D’Amato al governo: ora le scelte difficili

25/05/2001
La Stampa web

 




Venerdì 25 Maggio 2001
D’Amato al governo: ora le scelte difficili
Apertura ai sindacati: basta con il clima di tensione
Roberto Ippolito
ROMA Niente sconti. Puntualizza Antonio D’Amato, presidente della Confindustria: «Non possiamo fare nessuna concessione. A nessuno». Quindi nemmeno a Silvio Berlusconi, presto alla guida del governo dopo la vittoria del centrodestra alle elezioni, pressato anzi a prendere presto misure anche impopolari. Eccola qui la Confindustria che celebra l’assemblea annuale, con 1.200 imprenditori e 4.500 presenti compresi gli invitati, in coincidenza «con l’avvio di un nuovo ciclo della politica italiana».
Coincidenza che impone a D’Amato, dopo un anno di presidenza tutta all’attacco, un grande sforzo di equilibrio, sforzo che dura per tutte e 46 le pagine della sua relazione. Sin dal secondo capoverso D’Amato, sotto gli occhi di Giovanni Agnelli o di imprenditori come Roberto Colaninno e Luciano Benetton, mette le mani avanti ricordando che la sua organizzazione non ha «espresso nessuna valutazione di merito» sui risultati, rivendicando piena «autonomia». E limitandosi a osservare che ci sono «adesso le condizioni per la stabilità e la governabilità indispensabili», ovvero il verdetto del voto è netto.
Ma avendo alle spalle un anno di polemiche anche aspre con il centrosinistra cosa significa per gli imprenditori avere di fronte Berlusconi? La condivisione del programma confindustriale manifestata a marzo da Berlusconi all’assise di Parma ha fatto pensare alla possibilità di uno sbilanciamento della Confindustria a favore del centrodestra. Assente Berlusconi, ma non il presidente del Consiglio ancora in carica Giuliano Amato, il numero uno degli industriali ribadisce la dottrina dell’equidistanza da qualunque schieramento della sua organizzazione. E tenta di evitare qualunque rischio di apparire favorevole alla svolta politica, o appiattito sulla nuova realtà.
Anzi, pur senza trascurare i punti concreti di convergenza, la Confindustria mette alla prova sin da ora il futuro governo: «Tocca al governo sapere realizzare il programma di riforme sul quale ha raccolto il consenso dei cittadini». D’Amato, che mette anche l’accento sull’esigenza del dialogo sociale, ricorda che saranno necessarie «scelte difficili, forse in un primo momento anche impopolari». Si aspetta che la stabilità porti risultati in tempi rapidi: la velocità del cambiamento è fondamentale.
Equilibrio significa parlare anche al centrosinistra, finora anima del governo ma sconfitto dal voto: «Tocca all’opposizione svolgere un ruolo costruttivo, rilanciandosi su un progetto di modernizzazione» afferma D’Amato. Subito dopo di lui, è il ministro uscente dell’industria, Enrico Letta, a intervenire come di consuetudine. Letta afferma: «Lasciamo un paese che consente alle imprese di guardare al futuro con ottimismo». E’ questo un modo per rivendicare i risultati del centrosinistra. Il ministro assicura poi: «Saremo un’opposizione costruttiva».
Uno degli interrogativi del nuova realtà politica è l’evoluzione del confronto fra le parti sociali. Nell’anno passato, D’Amato ha combattutto aspre battaglie con il segretario della Cgil, Sergio Cofferati, non a caso ieri grande assente. Stando almeno al testo della relazione, ora D’Amato punta esplicitamente alla distensione dei rapporti sindacali. Sostiene che «occorre depurare» e «svelenire il confronto». D’Amato dichiara che non è possibile «uno scontro tra posizioni assolutamente incomponibili in quanto rese troppo rigide dalle pregiudiziali politiche ed ideologiche. Insomma «sia sul piano politico» che «sociale» bisogna «uscire dal clima di tensioni esasperate».
Da queste premesse si arriva poi, nella parte finale, al capitolo dedicato al «dialogo sociale» da «rilanciare, anzi, rifondare». D’Amato pone l’esigenza dell’autonomia dal gioco politico. Si dice pronto a parlare «ma tutti devono essere disposti a fare qualche concessione» non avendo «nè pregiudiziali, nè veti, nè tabù». Viene riproposta «la questione della flessibilità del mercato del lavoro non solo in entrata ma anche in uscita», in pratica la questione delle condizioni per i licenziamenti. Poi viene difesa la bontà dell’accordo sulle regole per i contratti a termine sottoscritto senza la Cgil ma anche senza la Confcommercio (accordo di cui il governo può tener conto applicando la direttiva europea). Il dialogo sociale, ovvero la concertazione, potrà riprendere su queste basi? Cofferati non lo crede.
D’Amato presenta poi le idee e le proposte della Confindustria. Indica al governo alcuni traguardi da raggiungere: «alzare il tasso di occupazione dall’attuale 53% al 60-65%», «dimezzare la dimensione dell’economia sommersa» allineandola alla media europea, «ridurre drasticamente la distanza tra il Mezzogiorno e il resto del paese». Quindi compila «l’agenda dei prossimi mesi», indica cioè al governo le priorità: «Per dare il senso della svolta occorre affrontare subito alcune questioni: contratti a termine, fisco, lotta al sommerso, infrastrutture».
Copyright ©2001 Scrivi alla Redazione Credits Publikompass