«D’Alema non ce la conta giusta»

15/07/2002

13 luglio 2002



«D’Alema non ce la conta giusta»
I dirigenti emiliani della Cgil reagiscono portando la voce dei lavoratori raccolte in 4500 assemblee


CARLA CASALINI


«Parliamoci chiaro, le differenze tra noi nascono innanzitutto da analisi differenti: noi pensiamo che in pochissimi mesi il `Patto per l’Italia’, con il complesso delle deleghe berlusconiane, produrrà un cambiamento della Costituzione materiale del paese, i Ds invece sembrano molto meno preoccupati. Secondo il loro giudizio, rimarcato da D’Alema a S. Miniato, il «Patto» è certamente negativo ma non tale da alterare il quadro economico, il modello sociale e delle relazioni tra i diversi soggetti, anche istituzionali – di cui noi siamo invece convinti». Cesare Melloni, segretario della Cgil di Bologna, reagisce, come gli altri dirigenti emiliani reduci dallo sciopero generale, contrapponendo all’ennesima `bacchettata’ alla Cgil anche le «parole» raccolte in 4500 assemblee: le posizioni – rincara il segretario regionale Danilo Barbi – dei «lavoratori che ancora si ostinano a essere base elettorale della sinistra in queste terre». Questi «lavoratori» pongono «in modo sempre più esplicito e pressante» una questione alla politica: «noi, chi ci rappresenta? i partiti di sinistra devono risponderci», sottolinea Barbi. «Chiedono, dovunque si sono espressi – concorda il segretario organizzativo regionale Vincenzo Colla – una cosa molto semplice: il Patto è stato firmato, addesso il partiti d’opposizione voteranno contro il Dpef, costruito e legato ai criteri di quel Patto, e se sì, cosa faranno dopo per far saltare la politica del lavoro e del welfare di Berlusconi?». Molti chiedono: «che giudizio danno i Ds dello sciopero generale deciso per l’autunno?». Alberto Morselli, segretario di Modena, in molte riunioni sia della Cgil, sia dei Ds «cui partecipavano anche autorevoli dirigenti» della Quercia, sia di Rifondazione, si è sentito dire, «e non solo da lavoratori dipendenti», per fortuna che c’è la Cgil : «maquesto dovrebbe suonare come monito per la politica, perché assolva il suo compito, che in questo caso è di opposizione».

Certo che il sindacato «rappresenta una parte, e però guarda a tutta la società», sottolinea Melloni; e Barbi richiama la storia e la costituzione del sindacato confederale italiano che in quanto tale «ha sempre svolto un ruolo non ristretto, non corporativo, esprimendosi anche sullo sviluppo». O D’Alema pensa che «nella `modernità’ se i lavoratori organizzati incidono anche sull’agenda politica, questo è troppo?».

La Cgil rappresenta «grossa parte del lavoro dipendente, ma noi non ci limitiamo al terreno del lavoro, perché crediamo in una società equilibrata che non può esistere senza investire sui diritti, la libertà delle persone, il sapere, la qualità»: si rivolge a D’Alema, Morselli, alla «sfida della competizione» posta nel discorso di S. Miniato, ribattendo che «accettare una sfida sul terreno di un falso riformismo, che anziché allargare i diritti li restringe, portas acqua soltanto alla cultura impersonata dal centrodestra». La Cgil, sottolineano i segretari, un progetto ce l’ha, e definito, che si contrappone al modello sociale che il governo di destra vuole imporre, sul lavoro, il fisco, sulla salute, sulla scuola, e il conflitto che agisce per questo, le modalità con cui lo sostiene, «hanno visto insieme noi tanta parte di società, dei movimenti che anch’essi contrastano lo stravolgimento del modello, delle relazioni sociali e politiche perseguito dalla destra, milioni di persone, allargando la nostra rappresentanza sociale».

Quale progetto hanno i partiti d’opposizione, come intendono agirlo, nel parlamento e nel paese? La «propostapuò solo attenersi al merito, perché qui agisce anche nella società, non certo affidarsi a puri calcoli tattici». Quali sono le «alleanze», se non si chiarisce che «l’idea che la dirigenza confindustriale persegue nella concezione dell’impresa e del suo rapporto con la società va battuta con determinazione?».

Insomma la sinistra politica deve «non commentare quel che fa la Cgil, ma ripartire dalle domande poste dal conflitto sociale in atto, con un progetto che le intercetti».E D’Alema deve spiegare «come poteva stare la Cgil in una trattativa di manomissione dei diritti?». Qui è il «merito», ma se D’Alema continua a eluderlo, «allora – commenta il segretario di Reggio Emilia Franco Ferretti – ritorna un filo di ragionamento che già conosciamo, perché lui di proposte a suo tempo ne fece, e la sua idea di modernizzazione non era tanto diversa da quella, messa in atto oggi da questo governo e dalla Confindustria, che noi combattiamo».