D’Amato a Cofferati «Le polemiche non aiutano lo sviluppo»

29/03/2001

Il Sole 24 ORE.com



    D’Amato a Cofferati: ci possono essere dissensi, l’importante però è arrivare a una convergenza che metta al centro la competitività

    «Le polemiche non aiutano lo sviluppo»
    Ma restano le distanze su sommerso, Tfr e flessibilità del lavoro
    Letta insiste per un tavolo
    Nicoletta Picchio
    ROMA. Un invito a sedersi al tavolo sui contratti a termine. «Il confronto tra Confindustria, le altre organizzazioni imprenditoriali, Cisl e Uil è ancora aperto. Facciamo gli accordi con chi ci sta per rendere il Paese più competitivo». E una riflessione sulla concertazione: «serve se non si blocca sui tatticismi, oltre ad avere bisogno di un Governo che sappia andare fino in fondo. Non mettiamo e non accettiamo pregiudiziali». Antonio D’Amato è seduto a due sedie di distanza da Sergio Cofferati, invitati alla presentazione del libro del ministro dell’Industria, Enrico Letta sulla competitività italiana. Ma quasi due ore di dibattito non sono servite ad avvicinare le posizioni di Confindustria e Cgil: mercato del lavoro, trattamento di fine rapporto, lotta al sommerso. Le ricette divergono e riemergono gli stessi ostacoli che da mesi fanno naufragare qualsiasi tentativo di negoziato. «Considero legittimi gli accordi separati, ma non staremo nè fermi nè zitti», risponde Cofferati. L’accusa di essere il "signor no"? «È una concertazione che non finisce ad assegnare un diritto di veto a chi non è d’accordo», dice il segretario generale della Cgil.
    «Un fossato ampio», commenta in chiusura il ministro Letta. Che rischia di rallentare la soluzione dei problemi del Paese, ingessandoli in una battaglia politica ed ideologica. Proprio da questo scenario la Confindustria ha cercato di uscire, lanciando a Parma le proposte sulla competitività. E ieri D’Amato ha rilanciato i tre obiettivi principali che l’Italia deve raggiungere per stare al passo con gli altri Paesi: aumentare il tasso di occupazione per arrivare al 65% in cinque anni, ridurre il sommerso dal 30 al 14%, ridurre il divario tra Nord e Sud, che oggi è 43 punti di Pil. «Non trovo alcun interesse a fare polemiche che non aiutano la competitività. Abbiamo fatto proposte per il Paese, proprio per rifiutare la logica dei veti incrociati. Ci possono essere punti di vista diversi, ma l’importante è arrivare ad una convergenza politica che metta la competitività, la civiltà e la legalità al centro», ha detto D’Amato. E scende nei dettagli: la lotta al sommerso è un punto prioritario, «rappresenta la corruzione di vent’anni fa, è un vero e proprio ammortizzatore sociale di questo Paese», dice il presidente della Confindustria. Per combatterlo, aggiunge, servono una serie di riforme: la flessibilità del mercato del lavoro e una revisione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sono a suo parere uno dei tanti argomenti che andrebbero affrontati, insieme ad una riduzione del carico fiscale, con una politica che consenta l’emersione in un periodo limitato di tempo, senza prolungare i "doppi regimi". «Il sommerso vale da noi oltre 700mila miliardi: sono risorse che consentirebbero una riduzione delle tasse ed altri interventi», continua D’Amato.
    Immediata la replica di Cofferati: l’articolo 18 dello Statuto non si tocca, visto che è stato anche confermato dal referendum tra i cittadini. Ed è stato un errore, continua il leader della Cgil, pretendere di collegarlo alla trattativa sul trattamento di fine rapporto. Con questa stessa posizione Cofferati si riproporrà al prossimo Governo, «qualunque possa essere», convinto però che di Tfr bisognerà assolutamente parlare prima della verifica sulle pensioni. È vero, ammette Cofferati, il sommerso è un problema grave, ma ci sono nella cassetta degli attrezzi i contratti di emersione e i nuovi sgravi contributivi e fiscali decisi in un accordo tre imprese e sindacati nel 1999 e che sono diventati operativi all’ inizio dell’anno.
    Troppo poco per D’Amato, che snocciola i dati sui contratti di riallineamento: sono usciti allo scoperto 10mila lavoratori, esclusa l’agricoltura. Contesta le cifre Cofferati: sono 15mila solo a Lecce. E ribadisce che la richiesta delle imprese di una riduzione Irpeg favorirebbe soprattutto il Nord. Altro elemento di polemica, gli investimenti in innovazione: per Cofferati gli industriali ne fanno pochi. Prende le carte e contesta il presidente della Confindustria: le imprese fanno soprattutto innovazione di processo, proprio per superare i problemi imposti dalla rigidità del lavoro, potendo utilizzare, di conseguenza, meno risorse per l’innovazione di prodotto. Infine la rappresentanza sindacale: di fronte alla possibilità di accordi separati, per il leader della Cgil sarebbe opportuno misurare le diverse forze in campo. «La lobby di Confindustria ha bloccato la legge in discussione in Parlamento», dice Cofferati. D’Amato ammette: «Abbiamo fatto lobby, ma la rappresentanza non è tema da fissare per legge».
    Non potevano mancare riferimenti alla politica, e in particolare all’intervento del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, a Parma. «Berlusconi ha condiviso le proposte delle imprese e nessuno ha contestato», rimarca Cofferati. D’Amato sottolinea invece la sua equidistanza dalla politica: «Piuttosto le aperture di Rutelli nei nostri confronti sono state subito smentite da Cofferati. Se fosse venuto a Parma, come il leader della Cisl Pezzotta, avrebbe verificato l’equidistanza di Confindustria».
    Il ministro dell’Industria registra le divergenze e si proietta a dopo le elezioni: «il prossimo Governo dovrà ridurre questo fossato, il centro sinistra potrebbe farlo». E lancia una proposta: nei primi 100 giorni di un Esecutivo a guida Rutelli sarebbe opportuno mettere sul tavolo tre argomenti: trattamento di fine rapporto, verifica della previdenza (che, specifica Letta, non è una nuova riforma, ma un’analisi dei conti), flessibilità del mercato del lavoro, escludendo l’articolo 18, visto che un referendum tra i cittadini l’ha confermato. Il presidente della Confindustria ascolta e dice: «Confronto sì, ma senza pregiudiziali».
    Giovedì 29 Marzo 2001
 
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