Dal part-time all’interinale, così è cambiato il lavoro

24/09/2002




24 settembre 2002

RIFORME & MERCATO

Dal part-time all’interinale, così è cambiato il lavoro

La prima legge per ridurre le rigidità nell’84 Le attese sul collocamento privato

      ROMA – Parola-chiave: flessibilità. La graduale riduzione del tasso di disoccupazione appare sempre più riconducibile all’abbandono di alcune rigidità presenti nella legislazione del lavoro e nella contrattazione. L’introduzione del concetto di flessibilità nel mercato del lavoro in Italia risale ormai a diciotto anni fa. Nel 1984 la legge 863, esito del «protocollo Scotti», produsse l’ampliamento dei criteri per il ricorso da parte delle aziende al part-time e introdusse i contratti di solidarietà e formazione-lavoro. Tre anni dopo, la legge 56 compì il passo successivo, consentendo l’estensione dello strumento del contratto a termine a più settori. Nel frattempo sul versante del salario e dei diritti sindacali inizia un processo di trasformazione nel senso di una maggiore flessibilità che porterà all’accordo del 31 luglio 1992 con l’abolizione degli scatti di contingenza. Un anno dopo, con l’intesa del luglio 1993 sulla politica dei redditi, viene adottato il criterio che lega la dinamica del salario al tasso d’inflazione programmato. C’è voluto invece più tempo per introdurre i primi elementi di flessibilità della prestazione e cambiare le regole del mercato del lavoro. Se non va dimenticata la legge 146 del ’90 sulla limitazione del diritto di sciopero, di certo costituisce un momento di svolta la 236 del ’94 che ha consentito l’assunzione di lavoratori con contratto di stage in apprendistato. Ma soprattutto la 299 del ’94 che estese l’uso della mobilità e dei contratti di formazione-lavoro e pose le regole dei contratti di solidarietà.
      Ma la «pietra miliare» della flessibilità è posta in seguito a un accordo tra le parti sociali, quello del 24 settembre 1996, che rese possibile, un anno dopo, il varo della legge 196, più nota come «pacchetto Treu», dal nome dell’estensore: l’allora ministro del Lavoro, Tiziano Treu. La carica innovativa di quei provvedimenti, che secondo gli esperti è l’elemento che sta determinando la crescita dell’occupazione, deriva dall’introduzione di istituti come il «lavoro interinale». Ma tra le novità c’è anche l’estensione dell’uso dei contratti a termine e del part-time, l’allungamento della durata dei contratti di formazione-lavoro nelle aree depresse e lo sviluppo dei contratti di apprendistato. E’ proprio questo insieme di norme a determinare l’esplosione dei contratti atipici. C’è poi la legge 469 del ’97 che, fra l’altro, ha imposto il decentramento e la privatizzazione del collocamento. Su questa falsariga s’inserisce, il 3 ottobre 2001, la presentazione del «Libro bianco» firmato, tra gli altri, da Marco Biagi, e poi il «Patto per l’Italia».
A. Bac.


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