Dal produttore al negozio, come ci arrivano cibi e altri beni

18/02/2003





RAPPORTO
lunedi 17 Febbraio 2003
pag. 41

grande distribuzione

Dal produttore al negozio, come ci arrivano cibi e altri beni


MASSIMILIANO DI PACE


Quando prendiamo un prodotto dallo scaffale in un grande magazzino, nessuno pensa mai al lavoro che c’è dietro, non soltanto per produrre l’articolo che stiamo comprando, ma anche per portarlo proprio fino a quello scaffale e nel momento in cui serve.
Questa seconda attività si chiama logistica, e costituisce uno degli aspetti più complessi della grande distribuzione.
Lo conferma Guido Mannella, direttore della logistica non alimentare del gruppo Rinascente, che cita il caso della rete Upim (370 punti vendita in Italia, di cui 220 di affiliati), per la quale è necessario organizzare ogni anno ben 220240 treni, per complessivi 3.800 vagoni, e circa 2.000 Tir, a cui vanno aggiunti i furgoni che portano quotidianamente la merce fino al punto vendita.
«La complessità — sottolinea Mannella — è tanto maggiore quanto più numerosi sono i punti vendita, e quanto più essi sono dislocati sul territorio lontano l’uno dall’altro. Inoltre, l’elevato numero di articoli posti in vendita, per esempio la Upim ne conta ben 80.000, comporta un’attenta organizzazione dei rapporti con i fornitori».
Ma come funziona quindi tutto il processo logistico per la grande distribuzione organizzata (Gdo)?
Il punto di partenza è il flusso di informazioni dal punto vendita alla sede centrale, che consente agli uffici di determinare i quantitativi da ordinare ai fornitori sulla base di alcuni parametri (quantità di prodotti venduti, livello degli stock giaìcenti in magazzino, previsioni delle vendite stagionali). Quando però si tratta di grandi magazzini (com’è il caso di Rinascente, che ne conta ben 16 in tutta Italia), soltanto l’acquisto è centralizzato, mentre la definizione degli ordini viene effettuata dalla direzione del punto vendita.
Partono quindi gli ordini ai fornitori, che nel campo non alimentare hanno una cadenza variabile in funzione del tipo di prodotto, ma che in media è di una volta ogni 12 settimane.
A quel punto la grande distribuzione ritira la merce dal fornitore, o la fa arrivare ad un deposito centrale gigantesco (quello del gruppo Rinascente, situato in provincia di Bergamo, è di 45.000 mq), dal quale poi partono i Tir (nel caso dell’Upim per tutte le destinazioni del Nord Italia), e il treno (che si ferma in 11 città del CentroSud). In entrambi i casi la merce viene successivamente messa su dei piccoli carrellini di 1 metro per 1 metro (roll), che poi vengono consegnati nelle cosiddette piattaforme logistiche: si tratta di punti di appoggio nell’ambito degli scali merci da dove i "roll" vengono poi smistati nei furgoni che li portano al negozio.
Quando invece si tratta di grandi magazzini la merce va direttamente dal fornitore al punto vendita.
Nel caso dei prodotti alimentari l’organizzazione è un po’ diversa, come sottolinea Paolo Mascheroni, direttore della logistica del gruppo Carrefour Italia (che gestisce anche i 321 supermercati GS e 636 negosi DìperDì).
«I flussi della merce seguono tre modelli diversi a secondo della tipologia di prodotto. Nel caso della carne vi è la consegna diretta tra fornitore e punto vendita, mentre per gli altri prodotti freschi (ortofrutta, pesce, latticini, salumi) l’ordine parte ogni mattina dalla sede centrale sulla base della richiesta dei vari punti vendita, così che i prodotti arrivano la sera in «transito» ad un deposito regionale refrigerato, che ogni mattina si svuota, partendo subito le consegne ai punti vendita. Il terzo sistema — conclude Mascheroni — è quello cosiddetto «stock», applicato per lo scatolame e i surgelati, in cui gli acquisti sono fatti dalla sede centrale sulla base di stime statistiche, per cui quando il punto vendita fa la richiesta, la merce è già disponibile nel deposito».
«In definitiva — conclude Mannella — la vera sfida della logistica è individuare il giusto rapporto tra costi e tempistica, che varia in funzione delle caratteristiche del prodotto, in termini di ciclo di vita e di prevedibilità della sua domanda». Una pianificazione di questo tipo è complessa e richiede anche l’uso di sofisticati programmi infomatici.