D´Amato cambia strada per dividere il sindacato – di Giuseppe Turani

08/04/2002


 
Pagina 30 – Economia
 
AFFARI & POLITICA
    Giuseppe Turani
D´Amato cambia strada per dividere il sindacato
Prima la sfida sull´articolo 18, ora gli ammortizzatori sociali. Ma in Confindustria si allarga il dissenso
 

E´ probabile che tutto quello che accade in giro non molti se ne siano accorti, ma Antonio D´Amato, il presidente della Confindustria è cambiato. A vederlo è sempre quello di prima, grande affabulatore e anche un po´ spaccone, ma dentro è un´altra persona. Stiamo per assistere al debutto, ha già cominciato qui e là con piccole prove, di un D´Amato «buonista». Se fino all´altro ieri era tutto scatenato nel voler assolutamente la riforma dell´articolo 18 (una riforma che non avrebbe portato alcun vantaggio ai suoi iscritti), adesso comincia a dire che accanto alla riforma dell´articolo 18 serve anche una riforma (in meglio, si spera) degli ammortizzatori sociali.
Il perché di questa svolta è del tutto evidente. Quando D´Amato predicava l´assoluta necessità di questa riforma (fino a spingersi a minacciare il governo), era convinto che sarebbe riuscito a dividere il sindacato (Cgil da una parte, Cisl e Uil dall´altra, al suo fianco). La sua campagna (unitamente a quella del governo) è stata però condotta con tale povertà di argomenti e brusca rozzezza da ottenere il risultato opposto. Ormai, Cgil, Cisl e Uil sull´articolo 18 sono uniti e non cambieranno parere: si può discutere di tutto, ma non di «quella cosa lì». Insomma, D´Amato (insieme al governo) ha lanciato i suoi missili, ma gli sono tornati indietro.
E stanno provocando qualche guaio in casa sua. Ormai non passa giorno senza che si levi qualche voce contraria. Se da Torino hanno detto subito che nulla gli poteva importare dell´articolo 18, adesso anche Tronchetti Provera e altri, raccomandano che la si pianti con questo chiasso e si cerchi piuttosto di dialogare con i sindacati. Esiste, insomma, una parte ragionevole della Confindustria la quale si rende conto che finora l´unico risultato concreto che si è avuto è stato quello di creare un compatto fronte sindacale, che non è mai (per gli industriali) una bella cosa. E se una parte dei colleghi di D´Amato lancia segnali di calma e inviti a cambiare i toni, c´è anche un´altra parte che, semplicemente, non va quasi nemmeno più alle riunioni della Confindustria, convinta che in quelle stanze si perde solo del tempo e, quando va bene, si fanno danni.
Per carità, tutto questo non significa che la poltrona di D´Amato sia in pericolo e che debba tornarsene a Napoli. No. Il malcontento esiste, si sta allargando, ma difficilmente si trasformerà in un´opposizione politica vera e propria. Mancano sia i programmi che un leader. E esiste anche una sorta di galateo che impedisce agli iscritti di creare troppi guai al presidente durante il suo mandato. Però in molti stanno facendo di tutto perché D´Amato, in un certo senso, si congeli da solo. E´ partito per una guerra sbagliata (e inutile), non l´ha vinta, pazienza. Vada al cinema e porti la morosa in vacanza. Il Cielo provvederà.
Ma D´Amato, purtroppo per la Confindustria, è di quelli tosti. Mai ammettere una sconfitta e mai mettersi calmo. Da qui la sua nuova edizione «buonista». Visto che chiedendo a gran voce la riforma dell´articolo 18 è riuscito solo a unire i sindacati e a spaccare (con fessure sottili, per ora) la Confindustria, adesso tenta la rivincita. Chiede riforma dell´articolo 18 e nuovi ammortizzatori sociali. Insomma, il bastone e la carota. In questo modo spera di ottenere, da buonista, quello che non gli è riuscito da «cattivista»: e cioè una spaccatura del fronte sindacale. Con Cisl e Uil seduti con lui a discutere amabilmente di quanto deve essere lungo il bastone e quanto devono pesare le carote, con la Cgil fuori dal palazzo a fare comizi e a agitare bandiere rosse.
Non si rende conto, ma questo capita spesso ai tipi iper-attivi, che è molto in ritardo rispetto alla storia. Che credibilità può avere uno che per un anno ha agitato solo il bastone, quando dice che adesso nel suo pacchetto ci sono anche delle carote? E poi dimentica che quelle carote lì, i nuovi ammortizzatori sociali, è roba da almeno 4-5 miliardi di euro. Insomma, 8-10 mila miliardi di vecchie lire. Denari che naturalmente deve tirare fuori il governo. E il governo, come si sa, è assediato dai suoi stessi ministri che vogliono soldi per poter fare qualcosa, per non passare alla storia come gente che ha fatto solo discorsi.
Non si sa, non so io, se Berlusconi vuole ancora bene a D´Amato. Ma credo che cominci a stargli un po´ sulle scatole. Dal punto di vista del capo del governo, infatti, il ragazzo napoletano si è rivelato una vera sciagura. Prima ha infilato tutti, governo compreso, in questo tunnel senza uscita dell´articolo 18. E adesso, per trovare una via d´uscita dignitosa, che consenta a tutti di salvare un po´ faccia, si è inventato buonista. Solo che il suo buonismo costa al governo Berlusconi una cifra che sta appunto fra i 4 e 5 miliardi di euro. Altri due amici e sostenitori di questo genere e il governo Berlusconi può dichiarare bancarotta.
Tutto questo, poi, per ottenere una mobilità (in uscita) e una flessibilità del lavoro dipendente che oggi non sono richieste da alcuna azienda, visto che il problema semmai è quello di tenersi stretti gli operai che uno ha avuto la fortuna di trovare (il tasso di disoccupazione nel Nord è a livelli bassissimi e scenderà ancora, e fra poco sarà guerra fra le aziende per trovare lavoratori).
Insomma, un disastro. Capisco quegli industriali che invece di andare alle riunioni di D´Amato, preferiscono andare a pesca.