D’Amato: “Contratti rinnovati dentro l’inflazione programmata”. Cgil: sarà scontro

25/05/2001

 








Venerdi 25 Maggio 2001
ECONOMIE
D’Amato: "Contratti rinnovati dentro l’inflazione programmata".

Cgil: sarà scontro
di ca.fe.


Qualcuno l’ha già definita “la svolta buonista” di Antonio D’Amato. Ma il presidente degli industriali italiani, leggendo la sua relazione alla 58^ assemblea annuale di Confindustria, ha forse cambiato registro rispetto ai toni aggressivi di suoi precedenti interventi, ma nella sostanza ribadisce con fermezza le richieste del padronato italiano al Governo: riduzione delle tasse, flessibilità, riforma della previdenza. E chiede al nuovo governo di mantenere le promesse. Nei primi 100 giorni di attività di Berlusconi, D’Amato ricorda le quattro priorità da affrontare: i contratti a termine dopo la definizione dell’avviso comune tra Confindustria, Cisl, Uil e le altre 11 organizzazioni padronali, la riduzione della pressione fiscale (a cominciare dalla revisione di Irap), la lotta al sommerso, le infrastrutture. Per il ministro delle finanze Vincenzo Visco, in realtà il presidente di Confindustria “ha presentato il conto al nuovo Governo”.
Nelle 46 pagine di relazione, lette davanti ad una platea che comprendeva anche il presidente del consiglio Guliano Amato ma dove non c’era Berlusconi (“una scelta istituzionale” avrebbe spiegato, ma in reltà stava ad Olbia a fare campagna elettorale per le comunali), D’Amato ha insisto sulla necessità della riforma previdenziale, definito un “tema non più rinviabile, dopo l’eredita’ negativa che la passata legislatura ha lasciato”, e su un più marcato processo di privatizzazioni e liberalizzazioni. Tutto questo però attraverso un confronto sociale franco e costruttivo e “indipendente dal gioco degli schieramenti politici”. Un invito alla dialettica che punta diritto alla delicata materia contrattuale con D’Amato che dice però chiaro e tondo al nuovo governo di confermare l’obiettivo dell’1,2% dell’inflazione programmata, senza che diventi oggetto di scontro sociale.
Una richiesta che incassa però subito un “no” secco della Cgil. Il visegretario generale Guglielmo Epifani, dice che “questo è un punto che non va bene e non a caso ha impedito finora di chiudere i contratti”.
Fin qui la Confindustria. Inutile dire che la neo maggioranza di centrodestra ha subito esultato per il discorso del Presidente. Di piu’: quelle tesi le ha sposate. A cominciare dal prossimo premier Berlusconi, che dalla Sardegna – dove e’ andato a sostenere la campagna per il “suo” sindaco ad Olbia – gia’ fa sapere che accetta incondizionatamente i suggerimenti imprenditoriali. E dice: “D’Amato dice che ci sarà bisogno anche di essere impopolari? Lo penso anch’io. Uno statista dev’essere pronto a fare scelte impopolari, nella convinzione che siano vantaggiose per tutti e che si riveleranno popolari quando se ne verificheranno gli effetti”.
Maggioranza a parte, comunque – le affinita’ fra destre e Confindustriua si era gia’ manifestate al convegno di Parma – dal fronte dei commenti, l’attesa era ed e’ tutta per i sindacati. Sergio Cofferati, che non era a Roma, parlerà oggi pomeriggio sull’argomento. Ma intanto da Reggio Emilia ha già detto cose che in qualche modo sono riconducibili al discorso di D’Amato. Eccole: “Se il governo di centrodestra intende assecondare le richieste che da Confindustria sono state avanzate di rimettere in discussione, non soltanto degli aspetti contrattuali, ma il sistema fondamentale delle tutele e dei diritti delle persone che lavorano, riproponendo ipotesi battute durante la consultazione referendaria con il voto di oltre 10 milioni di cittadini come quella della libertà di licenziamento, ebbene deve sapere che troverà la Cgil sulla sua strada».
Le agenzie di stampa si sbizzarriscono ad interpretare questa frase. E c’e’ anche una nota dell’Ansa che riporta giudizi anonimi della Cgil sul discorso di D’Amato. Molto meno diplomatici di quelli di Cofferati: “In sostanza è come se D’Amato avesse affidato la leadership degli imprenditori al capo del governo”.

Va anche detto, comunque, che di tutt’altro tenore – almeno sulla parte relativa ai contratti e alla concertazione – sono le dichiarazioni dei leader della Cisl. Una per tutte: Savino Pezzotta, segretario mnazionale. Lui, nelle parole del presidente della Confindustria ci legge addirittura un’apertura sul fronte dei rinnovi. E dice: “Sui contratti ha fatto un’apertura ma io voglio verificare. Ci sediamo o no a un tavolo?”.
I segnali, insomma, possono essere interpretati in mille modi. Resta l’analisi fatta da D’Amato. Un’analisi che per il ministro Bersani “sembra una fotografia statica di come e’ l’Italia in confronto ad altre situazioni e magari non sceglie neanche tutte le fotografie: non viene mai fuori una foto in movimento”. Per capire: il ministro ha ricordato che “possiamo avere anche uno 0,1% in più di deficit-Pil sulla media europea, ma ne avevamo il 6,7% in più cinque anni fa”. Insomma, “in questo mancato incrocio tra fotografie statiche ed in movimento c’è un tratto di irrealismo nel valutare la situazione italiana. Non siamo all’anno zero”. «La parte della relazione dedicata
all’Europa è molto buona». Questo il commento di Giuliano
Amato all’intervento del leader della Confindustria Antonio
Nessun commento del Governatore della
Banca d’Italia, Antonio Fazio, sui temi economici trattati dal
presidente della Confindustria, Antonio D’Amato, nel suo
intervento all’assemblea annuale dell’Associazione di viale
dell’Astronomia. Sollecitato per una valutazione sull’obiettivo
di inflazione per il 2002, che Confindustria vorrebbe venisse
confermato all’1,2% indicato dal Dpef, Fazio ha risposto:
«Aspettate il 31 maggio», giorno delle considerazioni finali
all’assemblea dei partecipanti alla Banca d’Italia.
E addirittura una relazione ingenorsa la definisce Pietro Folena. O per dirla col ministro Melandri una relazione che “non prende atto della realtà della società italiana2.bisogno e un diritto sceglierà il diritto; e per questo, nei
prossimi mesi «la Cgil – ha concluso Cofferati tra gli applausi
- sarà in campo e i diritti saranno la nostra bussola».
Resta da dire di Amato che ha usato – se cosi’ si puo’ dire – parole di circostanza (”bella la parte sull’Europa”) e di Fazio (”non commento mia le relazioni”)