Dal rapporto pronto per l’esame della Ue il governo cancellò la parola «disincentivi»

07/10/2002




5 ottobre 2002
RETROSCENA

Dal rapporto pronto per l’esame della Ue il governo cancellò la parola «disincentivi»

Il ministro Maroni: sull’attuazione della delega procediamo in armonia con i sindacati

      DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
      CAPRI –
      Tratto di penna del governo sui «disincentivi». Dopo la fuga di notizie sul «piano d’azione» sulla previdenza che il governo stava per inviare alla commissione europea e il «no» di tutti i sindacati, il governo ha fatto marcia indietro, cancellando dal rapporto della commissione di esperti guidata da Giuliano Cazzola la parola «disincentivi». Misura impopolare (significa tagliare l’importo delle pensioni anticipate) che i tecnici suggerivano quale «priorità del momento» per favorire «l’innalzamento dell’età effettiva di pensionamento». Resta quindi solo il riferimento agli «incentivi», cioè al premio per il lavoratore che, raggiunti i requisiti per la pensione di anzianità (57 anni di età e 35 di contributi), decide invece di restare al lavoro. Premio che consiste nell’esenzione dal pagamento dei contributi, come previsto nel disegno di legge delega presentato dal governo, che però langue in Parlamento da dieci mesi.
      Dalla commissione che ha preparato il «piano d’azione» non arrivano commenti ufficiali alla decisione del governo, ma si fa capire che è stato il ministro del Lavoro, Roberto Maroni (Lega), a togliere dal documento quella che era l’unica forzatura rispetto alla linea morbida seguita finora in materia di previdenza.
      Del resto, la Lega ha fatto del «no» a interventi sulle pensioni d’anzianità una sua bandiera. La cancellazione del riferimento alle penalizzazioni è stata comunque motivata col fatto che il documento per Bruxelles deve attenersi strettamente alle politiche decise dal governo. E finora l’esecutivo, in materia di previdenza, non è andato oltre la delega dello scorso dicembre, anche se, negli ultimi giorni, è stato lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a criticare le pensioni d’anzianità e a dire che la riforma è «ineludibile», appellandosi però all’Europa perché dia una spinta in questo senso.
      «Nel documento che stiamo per inviare alla Commissione – ha detto ieri Maroni – abbiamo riflesso i contenuti della delega. Per questo non si parla di disincentivi e c’è totale armonia con i sindacati». Il ministro ha aggiunto che su questo c’è accordo anche con il ministero dell’Economia e ha concluso: «Per noi la riforma delle pensioni è solo quella contenuta nella delega» (incentivi per chi ritarda il pensionamento e trasferimento obbligatorio a fondi pensione dei contributi per la liquidazione). Ma su nuovi interventi insiste la Confindustria. «Bisogna allungare subito l’età pensionabile», dice il presidente dei giovani, Anna Maria Artoni. Infine, il neopresidente dell’Inps, Fabio Trizzino, dice che si potrebbe aumentare l’età pensionabile per le donne, che oggi è di 60 anni contro i 65 degli uomini, e propone l’estensione del metodo di calcolo contributivo (che riduce l’importo delle pensioni).
Enrico Marro