Dalla Cosa rossa otto condizioni per la manovra

14/09/2007
    venerdì 14 settembre 2007

    Pagina 11- Politica

    IL DOCUMENTO

      «No all’intesa sul welfare, più tasse sulle rendite» Dalla Cosa rossa otto condizioni per la manovra

        ROMA — È ancora una bozza, che i responsabili dei quattro partiti collocati a sinistra del Partito democratico stanno limando in queste ore. Ma l’impianto è già ben definito e il documento di Fabio Mussi, Oliviero Diliberto, Franco Giordano e Alfonso Pecoraro Scanio dovrebbe finire prestissimo sul tavolo del premier di Romano Prodi. In quelle quattro pagine c’è la Finanziaria di quella che ormai viene definita, con una terminologia non particolarmente gradita agli interessati, «la Cosa rossa».

        Otto capitoli, fra cui quello intitolato «pensioni e welfare» è certamente il più atteso. E non soltanto perché sul dissenso rispetto a molti contenuti del protocollo firmato da governo e parti sociali il 23 luglio si era cementata l’alleanza fra Verdi, Pdci, Rifondazione e Sinistra democratica. Ma anche perché lo strappo della Fiom, che ha votato no all’accordo, potrebbe rendere la miscela con queste quattro componenti ancora più esplosiva.

        La prima doccia fredda per Prodi è questa: «Il recepimento dell’accordo su pensioni e welfare del 23 luglio 2007 non deve essere inserito in Finanziaria». Un grosso problema, perché il governo contava di far passare le norme sulle pensioni e sulla legge Biagi nel modo più rapido e indolore possibile proprio utilizzando il treno della legge di bilancio. Invece i quattro della «Cosa rossa » dicono di no. E anche se fra di loro non mancano i punti di vista diversi sulla parte delle pensioni, che per esempio a Sinistra democratica non dispiace completamente, su questo «niet» sono invece compatti.

        La parte sul lavoro, inoltre, dovrebbe diventare un disegno di legge ed essere profondamente modificata. In che modo? Intanto con «l’eliminazione del tetto che limita il numero dei lavori usuranti (fissato in 5 mila pensionati l’anno, ndr)». Quindi con la «garanzia per i lavoratori precari di una pensione pari ad almeno il 60% della retribuzione». Poi con l’abolizione della decontribuzione sul lavoro straordinario, dello staff leasing e della norma che consente di prorogare i contratti a termine oltre 36 mesi.

        Il capitolo intitolato «fisco, imprese, riserve banche centrali» rilancia quindi la tassazione al 20% delle rendite finanziarie, la restituzione del fiscal drag, l’imposta negativa per gli incapienti e l’utilizzo delle riserve della Banca d’Italia eccedenti, «in oro e in valuta, finalizzato alla ricerca università, qualificazione della scuola pubblica e aumento dell’obbligo scolastico».

        Quello della «Casa» ammette il taglio del-l’Ici e la tassazione separata per gli affitti, ma aggiunge detrazioni fiscali per i «canoni di locazione». Alla voce «Difesa» il documento propone di ridurre le spese per gli armamenti, di usare l’esercito «nella vigilanza preventiva delle aree a rischio di incendio ». Lunghissimo (e un po’ generico) è il capitolo «qualità dello sviluppo-ambiente- energia-cambiamenti climatici».

        E dopo la «Conoscenza, ricerca, formazione e innovazione» e il «Mezzogiorno» c’è anche spazio per i «Costi della politica»: da tagliare per due miliardi l’anno a regime, anche «ritornando alla legge Bassanini » e «contabilizzando già nel bilancio 2008 una quota prevalente del risparmio, da destinare a fini sociali».

      S.Riz.