Dal turismo al commercio economia in tilt

18/04/2003

          venerdì 18 aprile 2003

          In italia gli operatori del turismo temono l’effetto combinato delle paure per la guerra e per la polmonite
          Dal turismo al commercio economia in tilt
          Nei paesi più colpiti si rivedono al ribasso le stime di crescita. Viaggi d’affari ridotti al minimo

          MILANO L’ultimo in ordine temporale è stato il governo di Singapore.
          Ha dovuto ammettere, per bocca del suo ministro delle Finanze, che
          le stime di crescita del Pil per il 2003, comprese tra il 2 e il 5%, non
          sono più realistiche. Il ribasso sarà, allora, sostanzioso e indecifrabile.
          Tutto dipenderà dalla diffusione della Sars e dalla capacità delle autorità
          di controllarla.
          Non bastasse una seconda contrazione in soli due anni, la “Sindrome respiratoria acuta severa” sta mettendo in ginocchio anche le fragili economie dei paesi asiatici. Per ora le zone a rischio sono quelle dove l’emergenza sanitaria è di più vasta portata, come Honk Kong e Singapore. Ma non è
          escluso che la l’epidemia o il timore di una sua diffusione posse creare
          ancora problemi. Anche la Cina, ad esempio, che pure presenta dei tassi di crescita da far invidia e nonostante ieri abbia confermato per il primo trimestre
          2003 un aumento del Pil maggiore delle stime del 9,9% (il tasso annuo
          più alto degli ultimi sei anni), ha dovuto ammettere che il virus della polmonite atipica pone un’ipoteca sulla crescita futura. «È certo che la Sars avrà un impatto sull’economia cinese – ha dichiarato il portavoce dell’ufficio statistico di stato – Ci saranno sicuramente degli effetti, ma le dimensioni dipendono dai
          tempi che saranno necessari per vincera la battaglia contro la Sars».
          E se Pechino non si sbilancia diversa è la situazione di Honk Kong. Qualche giorno fa Christopher Jackson, che dell’ex colonia britannica è rappresentante speciale per la Comunità Europea, non ha nascosto le preoccupazioni per l’andamento dell’economia. «L’aumento del Pil del 3%, previsto per quest’anno – aveva detto Jackson – non so se potrà essere raggiunto. Dipenderà da quanto durerà l’epidemia. Quattro i settori che soffrono: il turismo, l’intrattenimento, la vendita al dettaglio e quella all’ingrosso.
          I visitatori d’affari sono diminuiti, gli scambi languono, anche quelli con
          l’Italia che nei primi tre mesi dell’anno erano aumentati del 20% rispetto
          allo stesso periodo dell’anno scorso». Per questo rallentamento nelle visite d’affari si teme che vadano deserte le due principali Fiere internazionali (prodotti per la casa e articoli da regali) previste per la fine di aprile, tanto che si è deciso che verranno replicate nel mese di luglio, «lasciando i visitatori liberi di decidere quando venire».
          E con l’avvicinarsi delle vacanze pasquali è proprio il settore turistico
          ad avere i maggiori problemi. L’ultimo studio effettuato in Italia è un’indagine conoscitiva svolta dal Centro Studi e Ricerche della Confesercenti della Sardegna, relativa al periodo pre-pasquale. Manco a dirlo che a emergere sia un rallentamento dei flussi turistici da e per l’isola. Le festività confermano la
          crisi del settore e la paura degli utenti a spostarsi per le conseguenze della
          guerra in Iraq e per il pericolo della polmonite atipica Sars.
          Il test effettuato su un campioe del 10% delle strutture alberghiere sarde, importante solitamente per capire quali saranno gli andamenti dell’economia turistica dell’anno, fa capire che gli umori degli addetti ai lavori non sono positivi, alla luce anche del calo di presenze dello 0,5% registrato nel 2002. Il
          flusso di questo periodo risulta diminuito del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato.
          ro.ro.