“Dal mondo” Per l’hi-tech Usa nuova raffica di tagli

06/06/2002




          Dopo i casi di Hp-Compaq e Ibm anche Worldcom si prepara ad annunciare altri 16mila esuberi
          Per l’hi-tech Usa nuova raffica di tagli
          NEW YORK – Alan Greenspan è ottimista sulla ripresa americana, ma dalla Silicon Valley della California alla "Silicon Alley" di New York le imprese hi-tech sono ancora sulla difensiva: in assenza di una ripresa degli investimenti una nuova ondata di licenziamenti, dismissioni e ristrutturazioni si renderà inevitabile prima dell’estate. E dire che maggio è stato più clemente del previsto con il lavoratori americani: secondo le rilevazioni della società specializzata Challenger & Gray le imprease Usa hanno licenziato il mese scorso 84.978 dipendenti, il 25% in meno rispetto ad aprile e soprattutto una cifra che per la prima volta in un anno è scesa al di sotto della soglia dei 100mila licenziamenti al mese. Il prossimo futuro non promette però niente di buono: «I segnali sono preoccupanti – conferma l’amministratore delegato John Challenger – e anche l’anno scorso l’ondata più forte di licenziamenti è stata registrata in giugno, luglio e agosto. A nostro avviso, il settore dell’informatica e quello delle telecomunicazioni contineranno a tagliare costi e dipendenti ancora a lungo». I problemi – finanziari e di mercato – riguardano società di ogni tipo e dimensione della filiera dell’hi-tech, dai produttori di computer a quelli di chip e semiconduttori, agli utilizzatori finali, cioè le compagnie di telecomunicazioni. Solo negli ultimi tre giorni, sono stati annunciati oltre 31mila licenziamenti che saranno effettuati di qui al prossimo novembre: Hewlett Packard Compaq – il più grande produttore di personal computer – prevede una domanda al consumo molto debole almeno fino all’autunno e taglierà così 15mila dipendenti, di cui 10mila entro la fine di ottobre; la compagnia telefonica Worldcom, già in difficoltà per il peso dei debiti (oltre 30 miliardi di dollari), per un’inchiesta della Sec sui bilanci e per le dimissioni del presidente-fondatore Bernie Ebbers, dovrebbe eliminare a partire da metà giugno circa 16mila posti di lavoro in aggiunta ai 12.700 già tagliati all’inizio dell’anno; Ibm, il più grande gruppo informatico del mondo, ha licenziato 6.800 dipendenti nelle ultime tre settimane (di cui 1.500 martedì scorso) e si prepara a tagliarne altre centinaia, soprattutto nell’area dei semiconduttori: la manovra di riduzione dei costi e di cessione di attività costringerà Ibm a contabilizzare oneri di ristrutturazione fino a 2,5 miliardi di dollari nel bilancio del trimestre in corso, che potrebbe così chiudersi in “rosso” per la prima volta in 8 anni. D’altra parte, rendere l’azienda più snella e aggressiva è l’imperativo del nuovo presidente Sam Palmisano, che dopo aver ridimensionato la presenza del gruppo nella microelettronica e nei semiconduttori, ha fatto uscire Ibm dalla produzione diretta di disk-drives stringendo un’alleanza strategica con la Hitachi. Problemi di competititività hanno costretto anche la Manugistics, uno dei grandi protagonisti mondiali del software d’impresa, a tagliare le stime di profitto e a mettere in cantiere un pacchetto di licenziamenti. Ieri la società ha detto che il primo trimestre fiscale si chiuderà con una perdita operativa compresa tra i 16 e i 18 milioni di dollari, un calo vistoso se si pensa che le stime degli analisti anticipavano un passivo di poco superiore al milione e mezzo di dollari: il titolo della Manugistics ha così perduto ieri il 27% circa. Non meno critica è la situazione nell’outsourcing, dove i giganti del lavoro conto-terzi stanno tagliando spese e investimenti: Flextronics, per esempio, ha appena annunciato la chiusura di 6 fabbriche e una «sensibile riduzione» del numero di dipendenti, oggi 80mila a livello mondiale. Di piccola entità ma non meno significativi i licenziamenti alla Oracle: il gigante del database software ha licenziato 200 dipendenti 4 giorni fa e si appresta a licenziarne «altre centinaia» di qui alle prossime settimane, soprattutto nell’area dello sviluppo applicazioni. In difficoltà anche le imprese europee, con la Alcatel Optronics che dopo aver licenziato 800 dipendenti alla fine del 2001 ha annunciato ieri il licenziamento di altri 500 lavoratori, portando così a 1.805 il numero totale dei lavoratori in forza al gruppo francese.

          Alessandro Plateroti

          Giovedí 06 Giugno 2002