“Dal mondo” Notizie del lavoro da Spagna, Germania e Francia

02/05/2002

1) In Spagna i sindacati contro Aznar

2) Germania, via libera allo sciopero

3) Francia. E la disoccupazione torna a correre





In Spagna i sindacati contro Aznar
(NOSTRO SERVIZIO)

MADRID – Minaccia di sciopero generale in Spagna. Il confronto fra il Governo e i rappresentanti di Commissioni operaie e Unione generale dei lavoratori sulla riforma del sussidio di disoccupazione non sembra aver dato buoni risultati e per la mobilitazione c’è già una possibile data: il 20 giugno. Questa volta i due sindacati principali sono disposti a superare le differenze per agire insieme, a meno che il Governo non voglia "rinegoziare la riforma" entro il prossimo 23 maggio. Per la Confindustria spagnola (Ceoe) «non ci sono elementi che giustifichino sufficientemente uno sciopero». L’asse portante della contestata riforma è la restrizione delle condizioni per mantenere l’indennità di disoccupazione: l’assegno verrà ritirato a chi non accetterà per tre volte consecutive «un’offerta di lavoro adeguata» alla sua formazione. Perderanno l’indennità di disoccupazione anche coloro che rifiuteranno un lavoro a 50 chilometri di distanza dal luogo di residenza. Il secondo punto è l’eliminazione del cosiddetto Piano di occupazione rurale (Per), un sussidio speciale previsto per gli agricoltori in Andalusia e Estremadura, le regioni più povere del Paese. A partire dal 1° gennaio 2003, i lavoratori agricoli disoccupati riceveranno la stessa indennità in tutto il Paese. La riforma prevede anche l’eliminazione dello "stipendio temporaneo" che viene pagato dalle imprese al lavoratore, in caso di licenziamento senza giusta causa, in attesa del riconoscimento dell’indennità.
M.Cor.




Germania, via libera allo sciopero
(DAL NOSTRO CORRISPONDENTE)

FRANCOFORTE – Il sindacato tedesco Ig Metall ha ricevuto come previsto il via libera della base per il primo sciopero della categoria dal 1995. A meno di sorprese dell’ultima ora, la Germania assisterà alle prime agitazioni la settimana prossima, probabilmente fin da lunedì 6 maggio. Il referendum in tre Länder – Baden-Württemberg, Brandeburgo, Berlino – ha dato l’esito atteso: secondo i primi risultati ieri sera l’85-90% dei 200mila iscritti che hanno partecipato al voto ha dato il via libera allo sciopero (era necessaria una maggioranza del 75%). Il vertice del sindacato deciderà domani quando iniziare le agitazioni. L’azione sindacale giunge dopo che Ig Metall e Gesamtmetall hanno rotto le trattative il 19 aprile scorso: mentre gli imprenditori sono pronti a offrire un aumento salariale del 3,3% su 15 mesi (oltre a una una-tantum di 190€), il sindacato dei metalmeccanici vuole strappare un incremento di almeno il 4 per cento. Ig Metall ha detto di voler puntare su scioperi flessibili, tali da non mettere in difficoltà le società non coinvolte direttamente dalle agitazioni, ma che dipendono dalle aziende colpite dall’interruzione del lavoro. Questo perché i lavoratori che subiscono gli effetti dello sciopero non ricevono aiuti statali, come invece avveniva negli anni 80. Nel Baden-Württemberg, nel Brandeburgo e nella città-Stato di Berlino si trovano gli stabilimenti di alcuni grandi gruppi industriali tedeschi: Siemens, DaimlerChrysler, Porsche, Bmw. I tre Länder contribuiscono il 9% della produzione industriale tedesca (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). A meno di accordi all’ultimo minuto tra le parti, lo sciopero sembra ormai inevitabile. Giunge in un momento in cui le relazioni industriali tedesche sono particolarmente tese e in cui la Germania soffre di un calo della competitività internazionale (in una classifica pubblicata due giorni è scesa dal 12mo al 15mo posto in un anno). Le imprese devono far fronte a una grave crisi economica che ha ridotto all’osso i profitti: ieri l’associazione Vdma ha annunciato che nel primo trimestre la produzione di attrezzature è calata del 7% annuo. Il Governo tedesco ha confermato ieri le proprie previsioni di crescita nel 2002 (0,75%) e nel 2003 (2,5%). D’altro canto, Ig Metall deve fare i conti con un netto calo del tasso d’iscrizione. Il numero dei membri del sindacato metalmeccanico tedesco è tornato nel 2001 ai livelli degli anni 80, pre-unificazione tra le due Germanie. La paura di perdere influenza nel mondo del lavoro rende oggi inevitabilmente Ig Metall più combattivo e meno aperto ai compromessi. Secondo un economista della stessa Vdma, Ralph Wiechers, la maggior parte degli imprenditori ha inserito nel loro business plan un aumento salariale del 3-3,5 per cento. Un aumento superiore a questo livello rischia di pesare sulla ripresa economica attraverso un calo degli investimenti e una diminuzione dell’occupazione. Oggi, primo maggio, l’Ig Metall tornerà all’attacco attraverso le circa 500 manifestazioni previste in molte città del Paese (l’anno scorso vi parteciparono 500mila persone). Klaus Zwickel, presidente del sindacato dei metalmeccanici, parlerà a Berlino.
Beda Romano





Francia.
E la disoccupazione torna a correre
(DAL NOSTRO CORRISPONDENTE)

PARIGI – Dopo un periodo di pausa di un paio di mesi, la disoccupazione in Francia ha ripreso a correre. Una cattiva notizia, in vista del ballottaggio elettorale di domenica prossima, perché mette in risalto la scarsa efficacia del Governo uscente e dello stesso presidente. Nel mese di marzo, il numero di senza lavoro è aumentato di 17.700 unità (+0,8%) a quota 2,23 milioni, mentre il tasso di disoccupazione è passato dal 9 al 9,1 per cento. Inoltre, i medici di base hanno deciso ieri di entrare in sciopero, fino a lunedì mattina, per protestare contro il mancato adeguamento dei loro onorari. Si tratta di un braccio di ferro che dura ormai dallo scorso novembre a causa di una rivendicazione salariale che il Governo giudica troppo onerosa e che riguarda l’aumento delle consultazioni da 18,50 a 20 euro. Già nelle scorse settimane i ministri del Lavoro e dell’Economia avevano previsto un sensibile peggioramento sul fronte dell’occupazione fino all’estate e un’inversione a cominciare dal prossimo settembre in coincidenza con la ripresa dell’economia. In altri termini, il tasso di disoccupazione dovrebbe spingersi fino al 9,2%, per terminare il 2002 a un livello compreso tra l’8,7 e il 9 per cento. Tutto questo, rispetto a un massimo del 12,3% segnato nell’estate del ’97, immediatamente prima della vittoria elettorale che aveva portato Lionel Jospin a Matignon. È da un anno circa, comunque, che la situazione del mercato del lavoro segna il passo. Tanto che l’aumento, rispetto all’analogo periodo del 2001, è del 7,1 per cento. Nel mese di marzo chi ha sofferto maggiormente sono stati i giovani con meno 25 anni (+1%) e, in generale, gli uomini rispetto alle donne. È in questa logica, dunque, che Jacques Chirac ha presentato nelle scorse settimane un programma elettorale in cui i giovani sono al centro della politica occupazionale del Paese. Con interventi di sostegno mirati che dovrebbero agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro. In aggiunta, Chirac propone, se eletto, un ammorbidimento dei meccanismi di applicazione delle 35 ore settimanali. Il dato di ieri dimostra comunque come la Francia sia ancora convalescente dopo la "minirecessione" registrata nei mesi di dicembre e di gennaio. Un’economia, quella dell’Esagono, che appare in graduale ripresa grazie a consumi che continuano a mantenersi sostenuti, ma che rimane fragile a causa di investimenti produttivi ancora molto cauti che si riflettono su uno stallo nelle assunzioni.
Mi.C.