D´Amato ai sindacati: “Riprendiamo il dialogo”

15/04/2002


 
Pagina 9 – Interni
 
Il presidente di Confindustria critica Cgil, Cisl e Uil, ma offre "una mano tesa"
 
D´Amato ai sindacati: "Riprendiamo il dialogo"
 
Replica al premier: riforme ma nei tempi giusti
 
 
 
 
DAL NOSTRO INVIATO
VITTORIA SIVO

PARMA – Le critiche al governo restano, ma in tono più pacato e costruttivo. Il dito accusatore è ancora puntato contro il sindacato alla vigilia di uno sciopero generale «tutto politico» ma si accompagna ad una «mano tesa» di invito a riprendere il dialogo. Al solitamente battagliero Antonio D´Amato deve essere costato un bello sforzo chiudere il convegno di Confindustria misurando le parole col bilancino. Il giovane presidente degli industriali non è uomo da equilibrismi, eppure questa volta ce l´ha messa tutta per non calcare la mano, dopo la partenza sprint del giorno avanti.
A quel voto di risicata sufficienza affibbiato all´operato del governo, Silvio Berlusconi ha replicato in un lungo e abbastanza applaudito discorso, con presenze da record (settemila imprenditori accreditati). Come pure buona accoglienza in sala hanno avuto altri esponenti della maggioranza come l´economista Renato Brunetta. E D´Amato ne ha tenuto conto. «Non so se, come ha detto il presidente del Consiglio, siamo tanti da dare invidia a Cofferati. Di certo siamo tanti da dare fiducia al paese», è stato il suo esordio orgoglioso, come a contraddire le voci di dissensi interni alla Confindustria. Orgogliosa è stata anche la rivendicazione di aver creato, come imprese, i 170 mila posti di lavoro in più quest´anno, centomila in più dell´anno scorso. «Li abbiamo creati noi, non il governo, non l´opposizione, non i sindacati» , ha detto D´Amato. E´ molto, ma non basta, perché per rispettare gli obiettivi del vertice europeo di Lisbona «dobbiamo creare nei prossimi dieci anni circa 5 milioni 800 mila nuovi posti» . Le imprese quindi si impegnano a fare molto di più, a patto di avere le «riforme giuste nei tempi giusti», cioè «non con i tempi della politica italiana, ma con quelli che ci impongono i mercati. Purtroppo per la competitività passi avanti ne sono stati fatti pochi» .
E´ un modo per rispondere a Berlusconi che reclamava dalle imprese coraggio nell´investire e nel creare occupazione e per rilanciare la palla nel campo del governo. Perché, ha insistito il presidente di Confindustria, «il tagliando della competitività non ci porta buone notizie: le cose da fare sono ancora tante», le riforme sono tutte importanti, non ci sono né sconti né scambi da fare. I passi del governo fin qui sono stati «incerti» su fisco, pensioni, liberalizzazioni. Va bene invece la riforma del mercato del lavoro ricalcata sul libro bianco di Marco Biagi.
Il messaggio indirizzato ai sindacati è ancora una volta critico, condito però da un rinnovato invito a sedere tutti attorno al tavolo. Al leader della Cgil D´Amato ha detto di «dimenticare di fare politica e tornare a fare il sindacalista», accusandolo di avere proclamato lo sciopero generale «per battere il governo Berlusconi, come Cofferati stesso ha dichiarato». Al fronte sindacale sul piede di guerra guardano anche gli altri ministri che il convegno ha ospitato ieri. «Per poter governare non vorrei che i ministri dovessero iscriversi al sindacato» , ha ironizzato il ministro per le Attività produttive Antonio Marzano, convinto che l´articolo 18 «non è l´unico tappo che frena la crescita delle imprese» . Un modo per sdrammatizzare questo aspetto, senza però fare dietro-front. Invece Rocco Buttiglione, ministro per le Politiche comunitarie, è molto più cedevole verso i sindacati. L´articolo 18 non è la «questione» . «Dobbiamo invece parlare di tutto per arrivare a metà strada. Potremmo anche giungere alla conclusione che per il momento l´articolo 18 non è così importante».