D’Amato: «Art. 18, così il Paese torna indietro»

20/01/2003





Domenica 19 Gennaio 2003

ITALIA-POLITICA
«Art. 18, così il Paese torna indietro»

Referendum – Per D’Amato il voto può mortificare la capacità di competere – Sulle pensioni ok incentivi e disincentivi


DAL NOSTRO INVIATO
RIMINI – Il referendum per l’estensione dell’articolo 18 è «una trappola per la sinistra» e un tentativo di «riportare indietro le lancette dell’orologio, mortificando la volontà competitiva delle piccole e medie imprese». L’Italia non ha bisogno di nuovi «catenacci o chiavistelli» medievali, ma deve guardare avanti avviando in fretta le riforme. In tempi rapidi, entro febbraio, quella del mercato del lavoro e poi, entro la fine del 2003, fisco e pensioni. Dal 2004, infatti, si avvia, con le europee, una stagione di elezioni destinata a durare sino alle politiche del 2006, e «si sa che sotto le elezioni non si fanno grandi riforme». Il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, entra nel vivo del dibattito politico ed economico, sollecita un anno di svolta, in direzione opposta a quella indicata dai promotori del referendum, e si dice d’accordo ad affrontare il delicato tema delle pensioni con incentivi e disincentivi secondo l’ipotesi indicata dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. D’altra parte questa proposta era stata formulata nel 2001 da Confindustria e può garantire due importanti esigenze: da una parte la sostenibilità del sistema previdenziale, dall’altra la possibilità per i lavoratori di scegliere «fino a quando lavorare e quale pensione avere». Insomma, un modo intelligente per evitare «strappi generazionali». D’Amato parla a Rimini, in occasione dell’inaugurazione del Sigep, il salone internazionale della gelateria, pasticceria, panificazione. Un comparto formato in gran parte da piccole e piccolissime aziende che vedono un’eventuale estensione dell’articolo 18 come un cappio al collo della propria capacità di competere. Secondo il presidente di Confindustria il referendum sarà difficilmente evitabile, «non credo ci siano gli spazi per un intervento legislativo», ma il risultato è probabilmente scontato perchè «non credo che gli italiani siano d’accordo» con «politiche vecchie, che fanno arretrare l’Italia, la portano fuori dall’Europa e contraddicono ogni volontà di creare più occupazione e più occupazione legale». Secondo D’Amato questa iniziativa rappresenta «una trappola nella quale sono caduti i pezzi più retrivi del sindacato e i pezzi più ideologici della sinistra», è «la sintesi di tutte le contraddizioni di un mondo che guarda indietro», è «una vera provocazione fatta a sinistra». A questa provocazione, però, «la parte migliore della sinistra» sta rispondendo schierandosi per il no, dimostrando «uno slancio di maggiore pragmatismo», manifestando finalmente «la capacità di uscire dalle vecchie logiche». Sul tema delle pensioni, ad esempio, D’Amato vede nel Paese «un livello di consapevolezza molto alto» circa «la necessità di una buona riforma», consapevolezza ormai presente «anche nei sindacati, e mi riferisco a Cisl e Uil». D’altra parte senza una riforma intelligente, che «tutta l’Europa ci chiede», «non saremmo in grado di garantire le pensioni future». Intanto sta per andare in porto una riforma di grande rilievo, maturata mentre si litigava sull’articolo 18, quella del mercato del lavoro che D’Amato ama chiamare "di Marco Biagi". «Finalmente siamo nella fase conclusiva – commenta il presidente di Confindustria – sono convinto che verrà varata in modo definitivo nelle prossime settimane. È stata concepita nel settembre 2001, se riusciamo a concluderla a febbraio 2003, sarebbe un’enorme accelerazione rispetto ai tempi necessari per varare una riforma in Italia». Per i confronti non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ci sono voluti quasi 15 anni «per liberarci della scala mobile», mentre il capitolo pensioni «aperto all’inizio degli anni 90 non è ancora chiuso». EMILIO BONICELLI