“Dal mondo” Spagna, niente sussidi a chi rifiuta il posto per tre volte

19/04/2002






La riforma Aznar respinta dalle organizzazioni dei lavoratori. Possibile lo sciopero generale

Spagna, niente sussidi a chi rifiuta il posto per tre volte

      DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
      MADRID – Il disoccupato spagnolo che respinge per tre volte un’offerta di lavoro giudicata «adeguata» dalla pubblica amministrazione perde il diritto al sussidio di disoccupazione, mentre il primo rifiuto ne comporterà la riduzione. Le autorità giudicheranno «adeguate» tutte le offerte di lavoro compatibili con le attitudini del disoccupato e situate a meno di 50 chilometri di distanza dal luogo di residenza, sempre che fra andare e tornare il tempo non sia superiore alle tre ore e che le spese di trasporto non superino il 20% del salario netto mensile. I posti di lavoro saranno considerati «adeguati» anche se la retribuzione è inferiore al sussidio. Idem per tutti i contratti a termine o a tempo parziale.
      Il governo di José Maria Aznar, che ha fatto della lotta alla disoccupazione una bandiera e in sei anni ha ridotto della metà il numero dei senza lavoro, ha presentato ai sindacati e agli industriali le sue proposte di riforma del sistema di protezione sociale per i disoccupati. I sindacati le hanno immediatamente dichiarate «inaccettabili», minacciando lo sciopero generale nel caso la riforma non venga sostanzialmente rivista.
      Il negoziato sembra sul binario morto ancor prima di partire mentre il governo, che dispone di una confortevole maggioranza assoluta in parlamento, chiarisce che la riforma si farà anche se non esclude possibili, lievi ritocchi. Le riforme nella pace sociale sono l’obiettivo aznariano, un obiettivo raggiunto se si pensa che il governo socialista di Felipe Gonzalez aveva conosciuto quattro scioperi generali e questo governo di centrodestra nessuno. Fino ad oggi un disoccupato poteva respingere un’offerta perché non confacente alla propria preparazione o perché il posto di lavoro era distante dalla sua abitazione. Con la riforma non sarà più possibile. Il governo ha previsto incentivi fiscali ed economici per i lavoratori che accettino un lavoro lontano dalla residenza o con un salario inferiore al sussidio.
Mino Vignolo