Dalle bollette alla frutta il salasso non si ferma

08/10/2004


            venerdì 8 ottobre 2004

            analisi

            ECONOMISTI E CENTRI DI RICERCA PESSIMISTI SENZA ECCESSI: CI SARANNO RINCARI MA L’IMPATTO SUL PIL SARÀ LIMITATO
            Dalle bollette alla frutta il salasso non si ferma
            Garonna (Confindustria): il caro-benzina potrebbe non trasferirsi
            all’inflazione di fondo, però ci vuole moderazione su tariffe e salari


            Luigi Grassia

            DICE l’Ocse che ogni 10 dollari di aumento del barile di petrolio costano ai Paesi avanzati uno 0,5% in più di inflazione e uno 0,4% in meno di crescita del prodotto lordo. È tanto? È poco? È una cosa sostenibile a lungo termine?

            Al Rie di Bologna fanno un’ipotesi azzardata ma che considerano giustificata dalla straordinaria novità della situazione. Spiega il direttore Davide Tabarelli: «Ho appena completato un giro di telefonate intercontinentali fra economisti e siamo tutti un po’ disorientati. Non è solo eccezionale il petrolio a 50 dollari ma anche il fatto che non ci siano segni di rallentamento nei consumi energetici. Negli Usa la crescita del consumo di benzina e gasolio a settembre è dell’1,5%, in Italia del 2,4% nei primi otto mesi del 2004 e addirittura del 5,3% in agosto. Lo stesso avviene in tutta Europa. I consumi petroliferi globali crescono di 2,5 milioni di barili al giorno come niente fosse; l’economia planetaria si espande del 5%. Segni di recessione non si vedono». Quindi? «Sembra che il mondo possa pagare senza troppi problemi 50 dollari al barile e di questo passo perché non 60?».


            Il ragionamento corre sul filo del paradosso ma sembra trovare conferma nella realtà italiana, come fotografata da Confindustria. Il direttore del Centro studi, Paolo Garonna, osserva che «non ci sono ragioni di modificare in modo sostanziale le previsioni di crescita del pil, pari al +1,3% nel 2004 e fra l’1,9 e il 2% nel 2005». Garonna si sbilancia meno sull’inflazione ma la vede addirittura in frazionale calo nel biennio, ed è «una previsione che collima con quelle della Bce». Stupefacente, in un momento simile, ma il direttore si affretta a precisare: «Non sto dipingendo un quadro in rosa. Contiamo sul fatto che l’economia sia diventata più flessibile e che l’inflazione che si percepisce al distributore di benzina non si ripercuota sull’inflazione di fondo del sistema. Il ciclo ancora debole dovrebbe contenere i prezzi, infatti quelli alla produzione sono fermi all’1%, e anche dal mercato del lavoro, con i rinnovi contrattuali, ci aspettiamo senso di responsabilità, come pure dalla “moral suasion” del governo nei confronti della distribuzione. Importante sarebbe pure che il governo e gli enti locali raffreddassero le tariffe».


            Questo è un punto dolentissimo. Donato Berardi, responsabile delle analisi sui prezzi dell’istituto Ref di Milano, ricorda che «un paio di giorni prima della conversione lira-euro il biglietto del bus a Milano è rincarato del 30%». Purtroppo è successo lo stesso in tutte le città, «e poi ci sono stati aumenti fra il 4% e il 6% all’anno fra il 2001 e il 2004 per la tassa sui rifiuti, per l’acqua, per i taxi… È stato un pessimo segno. Da parte degli enti pubblici non è solo mancata l’attenzione al contenimento dei prezzi ma si è dato il peggiore esempio possibile. Se chi deve promuovere l’inflazione programmata è il primo a non crederci, è ovvio che no se ne faccia niente».


            Suo malgrado il Ref prevede «tariffe ancora in crescita nel 2005, per compensare i ridotti trasferimenti agli enti locali. Invece dai pubblici esercizi come bar, ristoranti e alberghi, ci aspettiamo una calmata, visto il calo degli introiti dovuto ai prezzi troppi alti». Brutte notizie dalla benzina: rincarerà ancora», perché a giudizio di Berardi «i petrolieri hanno fatto un grande sforzo per comprimere i prezzi al distributore fra maggio e settembre, mentre il barile passava da 35 dollari a 50». A dir la verità, il plauso per questo sforzo dei petrolieri non sarà unanime fra noi automobilisti, che semmai ci sentiamo torchiati, ma a prescindere dal giudizio che si dà sull’accaduto appare certa la previsione di ulteriori aumenti.


            Invece per elettrodomestici, cellulari e hi-fi, insomma in quei settori dove si avverte la concorrenza asiatica, il Ref si aspetta «prezzi saranno in stasi o in calo. Pensate all’effetto calmierante che hanno prodotto marche come Lg». Il complesso delle spinte al rialzo e al ribasso non dà comunque indicazioni confortanti, secondo l’istituto di ricerche milanese: Berardi prevede che cresca dall’attuale 2,1 al 2,4% a fine anno, «forse già a ottobre».


            Piuttosto pessimista anche Tabarelli del Rie che si attende, fin dalle prossime settimane, «rincari per tutto ciò che viene trasportato» e dunque subisce il caro-benzina: l’amara novità dovrebbe riguardare anche gli alimentari, inclusa l’ortofrutta i cui prezzi, ultimamente, erano in frenata. Quanto all’elettricità e del gas, che sono oggetto di studio peculiare dell’istituto bolognese, Tabarelli prevede «un aggravio fra il 3 e il 4% con le prime bollette del 2005», perché finora i rincari hanno assorbito solo in parte il caro-greggio.


            Fra le notizie di giornata è l’ennesimo record del gasolio il cui prezzo è salito ieri a 1,015 euro al litro (mentre la benzina non si è mossa dal «top» di 1,182). Da segnalare anche Air France-Klm (la compagnia con cui dovrebbe unirsi Alitalia una volta risanata) ha deciso di far gravare il caro-carburante sui clienti per 11 euro a biglietto a partire dell’11 ottobre: il sovrapprezzo si aggiunge ai precedenti rincari portandone il totale a 26 euro per i voli a lungo raggio, tuttavia si avverte che «se il prezzo del petrolio scenderà sotto ai 40 dollari la sovrattassa sarà abolita».