Dalle società di ingegneria un altolà ai colpi di mano sulla «Merloni-ter»

19/11/2000

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Sabato 18 Novembre 2000
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Dalle società di ingegneria un altolà ai colpi di mano sulla «Merloni-ter»

ROMA. Il realismo ben può accompagnare il processo di liberalizzazione nelle professioni. E in questo quadro, il disegno di legge approvato dal Governo venerdì 10 novembre «è la migliore riforma possibile nell’attuale situazione, in cui ogni parte coinvolta — Ordini e Associazioni — trova un elemento positivo: i primi hanno la conferma della loro esistenza e le seconde guadagnano il riconoscimento giuridico». Giuseppe Lupoi, portavoce del Colap — il coordinamento delle Associazioni rappresentative delle professioni non regolamentate — non nasconde che «la riforma non ha la portata che ci aspettavamo all’inizio della legislatura sulla base delle dichiarazioni dell’ex premier Romano Prodi. Tuttavia, al termine del lungo confronto tra Governo, Ordini e Associazioni, iniziato dal sottosegretario Enrico Micheli e portato a termine dal ministro della Giustizia, Piero Fassino, dobbiamo ammettere di aver fatto un buon passo avanti. Alle Associazioni — conclude Lupoi — è consentita la scommessa di affermarsi come garanti degli utenti attraverso al certificazione delle competenze degli iscritti».

Tuttavia, per Lupoi sul disegno di legge — che va approvato entro la legislatura — si stanno addensando opposizioni strumentali, come quella degli Ordini sulle società con soci finanziatori, una previsione che è «solo un elemento di dettaglio. Infatti — afferma Lupoi — medici, tecnici e avvocati già hanno sulle società una disciplina specifica. Quindi, la questione dei soci di solo capitale si pone al più per le professioni economico-contabili».

A difesa dell’impianto disegnato da Fassino, si schiera anche l’Oice, l’associazione delle società di ingegneria. L’Oice apprezza la salvaguardia della Merloni-ter: «confermando le società di ingegneria — si spiega in un comunicato — si è correttamente preso atto di una realtà societaria operante con successo di fronte all’agguerrita concorrenza internazionale e da anni riconosciuta a livello normativo. Preoccupa, però, la cosiddetta norma di coordinamento: le prime dichiarazioni dei rappresentanti degli Ordini delle professioni tecniche confermano i nostri timori di un possibile futuro utilizzo di questa norma come "grimaldello" per rimettere in discussione l’esistenza delle società di ingegneria».

Intanto, la riforma delle professioni è al centro dell’Assemblea nazionale dei tributaristi della Lapet, in corso da ieri a Montesilvano (Pescara).

M.C.D.