Dalla Fiat al pubblico impiego i sindacati sempre più divisi

09/02/2011

Fiat: ancora una divisione tra i sindacati sulla scia del modello Pomigliano- Mirafiori. In attesa del ritornoaRomadi Marchionne, chiamato a spiegare l’ipotesi che il Lingotto sposti la sede centrale a Detroit, ieri a Torino è stato siglato l’ennesimoaccordo senza la Fiom, mentre
non cessano le critiche, soprattutto su come il governo ha gestito la partita.«Non hovisto nessun intervento, né pro, né contro, né di striscio, su questo tema», attacca l’ex
premier Romano Prodi «Questa non è una polemica politica ma è la constatazione di una realtà incredibile. Siamo stati mesi e mesi senza ministro dello Sviluppo nel corso della crisi più grave degli ultimidecenni». Sabato, il vertice tra l’esecutivo e Marchionne avviene con colpevolissimo ritardo. «Mi aspetto che da questo incontro esca ciò che da un anno dovrebbe essere fatto – gli fa eco la leader Cgil Susanna Camusso – cioè che si apraun tavolo, con i sindacati, con
l’azienda in cui venga illustrato il piano di investimenti per l’Italia». I tavoli che si sono visti finora hanno portato una divisione dopo l’altra. L’ultima ieri. Al centro della contesa c’era il rinnovo del cosiddetto “accordo di miglior favore”, firmato per la prima volta nel 1971 che prevedeva per la figura del “delegato esperto” e per il resto delle Rsu Fiat ore di permesso
sindacale retribuite in più rispetto a quelle garantite dalla legge. Ieri l’azienda ha preteso che il rinnovo di queste condizioni passasse per l’accettazioneda parte dei sindacati della «clausola di responsabilità », ovvero uno dei punti degli accordi di Mirafiori e Pomigliano contestati
dalla Fiom perché limitativi del diritto di sciopero. Fim, Uilm e Fismic, hanno acconsentito, la Fiom no. Ainasprire il clima, la polemica seguita all’accordo separato di venerdì sul salario accessorio degli statali. Mentre Fp-Cgil e Flc-Cgil preparano uno sciopero generale per fine marzo, ieri si sono riuniti gli esecutivi nazionali del pubblico impiego di Cisl e
Uil, che hanno firmato l’intesa. Presenti i due leader, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni, tornati a ribadire la bontà dell’intesa sottoscritta col governo che, affermano, in questo modo sono stati difesi: per Cisl e Uil con l’intesa le retibuzioni non perderanno un euro, a differenza di quanto sarebbe accaduto con la riforma Brunetta che, non a caso la Cgil avevaduramente
contestato. Inoltre viene taciuto dai firmatari che i costi dell’operazione ricadranno sulle
spalle dei lavoratori pubblici precari che non verranno stabilizzati.