D’Alema: giudici disattenti, ora qualcuno paghi

15/06/2007
    venerdì 15 giugno 2007

      Pagina 9 – Primo Piano

      D’Alema: giudici disattenti,
      ora qualcuno paghi

        «Intercettazioni, c’è stato reato. Apprezzo la misura della Cdl». I magistrati: prese tutte le cautele

          D.Mart.

          ROMA — Dopo giorni di stillicidio sulle intercettazioni, e tanti attestati di solidarietà non sempre calorosissimi, Massimo D’Alema ha deciso di passare al contrattacco e per farlo ha scelto l’edizione di massimo ascolto del Tg5, la corazzata dell’informazione della Fininvest di Silvio Berlusconi: «Oggi non c’è Tangentopoli, c’è l’arrogante illegalità dell’uso illegittimo di materiali riservati e di indagini illegali. Questo c’è ed è cosa diversa da Tangentopoli».

          Lo «spettacolo indecente» della pubblicazione dei verbali del caso Unipol-Antonveneta, insiste il ministro degli Esteri, «è avvenuto sotto lo sguardo trascurato della magistratura ». E poi, ha insistito il presidente dei Ds, che spettacolo «questi avvocati che vanno e ricopiano sui polsini frasi e poi corrono giù dalle scale per portare le frasette al giornalista che sta sotto il palazzo di giustizia. Questo è uno spettacolo indecente, una specie di suk arabo che è un reato».

          I Ds, che si sentono accerchiati dal circo «mediatico giudiziario», non procederanno legalmente, ma D’Alema dice chiaro e tondo nell’intervista concessa al Tg5 che davanti ai reati consumati ci si aspetta che qualcuno paghi perché in Italia «c’è l’obbligatorietà dell’azione penale».

          D’Alema, in video, ha mostrato un’espressione più amareggiata che adirata mentre parlava della campagna concentrata sui Ds «per colpire la forza più consistente» del centrosinistra: un attacco, ha aggiunto, «che si basa sul nulla». Tutto si fonda, almeno per quel che riguarda lui, sulla famosa frase «facci sognare» indirizzata a Giovanni Consorte e ai suoi mega progetti per Unipol: «E che è un reato dire "facci sognare", una battuta con tutta evidenza ironica e sarcastica, come si fa allo stadio? Questo è il tema che occupa i giornali e per cui viene messa sotto accusa la classe dirigente? Lasciatemi dire che è un’indecenza».

          Si è discusso molto negli ultimi giorni della silente solidarietà della Margherita e degli interventi non calorosi dei prodiani davanti alla bufera che ha investito il Botteghino. D’Alema, alla domanda se ritiene sufficiente l’appoggio ricevuto dal presidente del consiglio e dagli alleati, ha risposto così: «Credo che Prodi abbia usato parole chiare…. ». E poi ha aggiunto: «Sinceramente questo grado di solidarietà è anche legato al rilievo dell’attacco e io credo che questo attacco sgangherato non richieda una grande solidarietà ma una certa preoccupazione sì». E Berlusconi come si è comportato in questa vicenda, bene, così così, o male? «Berlusconi, Fini, Casini e altri hanno usato parole misurate e questo è apprezzabile. D’altro canto, in altre circostanze di uso scorretto di intercettazioni, io stesso avevo già speso specularmente espressioni analoghe. D’altro canto questo episodio non tocca solo noi ma anche diverse personalità del centrodestra».

          La cifra politica dell’intervista va comunque ricercata nelle parole conclusive di D’Alema: «Se un uomo politico commette un reato deve essere perseguito come un cittadino comune e con in più l’onta… Ma se l’uomo politico non commette reati perché deve essere perseguitato? Non solo non c’è reato ma devo dire che rileggendole queste frasi non trovo nulla di moralmente sconveniente ».