0,5%. L´inflazione dovrebbe attestarsi sul 2,5% medio annuo e sull´1,8 nel 2004, l´occupazione si annuncia in ripresa solo nel prossimo biennio, il rapporto fra deficit e prodotto interno lordo è stimato per quest´anno al 2,4%. Il Centro studi di Confindustria rivede in peggio le stime dei principali indicatori macroeconomici, sia rispetto alle previsioni degli organismi internazionali sia di quelle del nostro governo.
          Alla vigilia della presentazione del Documento di programmazione economica e finanziaria, gli economisti di Viale dell´Astronomia ritengono che la prossima manovra di finanza pubblica non dovrebbe superare lo 0,7-0,8% del Pil, pari a 9-10 miliardi di euro, in modo da favorire nel 2004 una crescita economica del 2%. E´ vero che per rispettare le raccomandazioni di Ecofin, occorrerebbe una manovra di entità doppia (1,6 punti di Pil, pari a 20-21 miliardi), ma questo – dice il Centro studi – avrebbe un «costo non trascurabile in termini di minor crescita».
          Per non rassegnarsi a questo quadro, la Confindustria ipotizza in alternativa uno scenario «virtuoso», con una manovra di bilancio più orientata allo sviluppo: quindi graduale eliminazione dell´Irap, aliquota Irpeg al 33% dal 2004, prosecuzione della riforma Irpef, riforma delle pensioni in cui le pensioni di anzianità siano «disincentivate con eccezioni», riduzione di 3 punti dei contributi per i neo-assunti. Sul fronte della spesa pubblica i risparmi dovrebbero venire soprattutto con il blocco del turn-over nella pubblica amministrazione e mettendo sotto controllo la spesa sanitaria.
          A calare il voluminoso dossier del Centro studi nel contesto dell´attualità politica ha provveduto il presidente di Confindustria Antonio D´Amato, concludendo ieri la presentazione del rapporto con un discorso allarmato tutto rivolto al governo (parole ribadite, appunto, anche durante la cena alla foresteria di via Veneto): gli argomenti dell´annunciata verifica sono «incompatibili con le necessità dell´economia», «con tutto hanno a che fare, tranne che con gli interventi indispensabili per lo sviluppo». Un serio bilancio del programma di governo «sarà possibile solo dopo il semestre di presidenza italiana dell´Ue».
          Basta con le misure-lampo o i decreti-tampone. D´Amato fa risalire agli anni settanta l´origine della crisi di competitività che via via ci ha fatto perdere quote di mercato. Urge adesso «una politica chiarissima di scelte fondamentali e strutturali». Innanzitutto sul fronte delle infrastrutture e della ricerca, affrontando «senza ipocrisie» pur mantendo il rigore, un dibattito sul Patto di Stabilità.