Dalla Cgil alle banche, prove tecniche di dialogo

02/06/2004

      2 giugno 2004

      Dalla Cgil alle banche, prove tecniche di dialogo

      La nuova concertazione di Confindustria fa proseliti. Primo test il 9 giugno all’incontro sull’occupazione


      ROMA – Le tessere del mosaico erano note da tempo. Il sindacato, che dopo l’uscita di Sergio Cofferati dalla Cgil, si andava ricompattando. Le banche, sempre più insofferenti per gli attacchi del governo, soprattutto dopo i casi Cirio e Parmalat. E gli imprenditori, delusi per il mancato «miracolo economico». Ancora prima di diventare presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo aveva già cominciato a metterle insieme. Fra aprile e la fine di maggio, in una serie di incontri riservati. Due volte con i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, ricevendoli in una residenza romana ai Parioli. Altrettante volte a pranzo, sulla terrazza dell’Eden, con il presidente della Confcommercio, Sergio Billé, già avversario del suo predecessore alla Confindustria, Antonio D’Amato. E si narra di un incontro segretissimo tra Montezemolo e l’amministratore delegato di Unicredito, Alessandro Profumo, il 10 maggio, appena prima di un dibattito organizzato dagli industriali di Vicenza.

      MENO CONFLITTI - A tutti Montezemolo ha spiegato che si voltava pagina: dal conflitto al dialogo. E ha continuato a lavorare alla svolta anche nei primi giorni da presidente, esaminando (anche ieri) con il direttore generale dell’organizzazione appena riconfermato, Stefano Parisi, i temi per l’agenda del confronto fra tutte le parti sociali. Infine, ha coniato la definizione del nuovo corso: «concertazione strategica». Significa «lavorare insieme mondo dell’impresa, mondo della finanza e mondo del lavoro, non per sostituirsi alla politica e al governo, ma per essere soggetti attivi del futuro del Paese». Un ritorno al protagonismo delle parti sociali come ai tempi del governo di Carlo Azeglio Ciampi, che ha colto in contropiede il premier Silvio Berlusconi. La maggioranza guarda con preoccupazione a questa saldatura di poteri.
      Tra qualche giorno la prova generale. Tutti quelli che Montezemolo vorrebbe mettere insieme per dare la scossa all’Italia e rilanciarne la competitività e lo sviluppo si ritroveranno proprio nella sede della Confindustria per firmare l’intesa sul recepimento della direttiva europea sul telelavoro. Un argomento tecnico, ma che può essere interpretato anche in chiave simbolica. Osserva Paolo Pirani, segretario confederale della Uil: «Il 9 giugno ci saremo tutti: associazioni imprenditoriali dell’industria, del commercio, dell’artigianato, delle banche e sindacati. E firmeremo tutti. Tre anni fa, un’occasione analoga, il recepimento della direttiva sui contratti a termine, che non fu firmato dalla Cgil e dalla Confcommercio, segnò l’avvio della stagione di conflitto sociale».

      LE ELEZIONI – Poi ci saranno le elezioni del 12-13 giugno, lo spartiacque della legislatura, atteso con qualche timore nella maggioranza e con molte speranze nell’opposizione. Saranno coincidenze, ma col susseguirsi dei sondaggi che danno il centrosinistra in vantaggio si è mosso anche il sistema delle alleanze e degli schieramenti economico-sociali. La Cisl e la Uil hanno rotto con Berlusconi. Una rottura che ha avuto il suo corrispettivo politico nel passaggio dell’ex leader della Cisl, Sergio D’Antoni, dalla vicesegreteria dell’Udc alla lista Prodi. Sul fronte imprenditoriale la svolta in Confindustria ha segnato un raffreddamento del clima col governo. Anche se c’è chi sostiene che il distacco sia iniziato prima. Un anno fa: «Quando abbiamo visto l’inerzia del governo», racconta un alto dirigente di Viale dell’Astronomia, «ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: cominciamo a fare da noi. E così è nato il Patto per lo sviluppo con Cgil, Cisl e Uil». Che non a caso è stato ignorato dal governo, ma che rappresenta il punto di ripartenza del dialogo tra Montezemolo, Epifani, Pezzotta e Angeletti.

      LE BANCHE - Dialogo che, questa volta, si allargherà però a tutte le parti sociali, banche in testa. Ed è questa la novità. Il progetto di Montezemolo ha l’ambizione di portare imprese e banche a condividere uno stesso progetto di sviluppo del Paese, superando il tradizionale conflitto che ha opposto la Confindustria e l’Abi sul costo del denaro e l’accesso al credito. Non è un caso che mentre Montezemolo lanciava il suo disegno, Profumo annunciava una novità: concedere prestiti agli imprenditori senza chiedere garanzie personali. Un ponte verso le banche, quello del presidente della Confindustria, ma anche verso gli autonomi. Dice Luciano Petracchi, presidente della Confartigianato: «Non c’era mai stata in una relazione di Viale dell’Astronomia un’attenzione così forte alla piccola impresa». Per non parlare di quella riservata al sindacato. Al punto che anche sulla riforma delle pensioni, autentico nervo scoperto, si dice che bisogna mettersi d’accordo. Un tono insolitamente conciliante, per un tema che sembra ora trascurato anche dalla Banca d’Italia. Il governatore Antonio Fazio, che nelle precedenti relazioni ne aveva sempre parlato, il 31 maggio scorso ha invece sorvolato.

      LA REGIA – Che ci sia una regia unica? D’Antoni è convinto di no: «Le imprese, le banche, i sindacati, ciascuno per proprio conto, hanno via via preso coscienza che, semplicemente, il governo…non c’era. E hanno capito che non restava che fare da sé». Insomma: una concertazione nata dalla disperazione. Se son rose e se fioriranno si capirà solo dopo le elezioni. Montezemolo, davanti al rischio che la svolta venga cavalcata dalla sinistra, ha subito ribadito che la Confindustria vuole mantenersi autonoma. E punta a fare dell’eventuale intesa tra le parti sociali la base per il dialogo col governo, qualunque esso sia. Così come sul progetto della «concertazione strategica» influiranno non poco le dinamiche sindacali. Per ora Epifani, Pezzotta e Angeletti vanno d’amore e d’accordo. Ma nella Cisl e nella Uil qualche mal di pancia c’è. Dice il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonannni: «Il ribellismo della Fiom (metalmeccanici Cgil, ndr.) e la concertazione sono incompatibili. La Cgil deve scegliere tra i due». Senza contare che la Fiom giocherà un ruolo decisivo anche nella vertenza Fiat (basti pensare al futuro di Mirafiori). E qui l’idillio tra Epifani e Montezemolo, ora anche al vertice della casa torinese, potrebbe incrinarsi.

      Enrico Marro Sergio Rizzo
      /Economia

      TRE RAGIONI PER UN CONFRONTO

      Impegno comune per il futuro del Paese
      «Concertazione strategica». Si chiama così il nuovo corso inaugurato dal neopresidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. E stato lo stesso leader degli imprenditori a coniare questa definizione. Spiegandone poi il significato: «Il mondo dell’impresa, il mondo della finanza e il mondo del lavoro devono lavorare insieme, non per sostituirsi alla politica e al governo, ma per essere soggetti attivi del futuro del Paese». Si tratta, in sostanza, di tornare al protagonismo delle parti sociali. Il modello di riferimento della «concertazione strategica» è l’accordo di politica dei redditi del luglio ’93 tra il governo allora presieduto da Carlo Azeglio Ciampi, le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali. Accordo che attraverso lo scambio tra moderazione salariale e controllo dell’inflazione ha facilitato il risanamento dei conti pubblici e l’ingresso dell’Italia nella moneta unica europea.

      Una «grande alleanza»
      tra parti sociali e settore bancario

      La grande alleanza è quella immaginata dal presidente della Confindustria per rilanciare la competitività e lo sviluppo. Si tratta di una tela che Montezemolo sta tessendo da mesi, ben prima della sua nomina ufficiale al vertice degli industriali. Al centro di questa intensa attività diplomatica ci sono il dialogo col sindacato, compresa la Cgil di Guglielmo Epifani, il superamento delle ostilità con la Confcommercio di Sergio Billè, ma anche una specie di patto d’acciaio con gli istituti di credito, benedetto dal governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, volta a risolvere i tradizionali conflitti sul costo del lavoro e sull’accesso al credito. L’obiettivo di Montezemolo è quello di raggiungere un’intesa con le parti sociali e il mondo della finanza sulle cose da fare per far ripartire la crescita dell’economia italiana. E su questa base aprire il confronto col governo di Silvio Berlusconi. Il punto d’avvio è il Patto per lo sviluppo firmato dall’ex presidente della Confindustria Antonio D’Amato e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.

      Liberare risorse per l’innovazione
      La ricetta di Montezemolo per rilanciare la competitività e lo sviluppo è fondata sull’innovazione. Devono farsene carico le imprese, ma anche lo Stato che deve investire nell’innovazione e nella ricerca risorse aggiuntive pari ad almeno l’1% del Prodotto interno lordo. Il presidente della Confindustria domanda quindi al governo di cancellare il prelievo dell’Irap sugli investimenti nella ricerca. Ai sindacati propone invece intese sul mercato del lavoro, sugli assetti contrattuali e sulla riforma delle pensioni. Alle banche chiede di fare gioco di squadra, costruendo un asse con le imprese. Alle imprese autonome (commercio, servizi, artigianato) di fare sistema e all’esecutivo di assistere le aziende italiane nelle esportazioni. Il presidente della Confindustria si è dichiarato disponibile a discutere il riordino degli incentivi alle imprese, ma non se l’obiettivo del governo è quello di fare cassa.