Dalle colf «sanate» 100 milioni di euro

04/03/2002





Stimate le possibili entrate dell’Inps
Dalle colf «sanate» 100 milioni di euro
Marco Peruzzi
ROMA – A regime, nell’ipotesi del Governo, la regolarizzazione delle colf potrebbe fruttare fino a 100 milioni di euro all’anno. È la stima sugli effetti per le casse dell’Inps che potrebbe produrre il disegno di legge sull’immigrazione approvato due giorni fa dal Senato e che adesso passa alla Camera in un clima che si conferma infuocato. «A Montecitorio – dice il relatore Gabriele Boscetto (Fi) – il provvedimento dovrebbe essere pronto per l’Aula per fine mese. È possibile, quindi, che venga definitivamente approvato per i primi di maggio. Così, considerati i tempi necessari per la pubblicazione e quelli per l’entrata in vigore, è prevedibile che la nuova legge sia operativa intorno alla metà di giugno». Se così fosse, i datori di lavoro che vorranno regolarizzare la colf o la «badante» (cioè chi si occupa delle cure domestiche nelle famiglie in cui c’è un portatore di handicap) dovranno fare la domanda entro la metà di agosto, nei due mesi successivi all’entrata in vigore. Secondo Boscetto, infatti, non sarà necessario attendere un regolamento che fissi le modalità e tempi della domanda: «Potrebbe essere sufficiente – sostiene – una semplice circolare ministeriale». In quell’occasione i datori di lavoro dovranno versare (a fondo perduto) una cifra pari a tre mesi di contribuzione previdenziale. E siccome il Governo, aggiornando le cifre dei potenziali beneficiari della sanatoria, adesso si pone l’obiettivo di 70mila unità, il totale del «prezzo d’ingresso» da versare inizialmente all’Inps sarà complessivamente pari a 31,5 milioni di euro. Il contributo medio mensile di una colf, infatti, sulla base delle retribuzioni convenzionali applicate, si aggira intorno ai 120 euro. Una media utile per capire anche quanto potrà essere, a regime, il beneficio per le casse dell’Istituto previdenziale. Ponendo che in un anno saranno versati per ogni nuovo iscritto 1.440 euro, se si moltiplica questa cifra per i 70mila si ottengono 100 milioni di euro. Se invece la regolarizzazione, come sostiene la Caritas, dovesse interessare 200mila persone, allora i nuovi contributi annui sarebbero pari a 288 milioni di euro. Ma il cammino parlamentare del disegno di legge non sarà semplice: i commenti e le polemiche a distanza sono proseguiti anche ieri e hanno visto come protagonisti, tra gli altri, il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, il vicepresidente di Confindustria, Guidalberto Guidi, e il presidente dei Ds, Massimo D’Alema. A favore del provvedimento si è schierato Formigoni: «Ritengo che questo disegno di legge, molto criticato per motivi ideologici, costituisca un primo passo importante dal punto di vista del metodo, in quanto mette in relazione l’ingresso e la permanenza sul territorio italiano con la legalità e il lavoro. Un limite – ha aggiunto Formigoni – è costituito però dalla residualità delle competenze che il testo affida alle Regioni nella determinazione dei contingenti». Considerazioni simili anche quelle di Guidi, secondo il quale «alla nuova legge servono una maggiore flessibilità e un più stretto rapporto con le realtà locali, soprattutto per una più corretta gestione dei flussi». Per Massimo D’Alema, invece, il disegno di legge, «introducendo dei principi inaccettabili, produrrà più lavoro nero, più clandestinità e più criminalità».

Sabato 02 Marzo 2002