Dalla tassa occulta sul Tfr uno «scippo» da 2,5 miliardi

21/07/2003

      domenica 20 luglio 2003

      Tanto incasserà il governo in 5 anni grazie all’aliquota che passa dal 18 al 23%. Colpite soprattutto le fasce di reddito che non superano i 30mila euro annuali
      Dalla tassa occulta sul Tfr uno «scippo» da 2,5 miliardi

      ROMA «Grazie alla tassa occulta sul Tfr (trattamento di fine rapporto) che passa dal 18 al 23% il governo incassa la bellezza di circa 2,5 miliardi in cinque anni. Uno scippo clamoroso, una vera e propria rapina E non hanno alcuna intenzione di correggere la rotta». A rivelare gli ultimi dati forniti dal governo nella nota presentata in parlamento
      è il deputato ds Giorgio Benvenuto. Il quale ha già presentato un disegno di legge volto a correggere la «dimenticanza» del governo sul regime fiscale delle liquidazioni.
      In sostanza si tratta di inserire una clausola di salvaguardia per quei casi che con l’introduzione dell’aliquota unica al 23% del primo modulo di riforma fiscale risultano svantaggiati, tanto da pagare per l’appunto 2,5 miliardi di euro in più da qui al 2008.
      Il sistema è stato adottato per i redditi, ma non per la tassazione separata che riguarda appunto il Tfr.
      La questione è nota da tempo: l’opposizione ha subito chiesto il correttivo, che è stato votato in commissione anche dalla maggioranza, ma il risultato è che l’esecutivo prende tempo e dilaziona le scadenze. Tanto che finora ha presentato ben cinque note con cifre sempre diverse. «Prima hanno detto una somma pari a un terzo degli ultimi 2,5 miliardi – continua Benvenuto – poi la metà, e oggi se ne escono con quei 5mila miliardi di vecchie
      lire. Voglio far notare che la somma corrisponde all’incirca al blocco delle pensioni d’anzianità per due anni. E la Lega non dice nulla? Se solo si pensa che tutte le riduzioni fiscali che il governo dichiara di aver fatto sono state finanziate con 3,5 miliardi di euro, si dimostra che con una mano si è dato e con l’altra si è tolto». Altro esempio: la «manovrina» fatta sulle tasche degli italiani che incassano il Tfr equivale ad alzare il prezzo della benzina di 11 centesimi di euro. Eppure tutti tacciono, mentre prosegue l’opera di boicottaggio del governo sulla proposta di correzione. Eppure tutta la maggioranza ha votato a favore della clausola: alla faccia della collegialità e delle prerogative parlamentari. Per la verità il Carroccio non dice nulla neanche su un altro aspetto della stessa partita. «La nuova formulazione delle aliquote – scrive il governo
      nella nota – determina una maggiore imposizione per gli importi il cui reddito annuale di riferimento risulti minore di 31.855 euro». Insomma, a non avere vantaggi nel nuovo regime sono le fasce più basse, quelle che non superano i 30mila euro annuali. Altro che lotta ai privilegi, tanto propagandata dal ministro del Welfare Roberto Maroni.
      E c’è di più. «Da un’elaborazione effettuata sui dati provvisori relativi ai modelli presentati nel 2002 – continua la nota dell’esecutivo – risulta che i soggetti il cui reddito di riferimento è inferiore a 31.855 euro rappresentano circa il 97% del totale». Come dire: gli svantaggi vanno al 97%, si salva da brutte sorp rese soltanto il 3% dei neopensionati,
      quelli con gli assegni più ricchi. E poi si chiede di aprire un tavolo sulla previdenza.«Qui si ripete la logica già vista con le successioni – conclude Benvenuto – Le liquidazioni altissime, pagano come prima, quelle al di sotto pagano di più».

      b. di g.