D’Amato «apre» sui contratti

13/06/2001
La Stampa web





Mercoledì 13 Giugno 2001

Dal congresso Cisl la proposta di rinnovare il modello di concertazione. La Uil è d’accordo
D’Amato «apre» sui contratti
Pezzotta: serve un nuovo patto sociale
Roberto Giovannini
ROMA Antonio D’Amato ne è convinto: ci sono «segnali di aperture» tra Confindustria e i sindacati, in particolare con la Cgil. Da Milano, il presidente degli industriali spiega che per i rinnovi contrattuali «ci sono trattative che le categorie portano avanti nel rispetto della dialettica, e mi pare ci siano segnali di importanti aperture sull’uno e l’altro fronte». Insomma, è possibile che «si vada velocemente alla conclusione dei contratti» (sia pure «nella compatibilità dei conti economici e nel rispetto dei tassi di inflazione sostenibili e programmati»). Sarebbe una buona cosa per tutti, conclude D’Amato, «perché una normalità nei rapporti in fabbrica è evidentemente importante per poter lavorare bene». Si vedrà presto se questi segnali di pace di D’Amato porteranno risultati; a sentire il suo «arciavversario», il segretario Cgil Sergio Cofferati, per adesso le aperture del leader di Confindustria sono largamente simboliche e prive di sostanza.
Ieri, dalla tribuna del Congresso, il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta ha proposto al governo e agli imprenditori la realizzazione di «un nuovo patto per lo sviluppo che riveda quello del luglio ’93». Il nuovo patto andrà realizzato attraverso «una concertazione a tutto campo» che comprenda «le grandi questioni della competitività, dello sviluppo, delle differenze tra Nord e Sud, del welfare, dell’ambiente, della modernizzazione». Un confronto che, avverte il segretario generale della Cisl, deve essere condotto « senza pregiudizi, né veti, né tabù di qualsiasi parte». Ad Antonio D’Amato Pezzotta riconosce di avere, con l’ultima assemblea confindustriale, «rilanciato il dialogo e la concertazione», ma nello stesso tempo richiama gli industriali a un comportamento corretto nelle vertenze contrattuali aperte: «la chiusura dei contratti – afferma Pezzotta – è il banco di prova della credibilità delle associazioni imprenditoriali».
L’altra novità riguarda la flessibilità, nei confronti della quale la Cisl «non ha pregiudiziali, purché sia contrattata», e che anzi «considera un’opportunità per accrescere l’occupazione» e per evitare la precarizzazione che deriva dal proliferare dei lavori parasubordinati. L’idea è quella di sperimentare al Sud delle forme specifiche di contratti «leggeri», con regole meno stringenti sia per le assunzioni che per i licenziamenti, e contestualmente introducendo una rete di protezione costituita da formazione e sostegno al reddito. «Totale e definitivo», invece, il «no» all’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Nei commenti, il direttore generale di Confindustria Stefano Parisi coglie le aperture della relazione di Savino Pezzotta sulla flessibilità, pur criticando l’atteggiamento cislino in tema di pensioni: «dal discorso di Pezzotta – dice – emerge un sindacato moderno che vuole accettare le sfide della competitività e della globalizzazione». Positiva la valutazione del numero Uil Luigi Angeletti, che ha visto anche «un sincero rilancio dell’unità sindacale». La Cgil, per bocca del segretario confederale Walter Cerfeda, al contrario boccia la proposta di Patto sociale: «ad oggi – dice – non ci sono le condizioni. Per fare un Patto bisogna essere in tre, ma né il governo né la Confindustria hanno messo in campo delle disponibilità sindacali». Anche sulle flessibilità proposte da Pezzotta, per Cerfeda esse «hanno bisogno di regole, che sono quelle europee. Noi – ha osservato – siamo per discuterle e contrattarle ma purchè abbiano queste caratteristiche».
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